Gli ultrà: una razza di sub-umani

Gli ultrà: una razza di sub-umani
Tutto il calcio è colpevole

Umberto Piersanti

Ascoltavo la Santanchè che in televisione distingueva tra ultrà buoni e ultrà cattivi: non esistono ultrà buoni, esistono normali tifosi e un’ancora più normale pubblico appassionato di calcio.
Una profonda ipocrisia non solo della politica ma di molti commentatori è quella di indicare in poche decine l’universo violento che accompagna questo sport meraviglioso. I pullman che arrivano ogni volta allo stadio, in particolare quelli delle tifoserie meridionali, sono pieni di gente con mazze, bombe carta e ordigni simili. Se gli ultrà violenti fossero poche decine non riuscirebbero mai a mettere a soqquadro stadi e città intere. Del resto ne abbiamo avuto la prova nella maledetta partita Napoli-Fiorentina: è stato detto dalle autorità competenti che il rifiuto alle richieste della tifoseria napoletana avrebbe scatenato l’ira di cinquantamila persone. Non so se questa sia la cifra esatta, ma certamente i violenti non potevano ridursi a poche decine. In Italia c’è sempre la paura di andare contro consorterie numerose che possono rappresentare influenti bacini di voto. C’è un’ipocrisia costante nei commentatori sportivi e anche in molti intellettuali che consiste nel volere in tutti i modi circoscrivere la vastità del fenomeno. Del resto le leggi italiane somigliano tanto alle grida di manzoniana memoria, restano lettera morta e questo vale per tutti i governi di centro destra e di centro sinistra che si sono succeduti lungo gli anni. Dunque la prima e più grave colpa è quella della politica che non sorveglia affinché la legge sia applicata: se poi ci fosse bisogno di regole ancora più dure queste debbono essere approvate in tempi rapidi e applicate con estremo rigore e fermezza. Il discorso vale anche per questori e prefetti ed ancora di più per i giudici che in questo campo tendono ad essere di manica larga, ben sapendo che toccare il calcio in un paese dominato dai bar-sport e dai “canzonettari” risulta estremamente impopolare.

L’Inghilterra aveva un tifo violentissimo: il carcere applicato in maniera diretta lo ha stroncato. Dunque non mi si venga a dire che le pene non servono. Se per paradosso la polizia sparasse sugli ultrà avremmo qualche morto e poi risparmieremmo vite e beni nel corso degli anni. Certo non voglio dire che la polizia deve sparare sugli ultrà, ma questi debbono essere incarcerati per tutto il tempo necessario senza alcun beneficio o sconto di pena così cari ai nostri politici e ai nostri giudici. Piangere sui morti vuol dire versare lacrime di coccodrillo quando non si è fatto niente di serio per stroncare il fenomeno.
Altra sciocchezza è quella di identificare gli ultrà come bravi ragazzi: certo lo possono essere durante tutto l’arco della settimana, ma non lo sono negli stadi e nelle piazze. Manzoni ci ha raccontato bene come può trasformarsi un individuo dentro una folla, ma qui c’è qualcosa di peggio: gli ultrà partono organizzati, nascondono le armi improprie, si apprestano tutta la settimana allo scontro. Ho dialogato con alcuni di questi bravi ragazzi in un treno: andavano alla partita per avere comunque e in ogni caso uno scontro con la polizia. La filosofia degli ultrà è sempre e comunque quello dello scontro e del disprezzo verso la polizia, in questo la loro filosofia di vita è sub-umana. Debbono dunque essere messi in condizioni di non poter arrivare allo scontro: incarcerati se colti durante le violenze, obbligati a non andare allo stadio in modo preventivo.

Perché Genny la carogna è potuto entrare nello stadio con quella orrenda maglietta inneggiante ad un assassino? E perché Gastone girava indisturbato da anni? Perché due figuri di questo tipo non erano stati allontanati se non per sempre, almeno per decine d’anni, dagli stadi?
E poi questo indulto che ha liberato criminali di varia natura ed anche gli ultrà violenti da ogni punizione. Bisognerà costruire molte carceri e renderle umane, ma smetterla con gli indulti nonostante i digiuni di Pannella che attraverso questa “maniera violenta” tenta di imporre alla nazione la sua volontà. Anche Napolitano, per il quale nutro la massima stima, ritengo che esageri con la richiesta dell’indulto.
Passiamo  alle società sportive e i giocatori: le società sportive flirtano con il tifo più squallido e violento. I giocatori sono pronti a togliersi le maglie o, come Totti, a trattare con Gastone. Tutto il mondo del calcio è colpevole, senza esclusione alcuna: innocente è il pubblico ed anche i tifosi che si limitano a grida e sfottò purché non siano viziati da razzismo o da incitazione alla violenza o di apologia di nazismo o di reato. Vorremmo tanto vivere in un Paese normale, vorremmo tanto applicare anche nel calcio le regole spagnole o inglesi. Non ci crediamo: io ho una certa fiducia sia in Renzi che in Alfano, ma credo che la palude calcistica sia troppo pericolosa e profonda anche per loro. Il tifo violento è uno dei grandi mali dell’Italia e non è certo il più facile da risolvere: le colpe sono di tanti, come abbiamo provato a spiegare, ma è anche colpevole la mentalità di questo Paese.

Umberto Piersanti

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