Come fermare l’aggressore: l’Isis, Papa Francesco e altro

Umberto Piersanti

L’avanzata del califfato islamico è stata bloccata dalla strenua resistenza dei curdi. Senza l’aiuto, però, determinante dei bombardamenti americani ed alleati nessuno avrebbe potuto arrestare la marcia trionfale degli assassini incappucciati. Cristiani e yazidi sarebbero stati totalmente massacrati. Papa Francesco è intervenuto sulla necessità di fermare l’aggressore, ma ha condannato l’intervento di un singolo Stato. Doveva essere la Comunità Internazionale ad agire. Forse il Papa non poteva dire altro che questo, ma un dubbio sorge immediato e spontaneo: se si aspettava l’intervento dell’Onu quanto tempo sarebbe stato necessario, ammesso poi che l’Onu l’avrebbe decretato? E nel frattempo chi avrebbe mai fermato i tagliagole e cosa sarebbe successo dei cristiani, degli yazidi, degli sciiti e di tutti i musulmani che non accettavano la dottrina e la prassi dell’Isis? Stupisce il fatto che la stampa, sia pure con tutto il rispetto dovuto a questo grande Papa, non lo abbia fatto minimamente notare. Papa Francesco è anche intervenuto sulla possibilità o meno di dialogare con l’Isis: certo ha tenuto aperta una porta e non poteva non farlo, ma ha indicato questa possibilità come estremamente remota, pressoché impossibile: un discorso di principio dunque quasi impossibile da realizzare.

Ad Anno Uno condotto da Giulia Innocenzi erano presenti due pensatori cattolici: Antonio Socci e padre Alex Zanottelli. Socci, di cui non ho quasi mai condiviso le opinioni, si è espresso con una libertà di giudizio persino di fronte alle espressioni del Papa che mi ha molto favorevolmente impressionato. Il suo è stato un discorso concreto, preciso e basato su dati certi e verificabili. Padre Alex Zanotelli è un Pietro l’eremita alla rovescio, parla come un invasato che attribuisce tutte le colpe umane alla nefasta opera dell’Occidente. Ha tirato fuori le crociate senza ricordare, però, che l’Islam secoli prima si era affermato con la spada e la sua diffusione dall’India alla Spagna doveva molto alla spada e alla Jihad. Gli scontri tra sunniti e sciiti non li ha certamente inventati l’Occidente, così come quelli tra gli induisti e i musulmani: si sapeva benissimo che quando la Gran Bretagna si sarebbe ritirata dal sub-continente indiano lo scontro tra le due confessioni sarebbe stato terribile. Altro luogo comune acclamato a gran voce dalla turba dei ragazzini e delle ragazzine tanto gentili d’aspetto quanto rozzi ed incolti, la questione delle armi date dall’Occidente. La stragrande maggioranza delle armi in mano all’Isis, ad Hamas e altri, è di origine russa e cinese. Il resto è stato comprato attraverso procedimenti criminali e mafiosi con il denaro ricevuto da alcuni governi e da varie istituzioni arabe o incassato attraverso il pagamento per la liberazione degli ostaggi europei. Va inoltre ricordato a padre Zanotelli che la tratta degli schiavi neri fatta dagli arabi è durata ancora più a lungo di quella ignobile praticata dagli Stati Europei. Neanche la strage dei bambini in Pakistan ha smosso l’ineffabile Vauro, esempio di uno stalinismo ormai macchiettistico: certo ha condannato il terrorismo, ma con accenti sbrigativi e solo dopo la classica e scontata sfuriata contro tutti i mali dell’Occidente.

Ad Anno Uno si è poi parlato delle torture americane nel carcere di Guantanamo: Edward Luttwak le ha in qualche modo giustificate, così come è stato violento nel non voler parlare con la ragazza con il velo da lui considerato un simbolo paragonabile a quelli nazisti. Paragone eccessivo e sbagliato, ma non bisogna dimenticare che il velo è spesso considerato da Stati e famiglie un obbligo e segnala comunque spesso, e non solo nel mondo islamico, una sottomissione del femminile. Le torture ci sono state e sono un fatto grave: facciamo, però, notare che da Guantanamo sono usciti in tanti e si parla di almeno un morto, non di stragi, ma è un fatto comunque che rimane gravissimo. Alcuni usciti da Guantanamo e da altre prigioni sono tornati ad uccidere e a mettere bombe, ma anche questa non è una giustificazione sufficiente per tenere in vita un terribile super carcere speciale. Mettere sullo stesso piano i fatti di Guantanamo con l’uccisione a freddo dei bambini o il taglio della gola agli ostaggi occidentali e ai prigionieri di guerra è sicuramente eccessivo. Non tutti gli islamici sono dei fanatici è vero, ma si può parlare di Islam moderato solo all’interno di parametri molto diversi dai nostri. È Islam moderato quello di Erdogan che incarcera i giornalisti e accetta la completa emarginazione dei pochi cristiani, quando non la promuove? Certo lo è, ma secondo canoni diversi da quelli a cui siamo abituati. A differenza del Cristianesimo, l’Islam nasce con la spada e non fa distinzione tra quel che è dovuto a Dio e quel che è dovuto a Cesare: potere politico e religioso sono stati sempre strettamente intrecciati. È vero, ci sono stati momenti in cui l’Islam è stato più tollerante del Cristianesimo: Harun Al Rashid metteva le tasse agli infedeli, Carlo Magno massacrava i sassoni pagani. Il mondo Occidentale, però, non è mai stato del tutto confessionale come quello islamico: Dante nel decimo canto dell’Inferno mette gli eretici che in realtà sono atei in quanto, citando a memoria, l’anima col corpo morta fanno dentro tombe eterne secondo la pena del contrappasso. E afferma che il sabbione infernale dove sono disseminate le tombe è pieno di fiorentini: dunque gli atei erano presenti anche nella Firenze Medioevale. L’Occidente conosce l’Umanesimo, l’Illuminismo, il Liberalismo, la libertà di coscienza e di fede. Sono conquiste ottenute spesso attraverso il sangue e l’orrore, alle quali molto spesso la Chiesa Cattolica, ma anche le altre confessioni cristiane, si sono opposte. In sostanza il pensiero laico è quello che ha dato un grande aiuto alla costruzione di una Chiesa più umana e liberale. In un momento come questo sembra del tutto incongruo ricordare le Crociate se non per giustificare. almeno per attenuare il gravissimo pericolo dell’integralismo islamico. Michele Santoro sosteneva ad Anno Uno che il crollo del Comunismo, del quale pure riconosceva colpe e misfatti, aveva generato un grande vuoto. Secondo lui questo vuoto poteva essere riempito, sia pure in modo negativo, dall’integralismo islamico e dal suo messaggio di comunità e fraternità. Più che al socialismo reale io paragonerei l’integralismo islamico al Nazismo: la stessa fede feroce, questa volta di tipo religioso che trascende anche le classiche e un po’ scontate spiegazioni economiche della dottrina marxista. L’odio totale per Israele che spesso trabocca nell’odio anti ebraico accomuna gli integralisti islamici alla destra e alla sinistra estreme di casa nostra: con questo non si vuole assolutamente tacere sugli errori di Israele. L’integralismo islamico va fermato sul piano culturale, politico e, se necessario, anche militare.

Umberto Piersanti

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