I No Tav, la violenza, La7 e intellettuali vari

Umberto Piersanti

Se invitassimo scrittori, poeti, artisti, intellettuali vari d’età fra i sessanta e i novanta anni in un grande teatro e invitassimo quelli che tra di loro non hanno mai detto o scritto: “né con le BR né con lo Stato”, ad alzare la mano, quante mani si alzerebbero? molto poche. E se poi poniamo loro un’altra domanda sempre invitandoli ad alzare la mano: ”quanti di voi non hanno chiamato i terroristi compagni che sbagliano?” Anche in questo caso le mani sarebbero certo più numerose ma non preponderanti.

E’ un vecchio vizio dell’intellettualità italiana di flirtare con i “rivoltosi”, rappresenta l’altra faccia della soggezione al potere dimostrata ampiamente durante il ventennio fascista. In verità ce ne sarebbe un terzo che gli intellettuali italiani hanno, però, in questo caso, in comune con i “chierici” di tutto il mondo occidentale: l’adesione emotiva ed astratta ad utopie solidaristiche che spesso, una volta tradotte in realtà, grondano di sangue. Si spiega così l’adesione sostanziale allo stalinismo dei vari Brecht, Neruda, Hikmet, l’accettazione iniziale del comunismo sovietico da parte di Calvino, il sostanziale silenzio di Pasolini per l’assassinio del fratello, e tanto altro. A destra i casi sono meno numerosi: basterà però ricordare Ezra Pound e la sua collaborazione al regime di Salò e dunque anche se non direttamente al Nazismo, spinto da una cieca e folle teoria dell’usura di cui gli ebrei erano i veri colpevoli. Del resto il flirtare con dimensioni autoritarie e totalizzanti è sempre stato un vizio dei grandi intellettuali: va ricordato anche alla ineffabile professoressa Marzano ospite frequente di Gad Lerner che tirava in causa Platone. Ma la Marzano sa che Platone preferiva Sparta ad Atene? Certo Atene aveva messo a morte Socrate, ma un Socrate a Sparta non avrebbe mai potuto avere dimora.

Arriviamo ai giorni nostri: il movimento no tav è ormai un centro di condensazione di impulsi anarcoidi e ribellistici, di violenza diffusa e di atteggiamenti minacciosi ed intimidatori. Certo, non è il terrorismo, ma si tratta ugualmente di una minaccia. Anche negli Anni Settanta il terrorismo inizia con atteggiamenti di violenza diffusa: le armi arriveranno dopo. Non voglio dire che questa volta si arriverà sicuramente alle armi, ma non si può tacere un atteggiamento e una prassi decisamente pericolosi e che ci ricordano momenti bui delle nostra storia.

Si può essere a favore o contro l’alta velocità, ma esistono dei procedimenti democratici e la minoranza non può imporre la propria legge. L’alta velocità è stata votata e voluta da entrambi i rami del Parlamento, da governi di centro destra, di centro sinistra e anche da quello dei tecnici guidato da Monti. La regione Piemonte, sia con l’amministrazione di centro sinistra che con quella di centro destra, ha confermato il suo parere favorevole alla tav. Qualcuno obbietterà: ma gli abitanti della Val di Susa? Era giusto e doveroso interpellarli e mi risulta che molte delle loro indicazioni sono state accettate. Arriva un momento in cui si deve procedere: se estremizzo il discorso non posso con una sola casa ubicata lungo il percorso impedire un’opera di interesse nazionale. Fa specie vedere come in Francia non ci sia il benché minimo accenno di rivolta, come la stessa sinistra francese sia totalmente a favore dell’opera. Eppure la coscienza ecologica non è una tipica prerogativa italiana: abbiamo un abusivismo edilizio tra i più grandi di Europa che ha distrutto molte nostre coste e offuscato le nostre città d’arte. Gli italiani si muovono solo quando c’è da costruire una grande opera, poco importa se assurda o fondamentale. E questo spiega il blocco di quasi tutte le infrastrutture più importanti.

Rai tre e in modo ancora più netto La Sette, sono diventate il megafono dei No tav. Gad Lerner ha invitato nel suo studio solo i rappresentanti del territorio che si oppongono all’alta velocità ignorando i favorevoli. La pelosa giustificazione è stata individuata nella volontà di favorire una posizione minoritaria come quella dei no tav. In realtà è lo spirito di Lotta Continua e la sua vocazione alla piazza che trionfa sempre negli atteggiamenti di Gad Lerner, il mito di una dimensione alternativa favorito anche da improbabili economisti che vedono nella recessione l’occasione di un mutamento del sistema. Problema che esiste, ma che non può essere certo risolto in maniera facile ed ideologica. Anche Formigli e i suoi inviati non scherzano: c’è stato un tentativo di netta sottovalutazione della violenza che aveva colpito la troupe del Corriere della Sera. Alle proteste di Polito e degli altri ospiti si è cercato di rispondere facendo un po’ marcia indietro e rabberciando il discorso, ma il tono e l’atmosfera della trasmissione erano inequivocabili. Anche Rai tre non scherza su questo argomento e fa aperta propaganda No tav. Si distingue Crozza per le sue battute stupide e banali sulle scatolette di tonno trasportate da Lione a Torino che sono diventate un tormentone insopportabile.

Comunque qui non intendiamo discutere le ragioni della protesta: ci interessa sottolineare che ci sono procedimenti ineludibili per arrivare a decisioni che possono essere sgradevoli, ma inevitabili se approvate dagli organi preposti. Altrimenti dovremmo teorizzare il diritto delle minoranze di imporre anche con la violenza la loro volontà sulle maggioranze. Certo il tempo potrebbe dimostrare che quest’ultime hanno avuto torto, ma è l’abc delle democrazia il fatto che le decisioni vengano prese dalle maggioranze. Flirtare come hanno fatto per tanto tempo gli intellettuali con le “minoranze” illuminate detentrici della “verità” è stato un atteggiamento negativo. Ancora peggio flirtare con la violenza come sta succedendo per molti “valligiani onesti”, giornalisti ed intellettuali vari.

Umberto Piersanti

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