L’uomo delle Cesane. Recensione di Anastasia Romano

Umberto Piersanti

L’uomo delle Cesane”, primo romanzo di Umberto Piersanti, ha visto la ristampa dopo vent’anni dalla sua pubblicazione (Raffaelli editore, Rimini).
Ci sono poeti in cui l’esperienza, i luoghi, hanno determinato la poesia. Per luogo si intende un luogo vero, geografico, trasformato dalla poesia in luogo universale. Come ricorda Sereni a Bertolucci, poeta affine a Piersanti per numerosi aspetti, il poeta deve fare di un luogo la propria patria poetica.
Queste sono le Cesane di Piersanti, origine e misura di tutte le cose, luogo delle radici, dello spaesamento e del ritrovamento di identità, durante le sue lunghe passeggiate immerso nella natura.

“L’uomo delle Cesane” è un romanzo che racconta, attraverso lo specchio appena inclinato di un alter ego dell’autore, la vita nella campagna di Urbino, dagli anni ’40, arcaici e favolosi, per approdare alla modernità contradditoria degli anni ’70.
L’autore ci offre un’immersione lievemente dionisiaca nel mondo, dove la terra ci appare come un serbatoio di offerte, occasioni, di piante e fiori. Ecco i ciclamini, le viole, gli asfodeli, a costellare le pagine di questo romanzo. Un gusto per la nomenclatura che non ha nulla dell’espressionismo pascoliano, ma che segue una visione poetica per cui nominare vuol dire conoscere, far esistere, sentire più vicino.
La natura per Piersanti acquista un ruolo centrale, fino a diventare dominante. Una natura che apre a una dimensione magica. Essere un poeta di natura vuol dire fare della natura non un semplice scenario, ma la protagonista di ogni cosa, il luogo dove tutto accade e che ti entra dentro.

Attraverso una parola tattile e sensuale, il testo è pieno di continue apparizioni, epifanie della bellezza, perché nella visione dell’autore la pienezza della vita si dà solo per attimi, che lasciano delle tracce nella memoria.
Questo può essere considerato anche un romanzo di iniziazione alla vita, ai riti dell’amicizia e dell’eros.
Il ritmo ondoso della scrittura ci trasporta in un viaggio attraverso la memoria, dove figure e avvenimenti si trasformano in miti. “L’uomo delle Cesane” racconta di un mondo scomparso, un luogo perso e un tempo differente, legato all’adolescenza dell’autore vissuta nel mondo contadino della sua infanzia, vera riserva di senso e ormai perso irrevocabilmente.

La poesia per Piersanti è una rêverie, una fantasticheria, un sogno che si fa ad occhi aperti. Ed ecco che la scrittura procede per impennate e momenti di tregua perché il tempo non può che scorrere e tramutare tutto in sogno.
E dalle pagine di questo romanzo emerge con forza un sentimento del tempo in cui tutto è votato a consumarsi, a sciogliersi, perché come dice un personaggio del libro, “una volta passati sogni e ricordi sono la stessa cosa”.

Anastasia Romano

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