L’Islam e la democrazia: un connubio possibile?

Umberto Piersanti

Il gelo è sceso sulle primavere arabe, le speranze di rinnovamento si sono quasi del tutto spente. Cadono i dittatori e gli autocrati laici, i Moubarac, i Ghedaffi e i Ben Ali, ma riemerge il morbo di cui tutto il mondo islamico sembra infetto: l ’integralismo. La vittoria dei partiti islamici mette immediatamente in discussione una serie di conquiste di diritti civili che i sanguinari e corrotti regimi precedenti avevano comunque realizzato. L’ombra della sharia s’allarga dovunque, è la cappa oscura che blocca e dissolve qualsiasi germoglio di democrazia. Abbiamo visto la giornalista francese trascinata e palpata da una folla di maschi in piazza Tahrir, la piazza della rivoluzione e delle promesse di libertà. Abbiamo visto riaccendersi i falò e le violenze per ogni gesto, sia pure idiota e sconsiderato, che venisse ritenuto colpevole di blasfemia.

A mio parere il problema sta nella radice: non si può dare una compiuta libertà di pensiero e di scrittura se non si arriva ad una separazione netta tra religione e stato. I fuochi dell’inquisizione sono cessati quando nuovi regimi politici li hanno impediti, quando la distinzione tra reato e peccato si è fatta definitiva. A questo punto mi si obbietterà che le tradizioni e le culture sono differenti, è necessario rispettare “l’altro”. Ma se una satira sui simboli cristiani non provoca alcuna reazione violenta, mentre tutto ciò che riguarda il mondo islamico può suscitare sommosse e morte, forse dovremmo emanare leggi speciali che tutelino l’Islam più di quanto non tutelino le altre religioni? Ricordo un numero dell’inserto satirico dell’Unità che risultava greve e pesante nei confronti del Cristianesimo e dei suoi simili: tutti quelli che a sinistra ci invitano al rispetto dell’Islam, non hanno minimamente avuto questa preoccupazione per il rispetto del Cristianesimo. Voglio dunque affermare che è un’ipocrisia generale quella di trincerarsi dentro la volgarità e l’offesa, che gesti, articoli e atteggiamenti non possano non provocare tali reazioni nel mondo islamico. Siamo contrari ad ogni atteggiamento volgare nei confronti di ogni religione, ma non si possono fare leggi che limitino la libertà d’espressione. Senza contare che basta un niente, una vignetta stupida ed innocua, a provocare un incendio. Quando la cultura islamica risponderà con la critica delle parole alle incomprensioni e alle offese rifiutando atteggiamenti violenti?

Nella storia dell’Islam non c’è stato rinascimento, illuminismo e liberalismo, nessun Voltaire s’è mai alzato a difendere la libertà d’espressione anche a chi faceva ribrezzo. C’è inoltre il fatto che l’Islam è nato con la spada in mano, quella che il Cristianesimo delle origini ha totalmente rifiutato. E’ vero, c’è stato un tempo in cui il califfo Abbaside di Baghdad era molto più tollerante verso gli “infedeli” di quanto lo fosse Carlo Magno nei confronti dei sassoni pagani. Ma il Cristianesimo ha sempre conosciuto culture alternative sia al suo interno che al suo esterno: innumerevoli eresie, ma anche posizioni atee ed agnostiche: basterebbe ricordare Dante che riempie le tombe di eresiarchi fiorentini (in realtà si tratta di atei perché ”l’anima col corpo morta fanno”) .
La persistenza della mitologia anche nella grande tradizione pittorica, i Pomponazzi, i Bruno, i Galileo hanno aperto la strada alla civiltà illuministica e liberale che trova nella separazione tra Stato e Chiesa un elemento di fondo e non aggirabile.

La stessa Turchia di Atatürk ora governata dagli “ islamici moderati” rischia di mettere in prigione un pianista di fama mondiale per un innocuo scherzo nei confronti della religione. E questo ci dovrebbe ricordare che sicuramente la Turchia non ha ancora i parametri per un’adesione piena all’Europa.
Ma gli islamici non sono degli alieni e non vale il discorso che la loro democrazia avrà parametri molto differenti dai nostri. Certi valori sotto qualsiasi cielo siano stati conquistati hanno un respiro universale.

Non ci sono scorciatoie: il mondo islamico prima o dopo dovrà riuscire a scindere la sfera dei diritti civili da quella degli obblighi religiosi, dovrà rispondere a quelle che giudica offese non con il fuoco ma con altre parole.
Bisognerà dunque che una qualche forma d’illuminismo lo possa con il tempo e con dura fatica compenetrare: altre scorciatoie non se ne vedono.

Umberto Piersanti

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