Il terrorismo islamico e il politicamente corretto

Umberto Piersanti

Certamente vi sono state posizioni estreme e intolleranti nei confronti dell’Islam durante e dopo i gravissimi fatti di Parigi. Ben più massiccia però è stata la dose del politicamente corretto che ci hanno propinato i giornali ma soprattutto la televisione.

Vorrei provare a fare un elenco dei luoghi comuni, delle banalità, delle sciocchezze che il politicamente corretto ha espresso in questi giorni.

1) Non si può parlare di terrorismo islamico ma solo di terrorismo. I vignettisti sono stati uccisi non da un generico terrorismo, ma da terroristi islamici che volevano vendicare l’offesa al profeta Maometto. Dalle Due Torri in poi, ma ancor prima direi dalla guerra civile in Algeria, ci sono stati massacri e attentati continui in nome dell’Islam. Certo, non tutti gli islamici sono terroristi, anzi riteniamo che la grande maggioranza di loro non lo sia. Tuttavia qui non si tratta di poche decine di persone, ma di migliaia e migliaia perfino giunti alla creazione di un vero e proprio califfato islamico basato sul terrorismo in quanto tale. Una corrente di pensiero radicale, di ideologia wahabita è stata il supporto teorico che ha promosso e indirizzato gran parte di questi atti terroristici. Stati giudicati moderati come l’Arabia Saudita basano la loro vita su questa interpretazione integralista e medievale della fede coranica. Arabia Saudita ed Emirati arabi hanno mantenuto un atteggiamento ambiguo sconfessando Al-Qaeda e Isis, ma nello stesso tempo aiutandoli con armi e denaro. Tra le idiozie più totali c’è stato il paragone fatto della deputata del Pd Lia Quartapelle tra il terrorismo islamico e terrorismo occidentale-cristiano, basandosi sull’impresa di un folle norvegese, Anders Behring Breivik, che nel 2011 aveva massacrato 77 persone. Questo paragone è stato comunque ripreso anche da Paolo Pagliaro, solitamente più intelligente, in un programma della Lilli Gruber, forse il peggiore della sua carriera. Come si fa a mettere l’azione di un criminale, tra l’altro certamente non mosso da una visione religiosa ma da un credo sostanzialmente nazista, con un’infinità di atti terroristici di matrice islamica in ogni angolo del globo? Dunque sicuramente c’è un terrorismo islamico diffuso, praticato e sostenuto da molti, che rappresenta una certa fetta di quell’universo.

2) Tutto avviene per motivi economici, geopolitici e per il petrolio. Lucia Annunziata afferma che si tratta di uno scontro esclusivamente politico, tra l’Arabia Saudita sunnita e l’Iran sciita. Questo scontro è reale, ma non è semplicemente politico bensì è un conflitto di ordine religioso che da sempre divide le due grandi anime dell’Islam. Secoli fa le guerre tra cattolici e protestanti ebbero anche un carattere religioso.

Una vecchia e superata impostazione marxista o pseudo tale ha fatto dell’economia e dei suoi immediati derivati politici, l’unico elemento dello scontro tra i popoli. Le religioni sono sempre state considerate solo come elementi di comodo di cui ci si è sempre serviti per i propri fini economici e politici. Le guerre azteche invece servivano soprattutto a catturare un grande numero di prigionieri da sacrificare perché il sole potesse ritornare a splendere ogni giorno. Questo è sicuramente un caso estremo. Possiamo però ricordare che l’espansionismo islamico del periodo immediatamente successivo alla morte di Maometto si è avuto attraverso la jihad, una guerra di conquista che andava dall’India alla Spagna. E la prima crociata è stata fatta anche soprattutto per motivi religiosi che poi si sono intrecciati a interessi di ordine politico ed economico. Le religioni dunque possono essere causa di guerra e di contrasto che vanno anche al di là dei messaggi di pace enunciati magari al loro sorgere.

3) L’Islam moderato non è diverso dal Cristianesimo. È vero c’è stato un tempo in cui il califfo di Baghdad Harun al-Rashid era molto più tollerante di Carlo Magno nei confronti degli infedeli. La storia cristiana però è stata attraversata dall’Umanesimo, dall’Illuminismo, dal Liberalismo. Chi ha parlato di libertà per ciascuno di professare le proprie fedi non è stato per primo un santo o un teologo, ma dei pensatori “libertini”. Valga per tutti quel Voltaire, dalla vita scandalosa, che pure asseriva che era meglio farsi tagliare un braccio che impedire a qualcuno di esprime un posizione contraria alla propria. Nell’Islam il potere politico e quello religioso sono stati sempre uniti: Maometto era anche un capo politico mentre Gesù distingueva tra dare a Dio quel che era di Dio e tra dare a Cesare quel che era di Cesare.

Il moderatismo islamico non va confuso con quello europeo, anche se non va confuso con l’islamismo radicale. Ampi settori del mondo islamico hanno criticato anche il nuovo numero di Charlie Hebdo, che pure si è presentato in una versione molto meno dissacrante. Questa possibilità di critica è naturalmente un diritto di tutti e anche degli islamici che non apprezzano questo tipo di vignette. Il rischio è che però parta una qualche risposta violenta intesa a distruggere la libertà di opinione.

4) L’aggressore deve essere fermato, ma senza ricorrere alla forza, oppure richiedendo un intervento internazionale. È la posizione ad esempio di Papa Francesco. Ma senza l’aiuto occidentale avrebbero potuto resistere i curdi ai tagliagole dell’Isis? E se si aspettava l’intervento dell’Onu che non si sapeva né quanto poteva arrivare, né se poteva arrivare, cosa sarebbe stato dei cristiani e degli yazidi che solo i curdi stavano difendendo? Formigli ha preso una coraggiosa posizione a difesa dei curdi, ma non ha sprecato quasi nessuna parola sul determinante aiuto occidentale.

Bisogna cercare comunque l’appoggio dell’Islam moderato anche essendo consapevoli che la sua percezione del mondo e della società è diversa dalla nostra. Non bisogna però tacere il fatto che il pericolo che ci minaccia non è opera di pochi terroristi, ma di una corrente di pensiero e d’azione che riguarda un numero notevole di individui. Senza contare quella zona grigia che non è terrorista ma che comunque esprime simpatia o perlomeno indulgenza nei confronti del terrorismo.

Umberto Piersanti

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