Poesie di Alberto Nessi

Pubblichiamo alcune poesie di Alberto Nessi.

Canzonetta dell’erba brusca

Sempre mi segue il sangue
– crespo velo di sposa -
dell’erba brusca, schiuma
sull’onde dell’aprile

rosato che spumeggia
fresco, festosamente
a vincere la morte
versato nel bicchiere

mi fa perder la testa
sui dorsi del crinale
che il mattino marezza,
quell’acne giovanile.

La parola

Freccia d’amore scoccata
dall’arco della nostra solitudine
l’inseguo senza trovarla, scompare
tra la festuca dei prati, la ventolana
la coda di topo, lo sparto pungente
la costa fiorita di peonie selvatiche
sopra il colubro in agguato, si perde
nel viaggio dell’urodelo le notti di pioggia
dal nero del sottobosco fino al ruscello;
e ancora l’aspetto nascosto nell’erba
la parola che non tradisca la sua genesi.

L’ultima foglia

Passo in auto per viale Stoppa
al numero sei dove nasceva la poesia
e una foglia nel tergicristallo s’incastra

le asticciole dal bordo gommato
non riescono a scacciarla dal parabrezza
quest’ultima foglia volata via
dal tiglio d’allora, quando la bicicletta
era un bagliore generato dal vento
nella musica dei colli giovinetta

questa foglia imbevuta di polveri fini
così testarda, macchè, non vuole andarsene
vuole cantarmi ancora i suoi bemolli
mentre un merlo continua il suo lavoro
fra le ultime drupe e una lattina vuota
buttata sotto la siepe.

Domenica

I gioielli che ornano
gli esili fili d’erba

gocciole che s’accendono
nella nostra domenica

sotto il cielo di cenere
della nuvola tossica

sono lacrime o soli ?

Pomeriggio di settembre
a Raffaella

Sono con te, cammino col tuo passo
cammino con le zampe delle felci
con l’occhio della gazza ladra di sogni
sono quel prato arso in declivio
quella bacca felice di sorbo

batte il mio cuore al passo con il tuo
la danza degli uccelli contro il verde
striato di ruggine alla vampa del sole
nel pomeriggio quasi d’autunno mi segue
insieme all’alfabeto delle foglie

cammino tra lo stupore del fondo marino
ripiegato dai millenni, madrepore
hanno lasciato i loro ricami
nelle rocce, piante preistoriche
mutate in creature di calcare

cammino tra scheletri di sparvieri
ossa di dinosauri, ammoniti
dalle palpebre azzurre prima di notte
piazze di carbone abbandonate
gomiti groppi gore insenature

cammino nelle vene della terra
come nel corpo di un dio sconosciuto
il colchico e l’aconito mi guardano
racemi azzurri e petali d’aurora
nell’intrico dorato del settembre

ragazzi selvatici m’accompagnano
con canti stonati nelle feste del sabato
quando la mantide nella sua solitudine
su pascoli aridi prega verso il cielo
e io cammino con la meraviglia

delle foglie, conchiglie portate dal mare
il sangue corre con lo stesso ritmo
e nell’onda si specchia la ballerina
dell’adolescenza, l’ebbrezza del sogno
mi attanaglia sopra i tronchi spezzati

cammino tra gli ontani dalla pelle macchiata
da licheni, tra le gambe dei faggi
saluto il garofanetto che da secoli
volge al cielo con l’indaco dei petali
ma ancora non ci svela il suo segreto

cammino tra le mani che ci avvolgono
nel grembo antico della selva
mentre voci venute da lontano
s’intrecciano nel folto dei sentieri
dove incontriamo le nostre ombre di ieri.

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