La poesia di Piersanti, l’ennesima scoperta che rinfranca

di Davide D’Alessandro

Davide D'Alessandro

Ogni volta che giunge tra le mie mani un libro di Umberto Piersanti, sembra di non essermi mai separato dal suo verso, dalla sua poesia, dal suo canto. A me non importa se Umberto sia “una delle figure maggiori della letteratura contemporanea”, come ha scritto Franco Manzoni in una eccellente recensione sul “Corriere”. A me importa che la cifra stilistica di questo “contadino marchigiano”, la materia che attraversa le note ansimanti di un dolore sordo, mitigato, mai vinto, non siano andate smarrite. Piersanti è, Piersanti c’è, come urla Guido Meda su Valentino Rossi che, non a caso, è di Tavullia, a due passi da quelle Cesane dove la terra è ferma, solida, attraente, senza inebriarsi e senza scomporsi.

In ogni libro di Piersanti c’è il libro precedente e qualcosa di più, di ancora inesplorato. Anche “Nel folto dei sentieri”, edito da Marcos y Marcos, hai la sensazione di aver già letto, di aver già capito, di aver già percorso quei campi, quei segni, quelle piante, quei fiori, quegli amori, quel figlio che lo schianta, eppure se t’inoltri, avverti il piacere di una sorpresa, di un’ennesima scoperta che rinfranca. Non smette mai di dire, un poeta, pur frequentando gli stessi luoghi, gli stessi stradini, gli stessi fossi. Quanto è ferma e quanto è energica la poesia di Piersanti! È antica e moderna, vecchia e nuova, palese e misteriosa. Come la vita. Come la neve. Come il nevone del febbraio 2012 che suscita al poeta il ricordo di altri nevoni, quando le case erano spoglie ma c’era il fuoco a scaldarle. Come Jacopo, il figlio autistico che non l’abbandona. Guarda dalla finestra, Jacopo, e non sai cosa guarda, cosa fissa, se fissa. Io, quando leggo le poesie di Piersanti, guardo la vita, fisso la vita, almeno tento di fissarla, e la vedo scorrere precipitosamente. Non so dove corra, perché corra, eppure appena le poso gli occhi addosso, è già andata via. Come l’ultimo sogno, l’ultimo amore, l’ultimo nevone. Non è vero che tutto scorre. È vero che tutto si scioglie. Purtroppo.

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