Editoria oggi: il trionfo dell’effimero

Umberto Piersanti

C’è stato un tempo in cui i best seller erano opere di  Calvino, Elsa Morante, Cesare Pavese e altri, c’è stato un tempo in cui gli editor erano Vittorini e Sereni. Certo, anche questi editor commettevano i loro errori, basti pensare al rifiuto del Gattopardo. Tutto però avveniva in un quadro di attenzione e di rigore, lo sbaglio era dentro un calcolo delle probabilità ineliminabile. Anche il critico e l’editor più intelligente ha un setaccio in cui passano solo certi grani, magari numerosi, mai però tutti.

Oggi la situazione è completamente diversa: il genere domina incontrastato. Entrando in una libreria noi vediamo subito le cataste di best seller prevalentemente d’oltre oceano e tanti altri comparti dominati da un “tema”. Ecco l’horror, il thriller, il fantasy: i templari impazzano ovunque, le varie fini del mondo annunciate nelle più diverse copertine e magari evitate attraverso l’intervento dell’eroe di turno. E poi tanto Medioevo e tanto futuro mescolati assieme. La new age che impazza, i commissari che si moltiplicano. Senza dimenticare il sesso, soprattutto se raccontato al femminile: dai colpi di spazzola ai colori di varia tonalità, un sesso facile e consumistico, meglio se attraversato da una qualche perversione di tipo sadomaso, impazza presso il pubblico, anche e magari ancor più femminile.

Altro elemento di fondo l’intervento degli scrittori giornalisti, in particolare dei mezzi busti televisivi. Se Floris scrive un romanzo sarà invitato in tutte le trasmissioni possibili e immaginabili, senza distinzioni tra Rai, Mediaset, La7 eccetera. C’è un così evidente e sproporzionato interesse di categoria che non riesce più nemmeno a scandalizzare tanto è diventato abitudine e costume di questo paese. Persino nei programmi veloci come Billy dominano incontrastati best seller e testi giornalistici: non ho mai visto una raccolta di poesia in questo programma. Una raccolta invece l’ho vista presentata da Vincenzo Mollica, la più improbabile possibile, frutto sicuro di una conoscenza diretta o di una qualche autorevole raccomandazione. Del resto per Mollica l’80% della cultura italiana si esaurisce nella canzone, al resto provvedono il cinema e i fumetti.

Un discorso a parte merita il giovanilismo straccione che ha ormai invaso l’editoria italiana. Nessuno nega la possibilità per un giovane di esordire anche da un grande editore. Altra cosa è la ricerca di un giovanilismo che non si cura affatto della qualità estetica del testo, ma è alla ricerca di qualcosa che funzioni non solo per il mercato, ma anche per le mode di stagione. Mentre i giovani in tutti i campi sono discriminati e sfruttati, per qualcuno di loro scatta invece un lasciapassare totale e incondizionato. Importante poi è il fatto che nel testo sia raccontata una qualche esperienza à la page magari la più trasgressiva possibile, magari un incesto tra fratelli gemelli monozigoti.

Lasciamo perdere il fenomeno tutto italiano dei calciatori, dei cantanti e dei cuochi che impazzano con i loro libri e magari vengono invitati dall’ineffabile Fazio. Proprio in Che tempo che fa sono venuto a sapere, con profonda invidia, che Cassano ha avuto 700 donne: ma non basta questa notevole performance e nemmeno quelle sul campo da gioco a farne uno scrittore. Persino Buffon, che mi è profondamente simpatico, non ha resistito alla tentazione di scrivere o di farsi scrivere un libro.

La poesia sembrava al riparo da tutti questi mali, ma un giovanilismo spesso improprio e raffazzonato domina in grandi editori come l’Einaudi e la Mondadori accompagnato spesso da un occhio molto amicale secondo la migliore tradizione italica. Anche in questo caso gli editor non sono più quelli di un tempo: vedremo quante delle loro scelte resisteranno negli anni.
La letteratura trova conforto nella sua perseveranza al di là del successo d’immagine. Un gruppo di studenti dell’Università di Urbino, alcuni dei quali miei studenti, stanno pubblicando una rivista dal titolo La resistenza della poesia. È necessario resistere contro l’andazzo dei tempi e poi, in una maniera più drammatica e totale, contro il destino di finitudine e di fatica che attende gli umani.

Umberto Piersanti

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