Novilunio di Tiziano Broggiato

Tiziano Broggiato, NOVILUNIO (LietoColle)

Perfezionamento del destino. Batte nelle tempie questa espressione contenuta nella poesia Autoritratto, pubblicata in Preparazione alla pioggia, penultimo libro di Tiziano Broggiato: “ma confido tuttora nel perfezionamento/del destino […]”. Questo passaggio, giustamente rilevato da Daniele Piccini in una sua recensione, con Novilunio, ultima opera di poesia dell’autore vicentino, sembra confermarsi centrale, esattamente nel punto di irradiazione della sua poetica. Del resto stiamo parlando di un tema archetipico, consustanziale alla poesia di ogni tempo, risalendo fino alle origini, a Omero, passando attraverso l’indagine filosofica che ha tormentato e appassionato i più grandi pensatori, tra libertà e determinismo, dalla predestinazione, nelle sue varianti con Sant’Agostino e San Tommaso, alla libertà del volere di Alessandro di Afrodisia, al libero arbitrio, da Pelagio in poi.

L’approccio di Broggiato al grande tema è dimesso, mai frontale. La sua indagine avanza quasi con approccio fenomenologico, sottraendosi alla tentazione di ricomporre i frammenti esistenziali nell’ambito di un disegno preciso, sistematico. Il suo senso tragico segna la rappresentazione – nella suggestione e nel fascino dell’ispirazione poetica – dell’enigma. L’intento è la ricerca, nel fitto groviglio degli accadimenti, del filo che possa rivelare il piccolo evento significativo, con la valenza di indizio. Possono essere parole ascoltate e inconsapevolmente rivelatrici, momenti strappati all’iterazione della quotidianità per fulminei consuntivi, o momenti di invisibilità, perciò liberi dai consueti condizionamenti, particolarmente favorevoli e predisposti all’intuizione della nuda verità, nell’essenza: “Una nebbia densa e risoluta/si avvicina alla mia finestra. […] Da giorni attendevo un segnale,/ un avvertimento che mi facesse deporre/libro e occhiali”. La capacità di ascolto, e di straniamento, acuisce la sensibilità del poeta e così accadimenti apparentemente insignificanti assurgono improvvisamente a simbolo, riflettono come uno specchio un passaggio della vita: ” […] vedendo le mie radici affiorare/come quelle del platano malato/che stanno estirpando./ Lo stesso inestinguibile dolore, lo stesso frettoloso congedo.” Il dettato è limpido, cristallino, ma il senso è sempre sfuggente, misterioso. Non c’è oscurità, ma c’è difficoltà, facendo in questo propria la lezione di Montale, secondo l’illuminante distinzione di Franco Fortini. Non ci vengono dati elementi per inquadrare il contesto, quasi sempre assente ogni coordinata di tempo e  spazio, gli stessi luoghi sembrano essere scelti per le risonanze indotte dal suono del loro nome. Ciò che importa è la capacità dell’animo, o meglio – senza paura – dell’anima, di reagire con lo spirito del luogo, di intendere il racconto del genius nelle infinite varianti.

L’altro nucleo tematico al centro dell’enigma, e quindi dell’indagine, è rappresentato dalla luce, al tempo stesso elemento vitale, principio primo, o possibilità di resurrezione, come scrive Franco Cordelli nel commento a Novilunio: “la mano sicura che ci riveli/che la notte è alle spalle e ormai prossima/l’ennesima salvezza”. La luce e le sue declinazioni nell’incontro con i diversi luoghi, per fornirci una sempre nuova chiave di lettura, oppure quando pare voler assumere una fisionomia umana, insinuandosi sotto le porte e cercando di sollevarsi; così la natura e i corpi celesti, immaginati partecipi delle vicende umane, come la “vigile luna” che “rimanda echi di sconforto”, o il saluto degli alberi, di sapore sereniano: “Mosse dal vento/la mani palmate degli aceri/salutano ininterrottamente.” La poesia di Tiziano Broggiato è una specie di numinoso elemento di mediazione tra l’ordinaria quotidianità e il silenzio dell’anima. Un racconto che prosegue e attraversa i suoi libri, in un ciclo continuo di inizio e fine, incontri e congedi, partenze e ritorni. L’inquietudine dell’oscurità presaga quindi, ma anche l’apertura e la rinascita del mattino, la riemersione dall’interregno dei fantasmi “sotto la linea di galleggiamento”. Il cielo notturno, anche il più buio, ha la certezza che ci sarà il novilunio, la luce riflessa della parola mancante, per un altro sguardo, per una nuova poesia.

Luca Nicoletti, novembre 2018

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