‘Il trionfo dei Masanielli’ di Umberto Piersanti

Il trionfo dei Masanielli
(Da Grillo a Gianluigi Paragone)

La storia italiana manca di vere rivoluzioni ed anche di riformismi autentici. L’emblema di questa storia è il pescivendolo napoletano che, dopo avere guidato la rivolta contro gli spagnoli, si trova, per un breve periodo, a governare Napoli. E lo fa così male che sarà il suo stesso popolo a decretarne la fine.

Facendo un salto di secoli Mussolini è figlio di un populismo e di un ribellismo esasperato. Certo, le colpe della vecchia classe dirigente liberale erano innumerevoli, ma il Regime che viene fuori da questa rivolta decisamente peggiore. Da una parte c’è la destra con la sua retorica nazionalista e guerrafondaia, dall’altra una sinistra massimalista che era poi la parte politica da cui lo stesso Mussolini proveniva, ad agitare le piazze facendo leva su uno scontento reale, sulle difficoltà spaventose che la società italiana si trovava ad affrontare.

Anche oggi assistiamo ad una situazione per alcuni versi somigliante, certamente non uguale perché la storia non si ripete mai in modo identico. Le dirigenze politiche che si sono succedute negli ultimi quarant’anni hanno prodotto guasti terribili, un debito pubblico spaventoso e un’architettura amministrativa tanto complessa per quanto inefficiente e, spesso, corrotta. Ma quali sono le proposte di Grillo? C’è una minima idea di riforma economica e costituzionale? Tutti sanno che il bicameralismo perfetto è una follia: in nessun altro paese, d’Europa e del mondo, ci sono due Camere con le stesse identiche funzioni, basta un ritocco minimo ad una legge ed ecco che dev’essere rimandata all’altra Camera in un palleggio continuo e disperante. Grillo, però, si ritiene un custode totale della Costituzione e non ne accetta il minimo cambiamento. L’uscita dall’euro affidata ad un referendum popolare fa leva, non su di un discorso razionale, ma sul dramma e la disperazione dominanti oggi nel nostro Paese. È vero, le pulsioni “rivoltose” vanno anche al di là dei Grillini: con i Forconi siamo spesso sull’orlo del caos, anche se raccolgono una giusta ira e una profonda disperazione dei cittadini.

La Lega Nord ha visto la vittoria di Matteo Salvini su Umberto Bossi: Salvini è uno tra i personaggi più rozzi e incolti di tutto il panorama politico italiano. La sua violenza verbale, la sua arroganza, il disprezzo vero meridionali ed extra comunitari, non hanno bisogno di commenti. Il ritorno al discorso della Secessione, magari in formato ridotto tipo Veneto-nazione, segna un ulteriore imbarbarimento della Lega Nord. L’unico personaggio presentabile è Tosi, sindaco di Verona, ma oggi sembra trovarsi in una posizione marginale. Come sempre succede molti intellettuali si schierano dalla parte dei populismi più radicali, un giornale come Il Fatto Quotidiano raggiunge toni esasperati ed incivili. Solo la miopia del PD ha potuto tollerare che Padellaro, oggi direttore del Fatto, fosse stato per dieci anni direttore dell’Unità. Padellaro è da molto tempo che dimostra le sue inclinazioni ribellistiche e populistiche. Anche i mass media stanno dando un grosso aiuto al populismo italico: certo, Santoro e Formigli, possono essere sostanzialmente vicini ai Grillini anche ricevendone gli insulti, ma il peggio del peggio è Gianluigi Paragone. Si tratta di un energumeno che ha cambiato giacca e cravatta dei tempi in cui era in quota Lega Nord con camicia slacciata, barba incolta e scarpe colorate. S’agita nel palco urlando come un orango, additando tutti al disprezzo. Non si è accorta Lilli Gruber di avere un collega di tal fatta? E cosa pensa Enrico Mentana? Il produttore de La 7 poi non fa testo: è l’editore di giornaletti miserabili, di gossip, è certamente tutt’altro che di sinistra, ma certamente non mette becco su trasmissioni che possano essergli utili economicamente. Non credo che abbia una qualche minima idea di tipo civile e politico. La polemica contro i costi della politica è giusta e sacrosanta: va ridotto il numero di deputati, senatori, consiglieri e vanno loro drasticamente ridotti gli stipendi. Tutti però si scordano delle immense remunerazioni dei cantanti, dei calciatori e, in particolare, dei mezzi busti televisivi, Rai in primis. Quest’ultimi poi sono pagati con soldi pubblici. Gad Lerner in una trasmissione di un po’ di tempo fa faceva notare di quanto erano cresciute le differenze tra un operaio della Fiat oggi e Marchionne rispetto a quelle che intercorrevano tra un operaio della Fiat ieri e Valletta: ma quali sono le differenze tra un radiocronista degli anni ’50 e Gad Lerner? Per non parlare di Fazio che riceve compensi astronomici: il conduttore tanto di sinistra si difende sostenendo che porta pubblicità alla Rai. Ma vale di più portare tanta pubblicità alla Rai o essere un medico bravissimo che ha salvato la vita di un bambino? Per quanto riguarda l’appoggio ai populismi potremmo fare i nomi di Dario Fo, di Mina, di Celentano e tanti altri: ma è una storia antica. Gli intellettuali, gli scrittori, gli artisti italiani furono massicciamente per lo Stalinismo fino alla rivolta ungherese del ’56 e poi cantarono le lodi di quella rivoluzione culturale cinese che, tra carestie ed uccisioni, ha provocato decine di milioni di morti. Dunque, non c’è niente di nuovo sotto il sole. Ritengo che sia venuto il momento per gli intellettuali di prendersi delle responsabilità, magari non seguendo i furori alla moda ma tentando, insieme ai politici migliori, di porre un argine alla marea devastante del populismo. Senza fare sconti però, senza scordare le innumerevoli colpe della classe politica italiana.

Umberto Piersanti

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