La mappa delle stelle: il compiacimento del turpe

Una serie di casi tra i più assurdi ed improbabili si intrecciano nella “mappa delle stelle” (Maps to the Stars). Certo la vita ad Hollywood non è un idillio, i divi saranno anche affetti dalle turbe più invasive ed inquietanti. Tutto però viene portato all’eccesso, una serie di mostri che tolgono, a mio parere, anche efficacia ad una critica reale del mondo hollywoodiano. La trasgressione elevata ad iperbole è ormai il contrassegno dei nostri anni: qui non c’è il pulp di Tarantino, ma una costante sadomaso che percorre persone e vicende in modo totalizzante. Questa non vuole essere una critica moralistica: quello che si contesta è l’eccesso, l’iperbole talora gratuita, il compiacimento sui particolari più turpi: Julianne Moore seduta sul water con il rotolo di carta igienica accanto e che scoreggia continuamente è uno di questi momenti turpi. Cronenberg è ossessionato dalla violenza, dal turpiloquio, da un horror costante anche se quotidiano. La scena dove la schizofrenica, figlia di un parto tra fratello e sorella, si copre di sangue assassinando Julienne Moore è incredibilmente lunga e compiaciuta.

Magari sono fuori tempo, ma io sogno un tempo più gentile.

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