Recensione: “Le Lucciole nella bottiglia. Il mondo di Umberto Piersanti”

Le lucciole nella bottiglia

Paolo Lagazzi ha il dono speciale di saper coniugare l’indagine critica con la grazia e la levità d’una scrittura sempre percorsa da un brivido lirico. Con grande leggerezza, infatti, scevro d’ogni sovrastruttura ideologica od accademica, sa affrontare i più diversi autori ed argomenti. In Le lucciole nella bottiglia (Archinto, Milano, 2012) egli compie un lungo viaggio nel mondo di Umberto Piersanti, attraverso un’attenta e vivida lettura di tutte le sue raccolte e i suoi romanzi.

Il libro, che raccoglie una decina tra interventi e recensioni, composti nell’arco di dieci anni, si apre e si conclude con due scritti di ampio respiro:Vagando tra Urbino e le Cesane e Dalle Cesane a Casarola e ritorno, che delineano, tout-court, la personalità umana e letteraria dello scrittore urbinate.

Ciò che si coglie fin dalle prime pagine è la sincera ammirazione che Lagazzi prova per Piersanti, la cui voce, sono sue le parole, “è dispiegata per esprimere il mistero e la bellezza, l’incanto e il dolore del mondo con una forza che non ha molti termini di confronto nella scena poetica italiana degli ultimi trent’anni”. È il radicamento al concreto ed al contempo sono le fughe dalla storia alla ricerca dell’attimo perfetto, in un mondo magico e fatato, dove in ogni più piccolo fiore vibra un soffio dell’anima, ad affascinare Paolo Lagazzi, il quale cita in più occasioni i versi dell’urbinate: “ma l’anima è piccola, fatta d’aria,/passa tra gli spini e non si graffia”.

Con una prosa di estrema eleganza e di raffinata grazia, l’ autore ci introduce nell’opera poetico-narrativa piersantiana, che, priva d’ogni pesantezza legata alla retorica, trova la sua nota principale nella leggerezza, cioè in quell’autentico “sentimento della sacralità della vita”, che l’urbinate sa rendere con un linguaggio plastico, ricco di toni e colori. La leggerezza, per il nostro critico, è lo sguardo che si ha verso le cose, è la grazia della gratuità, è il soffio dell’altrove. Ed è proprio questa speciale sensibilità, ci spiega Lagazzi, ad avvicinare la poesia di Umberto Piersanti a quella del grande Attilio Bertolucci. Naturalmente, continua il critico parmigiano, si parla di affinità non d’identità: la voce di Bertolucci è, infatti, da un lato più lirica, in quanto fin dall’inizio esposta a cadenze dolorose, ad un trasalire epifanico, dall’altro meno, perché si apre progressivamente verso un’epica narrativa, lontana dalla percezione poetica piersantiana.

Di forte tensione emotiva è l’ultimo scritto Dalle Cesane a Casarola e ritorno. Si tratta del racconto d’un viaggio, compiuto da Lagazzi, assieme a due passeggeri d’eccezione: Pier Luigi Bacchini e Umberto Piersanti, nei luoghi tanto amati da Bertolucci, suo indiscusso maestro ed amico. Animata dalla straordinaria vivacità colloquiale e poetica di Piersanti, ricorda il critico, quella gita, avvenuta in una luminosa giornata di maggio, fu l’occasione per “celebrare umilmente l’anima del mondo, quel qualcosa che solo i poeti conoscono ancora”.

Le lucciole nella bottiglia, quest’affascinante e raffinato libro, dai toni affabulatori, si conclude con uno splendido poemetto di Piersanti, Aspettando l’inverno, nato dentro quel paesaggio dell’Appennino, così caro al poeta emiliano: “la vita e la morte/ le nuvole e l’azzurro,/l’acqua e il verde,/l’eterno scontato, stupendo passo delle stagioni”.

Raffaella Bettiol

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