Un saggio sull’Estate dell’Altro Millennio

L’ESTATE DELL’ALTRO MILLENNIO E IL SUO RAPPORTO CON DUE CLASSICI DEL GENERE -UNA QUESTIONE PRIVATA DI BEPPE FENOGLIO E IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO DI ITALO CALVINO

L’Estate dell’altro Millennio uscito nel 2001 da Marsilio e ristampato da Mursia Editore nel 2013, è sicuramente il romanzo più completo di Umberto Piersanti, quello in cui possiamo rintracciare i motivi dominanti della sua poetica.
La storia si svolge tra il 1939 e il 45, occupa cioè l’intero corso della seconda guerra mondiale.
Siamo nell’estate del 1939 a Urbino, immediatamente prima dello scoppio del conflitto. I protagonisti del romanzo sono Marco e Franco. Marco è uno studente di Lettere ormai prossimo alla laurea, gli piace vagabondare per i suoi luoghi ripensando ai versi dei suoi amati poeti.
In questo suo girovagare, si imbatte in un gruppo di ragazze contadine, le “ninfe boschereccie del luogo”. Tra queste ragazze una attira la sua attenzione: è Maria, che occuperà un posto importante in tutta la vicenda. Maria dall’aspetto gentile, con capelli rosso-castani e grandi occhi espressivi, lontana sia nell’aspetto che nel modo di sentire dalle altre ragazze contadine. Anche Franco, l’altro protagonista della storia, incontrerà Maria.

Franco è un contadino, ha una visione molto più concreta e diretta del mondo: la terra, il lavoro e i doveri verso la grande famiglia. Franco conosce Maria mentre va a caccia e viene invitato nella sua casa a bere un bicchiere di vino. Di lì inizia la loro storia d’amore. Le vite di Marco e Franco proseguono parallele sino a quando la guerra lì farà incontrare. Prima della guerra Marco vive una vita felice e spensierata con i suoi amici, Antonio e Ettore. Quest’ultimo è anche il suo antagonista: entrambi aspirano all’amore della bella contessa Laura, appartenente ad una ricca e nobile famiglia urbinate. Il suo modo d’essere e d’intendere è diverso, molto più evoluto di quello delle ragazze del tempo: scanzonata, sorridente, colta e capace di interagire con gli uomini che le stanno attorno.
Ettore è un bel ragazzo, semplice e generoso, fascista non ideologico, desideroso d’avventura e di gloria. Il personaggio di Laura lo ritroveremo anche più avanti nel romanzo, figura fondamentale nel percorso formativo di Marco. C’è lo scoppio della guerra e i suoi miasmi repellenti incideranno sulla vita di milioni di uomini, sia militari che civili. Le abitudini, la vita quotidiana di un numero indescrivibile di esseri umani cambieranno per sempre prima e dopo l’8 settembre del 43. In principio, prima della nostra entrata nel conflitto a fianco dei tedeschi, c’era una voglia di credere nell’onnipotenza del Duce. All’inizio i giovani sono disposti a credere ai suoi progetti di grandezza. Per molti giovani dell’epoca le mancate vittorie e lo spaventoso numero di vite umane distrutte diverranno col tempo fonte di ribellione. Marco e Franco si troveranno ben presto assieme nel teatro di guerra balcanico. Donne e bambini bruciati vivi dall’odio ideologico e dalle regole imposte dalla ferocia del conflitto. Italiani e slavi in genere vittime più o meno consapevoli di una guerra gestita altrove e che penetra brutalmente nelle menti umane fomentando odio e disprezzo. Marco ritroverà una dolcezza del vivere, anche se per brevi attimi, nell’incontro con l’infermiera Olga. Riesce insieme alla ragazza a ritagliarsi un eterno istante di parole e sguardi che diverrà in seguito un idilio amoroso con un prosieguo fugace di pochi giorni. Anche Franco è impegnato nel conflitto bellico montenigrino non senza incertezze e paure, sicuro però del rapporto ormai consolidato con la Maria che lo attende di là del mare nella campagna urbinate. Prima di partire per la guerra i due giovani hanno avuto modo di conoscersi meglio e hanno potuto rafforzare il loro rapporto. Maria è una ragazza decisa e vitale; Franco in principio aveva un’idea diversa della donna che avrebbe voluto al suo fianco, più docile e mansueta. Presto riuscirà a comprendere che Maria è la donna che fa per lui. Nel frattempo Maria continua la sua quotidianità ma sono frequenti i pensieri che la fanno volare oltre la sconfinata cerchia dei monti e del mare. La nostalgia amorosa ha il suo culmine in una giornata mentre con un’amica sta guardando “i gallinacci”. Maria si trova nei pressi del monte della Conserva e presa dalla malinconia per la mancanza del suo uomo, sale di corsa verso la cima del monte per guardare di lassù il mare in lontananza dove il sole si sta tuffando in un riverbero di luci.

Nel contempo in Montenegro Marco è a combattere con i suoi uomini. Durante un rastrellamento viene ferito ma, grazie a Franco, riesce a salvarsi. Il dolore per le ferite riportate si tramuterà in gioia quando entrambi avranno un periodo di congedo di sessanta giorni. Marco rientra nella sua Urbino, ancora intatta come sospesa nel tempo.
Ripercorrere quei posti che lo avevano visto crescere, divertirsi e innamorarsi, agita il suo animo sensibile. Sono frequenti i ricordi: il volto di Laura, l’amica di nobile lignaggio sempre molto corteggiata. C’è Ettore, fantasma della sua coscienza, ormai si sa che non ha fatto più ritorno dalla sabbie africane e questo gli impedirà di corteggiare in un modo più deciso Laura. Molto bello il capitolo sulla morte di Ettore. Prima di essere ucciso da un carrarmato inglese, Ettore ricorda i momenti passati con Laura e si rimprovera di non averci fatto l’amore in modo completo infischiandosene di ogni pregiudizio. Queste pagine sono dense di pathos e ci danno la misura dell’abilità narrativa dell’autore. Il rientro sarà occasione propizia anche per il soldato Franco per ufficializzare il fidanzamento con Maria. Approfittando di questa circostanza Franco chiederà a Marco di partecipare alla sua festa di fidanzamento e lì, il sensibile tenente Marco, ricorda di aver già visto la ragazza tra le ninfe boscherecce di un tempo e di averla notata tra le altre per la tenacia con cui esprimeva le sue intenzioni per il futuro. In questo clima di gioia per il commilitone e amico Franco, Marco prova un po’ di tenera invidia perchè vede nel giovane contadino una stabilità acquisita che lui non ha ancora trovato. Finita la guerra, Franco si sposerà e metterà su famiglia e magari coltiverà la terra come i suoi genitori e forse farà l’operaio. Il riposo di Marco e Franco nel frattempo è giunto al termine e i due devono ripartire per i l Montenegro. Una volta rientrati nei luoghi del conflitto si renderanno presto conto che la guerra ha acuito la sua atrocità. Le diverse etnie ora si sterminano brutalmente fra di loro, soprattutto massacrano i civili. Gli italiani dal canto loro potevano fare poco o nulla, erano diventati oramai un po’ come una nave alla deriva senza capitano. Tra un attacco e l’altro si arriva così all’8 settembre. Mussolini ora è stato deposto e il 25 luglio, il Re e Badoglio fuggono da Roma la sera stessa dell’armistizio senza provare ad opporre alcuna resistenza ai tedeschi ormai divenuti nemici. La situazione dei militari italiani non è più sicura. Si avvicina l’attacco tedesco. La divisione dove si trovano Marco e Franco, la Messina, resiste ai tedeschi per guadagnare tempo e permettere ai soldati di imbarcarsi. Si appropriano di uno di quesi pescherecci abbandonati per provare ad attraversare il mare che li separa dalla costa italiana. La strada per il rientro non sarà priva di difficoltà ma finalmente giungono sulle coste marchigiane, casa dolce casa. Dopo qulache traversia ognuno di questi uomini-soldati rientrano nelle proprie famiglie. Dopo l’8 settembre le milizie fasciste si riorganizzano nella nuova repubblica di Salò. I militari della neo-repubblica iniziano a reclutare uomini in giro per il territorio italiano.

Marco oramai è estraneo e lontano ideologicamente dalla nuova realtà che va formandosi e decide, almeno per qualche tempo, di restarsene rintanato all’interno del focolare domestico; inizia la cosiddetta “Rinchiusa”. Non resisterà molto tempo però, e sarà propizia l’occassione in cui il padre, portando con sè anche Marco decideranno di andare a cena dalla famiglia contadina che si occupa dei suoi terreni. Qui il giovane urbinate avrà modo di ascoltare pensieri diversi, comincia a valutare la possibilità di entrare a far parte delle forze interne di opposizione al regime, i partigiani. Quelli che fino a poco tempo prima erano stati alleati, ora diventano nemici, vanno fermati prima che prendano il potere definitivamente in tutto il territorio italiano. Marco a breve ricomincerà di nuovo a combattere, questa volta contro tedeschi e fascisti. Ci saranno i primi scontri e in queste occasioni Marco ripenserà ai suoi trascorsi montenegrini. Gli attacchi reciproci si susseguono e arriva così anche il natale, il primo per Marco nelle fila partigiane. Nei giorni scorsi ha nevicato abbondantemente e decide di inoltrarsi in solitaria nei territori montani, tra Marche e Umbria. In un paesaggio ammantato di silenzio e avvolto dal bagliore luminoso circostante. Qui farà un incontro speciale con una donna di nome Lucia e da questa conoscenza nascerà un tenero e intenso rapporto. Siamo nel 44, la guerra è sempre più feroce mentre i due giovani proseguono la relazione con incontri fugaci fino a quando arriverà il momento per Marco di ripartire: è l’ora di rientrare nel gruppo partigiano.

Durante uno di questi attacchi, particolarmente cruento, verrà catturato un giovane miliziano di soli vent’anni di nome Andrea Morosini. Alla cattura, farà seguito una serie di torture, sistema comune usato un pò in tutte le realtà partigiane per disincentivare il silenzio dei prigionieri. Marco rifiuta questo comportamento da parte dei compagni e vuole porre termine alle urla strazianti del giovane soldato. Cercherà, a suo modo, di strappare una promessa al giovane Andrea che potrebbe cambiare il corso della sua vita.. Secondo il piano di Marco il ragazzo, una volta libero, dovrà tornarsene a casa e non dovrà più imbracciare le armi contro alcuno. Andrea si fida delle parole di Marco e accetta questo compromesso. A questo punto si tratta di convincere i compagni del suo gruppo, che sembrano passivamente accettare il compromesso; si sente già più sollevato e si corica per la notte. Il giorno seguente Marco avrà però una brutta sorpresa perchè il gruppo ha deciso diversamente. Marco vede il giovane oramai libero, felice di andarsene. Il ragazzo, nel suo silenzio, si volta ancora una volta per salutare Marco. All’improvviso una serie di spari colpisce Andrea alla schiena, e il giovane cade a terra morto. Marco è sconvolto. Si dirige verso il corpo esanime del ragazzo e lo trova ancora con gli occhi aperti, uno sguardo che non lascia dubbi ma parla di delusione e tradimento. Un tradimento che Marco si sente addosso e che lo farà sentire colpevole Una ferita cocente nell’animo sensibile di Marco che lo segnerà per molto e che diventerà collera, conseguenza che lo porterà ad estraniarsi sempre di più dal resto del gruppo.

Lui era entrato nelle fila partigiane anche per combattere contro la prepotenza e le crudeltà dei fascisti e dei nazisti, ora invece si trova, in qualche modo anche lui, corresponsabile di questo crimine.Arriviamo al 28 agosto, giorno in cui entrano i carrarmati alleati a Urbino. Un evento importante e sarà motivo di festa per i molti civili che si troveranno ad accoglierli in città. Ad ogni angolo di strada la gente celebra i liberatori. Marco non riesce a gioire come gli altri, è ancora triste per la morte del giovane Morosini e di tutti gli altri compagni e amici persi durante il conflitto.Gli Inglesi, una volta entrati in città, cercano un intermediario che possa fare da tramite con il gruppo più folto dei partigiani, i comunisti. Gli inglesi del resto non hanno molta affinità con chi segue questa ideologia politica e devono trovare un tramite fra loro e i partigiani locali. Viene scelto così un uomo, soprannominato Mercurio, come il dio dell’antichità, messaggero degli Dei. Mercurio è un uomo che arriva dal nord, anche lui partigiano ma soprattutto istriano. Marco era incuriosito da questa figura e avrà modo di interagire con lui scambiando alcune opinioni e pensieri. Mercurio dopo aver parlato a lungo con i vari capi dei gruppi partigiani, durante il suo rientro trova Marco appoggiato ad un albero che legge Leopardi e si ferma un poco con lui, stupito che lassù, tra i monti e i fucili, ci fosse qualcuno che leggesse poesie. Vede lo sguardo spento di Marco e gli chiede cosa lo sta tormentando. Marco racconta l’accaduto e gli dice quanto tutto questo lo disgusti. La risposta di Mercurio è precisa: ” Durante un conflitto siamo tutti quanti obbligati a fare delle scelte, più o meno discutibili, ma aver deciso di schierarsi con coloro che vogliono l’Italia libera è sicuramente la decisione più giusta. Una eventuale vittoria di Hitler avrebbe distrutto le singole realtà nazionali e avrebbe dato vita ad un’unica grande Germania, dove i popoli dei paesi annessi sarebbero stati solo dei sudditi senza identità”. All’interno delle guerre – dice ancora il partigiano istriano – non ci sono persone esenti da colpe, talora siamo costretti ad allearci con chi ha una visione ideologica negativa e, magari con chi insidia le terre dove sei nato.Domani si farà i conti con loro, oggi bisogna battere il nazifascismo. Marco ascolta attento quanto gli dice Mercurio e in qualche modo si sente più sollevato. Arriva il 21settembre e gli alleati aprono una breccia sul fronte della linea gotica. Questa sarà l’occasione per Marco e gli altri di un breve periodo di tregua e il momento di rilassarsi scendendo a festeggiare a Rimini liberata. Qui Marco però sarà nuovamente sottoposto ad un momento che gli causerà forti emozioni; avrà modo di rivedere Laura. La rivedrà però in un contesto molto diverso da quello dell’estate del 39: Era in mezzo alla folla, tra un gruppo di donne prigioniere, che in fila indiana e rasate , come si usava per coloro che erano state le amanti dei nazisti o dei fascisti. Marco la vede lì, piangente e sola, non era più la bella Laura dai lunghi capelli biondi, molto corteggiata. La principessa delle fiabe che trova il suo principe azzurro nell’amico Ettore. Marco avrebbe voluto andargli incontro e portarla via, se avesse fatto questo però lei non l’ho avrebbe mai perdonato. Alla fine Marco si volta dall’altra parte e se ne va mentre non riesce a trattenere le lacrime. I primi di ottobre, nelle terre attorno, la guerra è quasi giunta al termine e Marco lascia le retrovie partigiane pr tornare definitivamente a casa dalla sua famiglia. Decide, andando contro il parere dei suoi famigliari, di passare qualche giorno nella casa diroccata alle Cesane e immergersi in quella natura matrigna di leopardiana memoria. Una natura che non si interessa dei problemi dell’uomo e va avanti comunque, fa il suo corso. Il 25 aprile del 45 si è oramai giunti alla fine della guerra. Ora Marco può passeggiare tranquillamente per la sua città insieme al suo amico Antonio, un po’ come ai vecchi tempi anche se si sente la mancanza del caro amico e rivale in amore Ettore. Ora è il momento per i due giovani di riprendere in mano la propria vita. Antonio parla di sposarsi, Marco invece è ancora indeciso. I suoi pensieri oscillano tra il desiderio di viaggiare per il mondo, e quello di rinchiudersi lontano dal cicaleccio quotidiano, vivere nelle sue amate cesane.

Marco in una di queste giornate qualunque, mentre passeggia per Urbino, si ritrova casualmente davanti al Caffè Grande, luogo storico e di ritrovo al centro della città. Ascolta involontariamente delle persone, al tavolo vicino al suo, che parlano degli ultimi avvenimenti e in particolare della bomba atomica sganciata su Hiroshima. Marco era sconcertato non tanto dalla notizia, che di per se è sufficientemente devastante, quanto dalla tranquillità con la quale ne discutono. Nessuno sembra manifestare una qualsiasi forma di sconvolgimento. Marco si rende presto conto che si è allontanato idealmente dalla città di un tempo e della quale non riconosce più nemmeno i suoi abitanti.

Un giorno decide, mentre fa una delle sue solite passeggiate in bicicletta, di dirigersi verso Urbania. Una volto arrivato nei pressi della cittadina si trova davanti uno spettacolo devastante, fatto di cumuli di macerie. Come poteva essere possibile, comincia a pensare Marco, che una città così vicina alla mia e così simile possa aver subito un destino tanto diverso e così distruttivo. Il paragone con Hiroshima è inevitabile,pur così distanti e diverse tra loro, in qualche modo hanno subito lo stesso destino, almeno in parte. No c’è logicità, tutto è lasciato al caso.

Il riassunto di questo romanzo mi porta a fare dei confronti inevitabili con altre due grandi opere di autori che hanno trattato lo stesso tema. Parliamo di Italo Calvino con “Il Sentiero dei Nidi di Ragno”, e di Beppe Fenoglio con una “Una Questione Privata”.

Da un primo confronto tra il romanzo di Piersanti e le altre due opere, notiamo differenze sia per quello che riguarda la scrittura, sia per il pensiero politico sociale. Per meglio spiegare questa mia affermazione vorrei soffermarmi innanzitutto sul romanzo calviniano attraverso una sua breve ricapitolazione. In questo libro il protagonista è un ragazzo-bambino che vive la sua esperienza partigiana con gli occhi della fanciullezza, privo delle sovrastrutture tipiche del mondo adulto. Nonostante la sua giovane età Pin vive in tutto e per tutto, al pari degli altri, la guerra e la vita partigiana. Ad un certo punto, nel romanzo, si arriva al monologo del personaggio del comissario Kim, il quale viene preso ad esempio per giustificare, da parte di Calvino, il susseguirsi di una scia di sangue e di dolore, mezzo necessario, a suo dire, come strumento per indirizzare la storia.

Questa visione marxista contrasta con la concezione, decisamente esistenzialista, di Umberto Piersanti. L’autore marchigiano in questo romanzo, ci ricorda il concetto fondamentale dell’esistenza dell’uomo. L’uccisione di un uomo, anche se gesto inevitabile, lascia un vulnus, una profonda frattura nell’esistenza in quanto tale. Nulla può placare il sangue versato. Pensiero che si concretizza nelle pagine dei capitoli diciottesimo e diciannovesimo Dell’Estate dell’Altro Millennio, dove Piersanti ci descrive, con deciso pathos emotivo, la figura del giovane miliziano Andrea Morosini . L’uomo Marco/Piersanti, si batterà con tenacia contro i suoi stessi compagni per risparmiare la vita al ragazzo.

Quando poi, a sua insaputa, il gruppo deciderà di ucciderlo, Marco avrà una reazione devastante che lo cambierà per sempre.

Questa concezione esistenzialista è condivisa anche da un’altro importante autore della seconda grande guerra, Beppe Fenoglio. Il romanzo fenogliano nasce come una storia individuale, un intreccio romantico trai i due protagonisti Milton e Fulvia nel fitto della guerra. In “Una Questione Privata”, c’è un’amore infelice, il ricordo di una ragazza contemplata e desiderata. All’interno di questa storia travagliata, avviene la fucilazione di due adolescenti, Riccio e Bellini e qui l’autore segue lo stesso comun denominatore con Piersanti.

A) UCCIDERE uguale mezzo necessario ai fini della storia, (VISIONE MARXISTA), condivisa da Calvino nel Sentieri dei Ndi di Ragno.

B) UCCIDERE che non ha alcuna forma di giustificazione, qualsiasi ragione, anche la più nobile, (VISIONE ESISTENZIALISTA), condivisa da Fenoglio in Una Questione Privata e da Umberto Piersanti Nell’Estate dell’Altro Millennio.

Di fronte alla fucilazione, l’atteggiamento di Fenoglio non è quello di attenuare lo scandalo della morte, ma a presentarlo invece in tutte le sue irregolarità. Lo scrittore piemontese ci vuol dire che non bisogna rinunciare alle armi per difendere la propria libertà, ma semmai ad assumersi le responsabilità delle proprie scelte fino in fondo.
Un tema invece che allontana i due autori, Fenoglio e Piersanti, è quello dell’amore.

Nell’Estate dell’Altro Millennio, il sentimento amoroso è un tratto fondamentale del romanzo soprattutto attraverso i ruoli del femminile, che hanno, a differenze della storia raccontata in una “Questione Privata”, una connotazione positiva a partire dal personaggio della bella Laura per poi arrivare a Lucia alla fine del libro.

Nel romanzo fenogliano la storia collettiva fa da contorno all’amore doloroso e travagliato, dove la donna che lui ama, Fulvia, ama un altro, l’ amico del protagonista Milton. Storia questa che diviene importante solo quando incrocia il percorso del protagonista stesso.
Piersanti invece ambienta la vita dei vari personaggi all’interno, tra le maglie della storia e semmai sono i singoli episodi che finiscono per fare da cornice al susseguirsi degli eventi storici.

Un accostamento invece più appropriato che avvicina Calvino e Piersanti, lo troviamo già nel titolo dei due romanzi. L’Estate dell’Altro Millennio, è un titolo che va decifrato, una metafora del tempo storico. Piersanti non usa questo termine per farci fare un salto spazio- temporale frantumando la nozione classica del tempo, ci vuole al contrario far capire che tra gli anni che precedono la seconda guerra mondiale e quelli che la seguono, c’è un millennio di novità tecnologiche e di costume. Molte delle quali frutto, più o meno avvelenato, della guerra stessa. Si passa dai fucili e dalle pistole per arrivare poi ai bombardieri aerei e si conclude con la bomba atomica. Lo spazio generazionale è enorme in termini di armamenti e la parola più idonea è sicuramente quella adottata dall’ autore quando ci parla di (millennio).Il modo stesso di affrontare i combattimenti assume una realtà tutta nuova.Si passa dal contatto diretto tra fazioni contrapposte, per poi giungere alla strategia dell’accerchiamento che spiazza e disarma un nemico impreparato.

Anche sul piano della società e del costume i mutamenti sono tanto rilevanti da giustificare il millennio del titolo.Si passa dalle canzonette all’italiana alla musica Jazz dei neri americani, dai balli classici, alle sfrenate danze afro-americane. Anche Calvino quando da il nome alla sua opera, “Il Sentiero dei Nidi di Ragno”, segue un percorso metaforico e oserei dire utopistico nella mente del giovane protagonista Pin. Questo luogo della memoria, prodotto dalla fantasia del giovane “senex puer”, diventa uno spazio immaginario che si sviluppa e prende forma nella mente del fanciullo e del suo stesso autore. Calvino e Piersanti sono ambedue scrittori visivi. Lo si può benissimo vedere da questi due brani:

1) “Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d’arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico”. (Dal Sentiero dei Nidi di Ragno). N1

2)”Le foglie dell’Ippocastano sporgevano lunghe oltre il muro: dall’orto pensile veniva un brulichio assordante d’uccelli, cicale e altro, nel vicolo invece non s’udiva che il suo passo, l’ora e la calura tenevano tutti chiusi nelle case, solo due ragazzini gli corsero davanti, sparirono presto giù per la discesa”. (Dall’Estate dell’altro Millennio ). N2

Entrambi danno una descrizione precisa e circostanziata dei mutamenti della natura attraverso le specifiche e differenti risoluzioni stilistiche.

Sia Piersanti che Calvino ci raccontano una resistenza che vive e respira dentro la natura che li circonda.

1) “Per terra, sotto gli alberi del bosco, ci sono prati ispidi di ricci e stagni secchi pieni di foglie dure. A sera lame di nebbia si infiltrano tra i tronchi dei castagni e ne ammuffiscono i dorsi con le barbe rossicce dei muschi e i disegni celesti dei licheni. L’accampamento s’indovina prima d’arrivarci, per il fumo che si leva sulle cime dei rami e il cantare d’un coro basso che cresce approfondendosi nel bosco”. (Dal Sentiero Dei Nidi di Ragno ). N3
Da questo passaggio del libro si percepisce tutta la potenza della natura, dove l’autore ci stupisce con la ricchezza dei dettagli, siamo difronte ad una natura viva e abitata da un arcobaleno di creature e l’uomo ne sublima la sostanza col sentimento della sua quotidianità.

2) “Solo che faticava a dormire: s’affacciava ogni tanto e, sotto una falce esile di luna, intravedeva il luccichio e la bambagia della bruma, le sagome scure delle macchie. Un gufo s’era messo a fare i suoi lamenti. Ogni tanto il fruscio delle bestie ch’escono quando fa scuro, il trillo d’un uccello che aveva preso la notte per il giorno, ansioso più d’un cristiano”. (Dall’Estate dell’Altro Millennio ). N4 Piersanti non è da meno nelle descrizioni dell’ambiente circostante. Sono i tratti lirici che lo contraddistinguono. Qui l’autore fa propri i nomi che descrivono l’ambiente naturale, un uso bramoso dei particolari, dove si evince il suo amore per gli ambienti agresti che lo circondono e dai quali ha sempre tratto ispirazione fin dai suoi esordi poetici.
Un’ulteriore distinzione tra i tre autori, è da ricercarsi nella scrittura. Noteremo che Fenoglio scrive in modo più secco, prevalentemente paratattico mentre Calvino e lo stesso Piersanti usano una scrittura più ricca, dove l’ipotassi ha un valore.
Un altro distinguo fondamentale che caratterizza Piesanti e lo diversifica dagli altri due autori, è la descrizione dei personaggi femminili.
Il rapporto con la donna, per il nostro autore, non è mai stato difficoltoso. Al contrario, possiamo affermare con certezza, che fin dalla più tenera età, la sua vita è stata circondata da figure femminili positive in particolare, la madre e le due sorelle. Queste figure familiari hanno saputo trasmettere i giusti valori, senza sottomissioni di genere.

Basti ricordare i diversi personaggi femminili mezionati in tutto il libro: la bella Laura, la Maria, l’infermiera Olga, fino ad arrivare alla giovane sposa Lucia, sensibile e tenera che ha il marito prigioniero in Africa. Sono figure con le quali il protagonista interagisce sentimentalmente, senza fini esclusivamente sessuali per non svilire l’importanza dei personaggi stessi. Il dialogo, per Piersanti, è l’elemento fondamentale per individuare il carattere e lo stile dei suoi personaggi, dove i rapporti umani hanno la funzione principale. In questi dialoghi con il femminile avviene uno scambio continuo di emozioni positive e che ritroviamo sovente in tutto il romanzo. Al contrario, nel romanzo fenogliano, abbiamo una figura femminile con spazi e funzioni limitate e appare solo quando serve alla trama, ovvero nel momento in cui si vuole rendere più allettante e coinvolgente per i lettori, il romanzo stesso.Una Questione Privata può essere paragonata all’ Orlando Furioso di Ariostesca memoria, un romanzo fatto di inseguimenti e di amore malato, dove il sentimento lascia il posto al rovinoso e infausto rapporto. Pressochè assenti i dialoghi amorosi trai l’uomo la donna.

Siamo sulla stessa scia nel romanzo calviniano, dove le figure femminili hanno un ruolo limitato. Abbiamo la sorella del senex-puer Pin che ha un ruolo negativo e sopravvive, oserei dire, manifestandosi solo attraverso il suo corpo messo a disposizione come merce, disinteressandosi dei rapporti umani e familiari.In entrambi gli schieramenti avversari poi non figurano altri personaggi femminili che possano avere una valenza rilevante per il piccolo Pin. Questo è un romanzo che ha una predominanza di rapporti tra figure maschili.

Sostanzialmente parliamo di tre opere letterarie dove la finzione romanzesca ha un ruolo fondamentale. Serve agli autori per sottolineare quanto le divergenze ideologiche e i conflitti bellici hanno inciso negativamente nella vita quotidiana La guerra non fa distinzione di genere o età ed è un evento disgregante che annienta ogni tratto d’umanità. Quando gli eventi bellici scatenano la loro furia non si fermano davanti alla popolazione civile che, quasi sempre, paga il prezzo più alto .

Piersanti con l’Estate dell’Altro Millennio, rispetto ai due romanzi qui trattati, allarga la sua traiettoria. Usa sì la mediazione romanzesca, ma per avere una visione più oggettiva che va oltre il romanzo stesso. Non parla solo della realtà all’interno della guerra e della lotta partigiana, ma si sofferma sulla vita tutta di quel particolare periodo. Adatta sovente il linguaggio all’oralità dialettale dei suoi luoghi. Spazia anche in modo più ampio nella natura, attraversando i confini nazionali. Notiamo altresì una conoscenza agreste approfondita dove il sentimento delle cose (l’erlebnitz), fonda la narrazione con la lirica, tratto distintivo in tutte le opere dell’autore urbinate.

Giulia Orlandi

NOTE

  1. ITALO CALVINO, IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO, ARNOLDO MONDADORI EDITORE, STABILIMENTO DI VERONA, EDIZIONE OSCAR OPERE DI ITALO CALVINO, SETTEMBRE 1993, PAG 1.

  2. UMBERTO PIERSANTI, L’ESTATE DELL’ALTRO MILLENNIO, MURSIA EDITORE, MILANO, EDIZIONE 2013,PAG 1

  3. ITALO CALVINO, IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO, ARNOLDO MONDADORI EDITORE, STABILIMENTO DI VERONA, EDIZIONE OSCAR OPERE DI ITALO CALVINO, SETTEMBRE 1993, PAG 72.

  4. UMBERTO PIERSANTI, L’ESTATE DELL’ALTRO MILLENNIO, MURSIA EDITORE,MILANO, EDIZIONE 2013, PAG 284

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