La convenienza di essere nati

di Davide D’Alessandro

Davide D'Alessandro

Cioran è morto nel 1995. Vent’anni fa. Ma non è vero che è morto. “Ho tutto dell’epilettico, tranne l’epilessia” è il tratto tipico e aforistico di un uomo che ha tutto del malato, tranne la malattia. Leggere i “Quaderni” di Cioran è un’esperienza unica. In tanti, nelle 1103 pagine dell’edizione Adelphi, hanno trovato scetticismo, noia, pessimismo, depressione, delirio. Io continuo a trovarvi una malattia… vitale, la sola in grado di rendere possibile la vita. Non la vita letteraria o filosofica, ma la vita, il respiro della vita, l’essere, non l’essenza, della vita. “La notte mi circola nelle vene” dà il senso del buio, del nero, di un uomo perennemente insonne, che non si è suicidato perché l’idea del suicidio ha finito per tenergli compagnia, perché l’ombra lo chiamava e lo legava, mentre amava immensamente la vita. Leggo a pagina 472: “8 novembre 1966. Sala Gaveau. Recital della clavicembalista Zuzana Ruzickova. Le Variazioni Goldberg. La prima volta in cinque mesi che vado a un concerto. Entusiasmo e pienezza”.

Sono contento che Cioran abbia provato entusiasmo e pienezza proprio nel giorno della mia nascita, l’8 novembre 1966. Per lui c’era soltanto un inconveniente: essere nati. Eppure, se non fossi nato, non potrei leggere Cioran, autentico fuoriclasse del pensiero. E non leggere Cioran sarebbe come morire prima di morire. Peggio, sarebbe come non essere nati.

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