Prime prove

Questa sezione è dedicata agli autori inediti inediti o alle prime esperienze di scrittura poetica e/o narrativa.

Incantesimi

Incantesimi

Un racconto di Lorella Cerquetti

Ieri al supermercato ho chiesto al ragazzo tutto indaffarato del reparto verdura dove fosse quella cosa per pesare, si, insomma, la cosa che pesa le altre cose, gesticolavo e puntavo le dita e lo sguardo qua e là, e lui aggrottando la fronte: “Intende la bilancia?”.
Era solo l’inizio.
Intanto che tornavo alla macchina, una ragazza con una custodia enorme che le pesava sulle spalle, una custodia rigida e sagomata, da musicista, si è avvicinata sorridendo chiedendomi dove fosse il conservatorio. Facile. Proprio qui dietro, pensai, “allora fai così, vai avanti altri duecentometri metri fino lì, poi giri subito a sinistra..” facevo segno con la mano ancora aggrappata alla busta della spesa; guardai la ragazza per assicurarmi che avesse capito, quando mi accorsi del suo sguardo tra il sorpreso e il divertito: un uomo le gesticolava davanti, le mani tese ai quattro venti senza emettere suono. Non era uscita una sola parola dalla mia bocca. La ragazza se ne stava ferma e diritta davanti a me con le labbra schiuse. Mi guardava, i suoi occhi neri o forse d’altro colore, magari verdi o blu scuro, continuavano a sorridere ma lo sguardo era un altro. Intanto io avevo la fronte tutta bagnata, la camicia azzurra che via via s’inzuppava, mi si afflosciava sulla pelle: e in me cresceva a vista d’occhio un senso di fastidio. Almeno non avesse fatto così caldo! La ragazza, sembrava divertita, cercava il mio sguardo: “è dietro l’angolo?”; mi guardava negli occhi ed esagerando con il labiale, ripeteva come si fa con i sordi pronunciando lentamente “è dietro l’angolo???…”.
Adesso aveva qualcosa di felino nell’espressione. Mi guardavo intorno ma, nemmeno una parola si presentava all’appello. Niente. Le pensavo, le parole, le invocavo, le supplicavo…..niente.
Posa con un sospiro l’enorme custodia, senza alcuna esitazione allunga la mano verso di me, con il gesto di chi si presenta e rimane in attesa con le dita energiche ed eleganti distese e aperte: “mi chiamo Alice, anch’io balbettavo da piccola, è per questo che ho cominciato a suonare..”.

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Piccola Suite del sisma

Piccola Suite del sisma
di Riccardo Canaletti

Riccardo Canaletti

una scossa

altri a dire un sussulto

un boato             un grido forte

una vibrazione informe
una sberla un calpestio
pesante, la scossa-rinculo

un petardo in piena notte.

—————————————

finita cena risaliamo
incontriamo qualche frate
per le scale. già dimenticata
la prima scossa. la luce fuori
dei lampi, s’inonda  il balcone
dalla grondaia. camminiamo
per la grande sala alla camera.

cere di santi, tavoli grandi
e dipinti pesanti alla parete.

—————————————

la camera è lasciata a sé
tra letti sfatti, i panni ammassati
sui comodini e sopra l’abat-jour

un’anta aperta dell’armadio verde
la chitarra all’angolo della stanza
senza fodera. tutto è nudo.

una luce.

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Poesie di Sergio Doraldi

Pubblichiamo due poesie dell’autore Sergio Doraldi.

città vecchia senza luogo

assenti da quel che si vede
chiusi gli occhi torniamo a vagare
nei pensieri come nei sogni
stradine con selciato di ciottoli
solitarie dietro l’angolo ancora
una fontanella possiamo sentire
viottoli degli incerti pensieri
lontano dal traffico avvolti
in un orizzonte concluso
vecchie case di nebbia
incontri sperati
malìa per cui sfuggono
rampogna di gioventù non vissuta
e le facciate crepate dal peso
degli errori che scolorano in colpe
svaniscono come gli altri pensieri
con le catene di cause ed effetti
confini tra non essere e l’essere
tra i sogni e il veduto davvero
ma un po’ di porfido resta
per comporre la sola certezza
di quant’è invisibile dietro sfocate
leggi della natura, e mattoni
del sentimento del sacro, cemento
delle emozioni fuse a ragione
archi e cupole in alto a levare
accordati in costruzione coerente
di stanze con le finestre sul fuori
dove accogliere il prossimo
in ambienti di veduta illusoria
ma nei dettagli a racchiudere
un’idea della vita
del mondo all’esterno distante
perché trovino un senso
di là della seduzione del nulla
nel parlare oltre alle spesse barriere
con chi a quelle note risuona
nel ripensare i momenti
istantanei ma eterni
in altra percezione del tempo
che si vorrebbe ancora trovare
come il sapore di bocca
desiderata sopra ogni cosa
sorriso dai ricordi inseguito
tra malinconia e letizia sospeso
oltre l’orizzonte annebbiato
dietro alle pareti dissolto
mura adatte a racchiudere
un piccolo spazio al sicuro
dall’inganno del divenire
dove passi e voci risuonano
sorreggendo le arcate, invincibile
forza d’uno sguardo gentile
sogno luminoso sfuggente
e nulla lo può trattenere
in quelle povere stanze
a fatica murate sapendo
che non potranno durare

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La vita ulteriore di Antonio Prenna


LA VITA ULTERIORE

Oblio.
Una parola che suona bene,

come aprire un oblò

che si affaccia

sui buchi neri delle storie private.
Dimenticare il set.
Non usare colonne sonore.
Tornare a casa il più presto possibile.
Dimenticare le vele le vele le vele di Dino Campana.
Pensare piuttosto

alla sospensione del direttore d’orchestra,

prima di ordinare l’attacco dell’ouverture.
I palchi del teatro come tanti oblò.
Occhi attenti.
L’animo di ognuno pronto a commuoversi,

pur schernendosi per le lacrime che arriveranno ineluttabili,

causate semplicemente da quel meccanismo matematico

della combinazione di suoni,

melodie, colori e persino di sapori evocati.
Masticare solo dopo un po’,

quando il groppo in gola sarà sparito,

la polvere della strada,

per avviarsi lenti sulla via delle rimembranze.
Leggere in quei rari casi “Recueillement” di Baudelaire.
Tu esigevi la sera.
Eccola.
Vois se penchez les défuntes Années.
Guarda allora il Sole moribondo

addormentarsi sotto l’arco di un ponte.
Solo quando sarà il momento però,

non adesso che il sole è alto ancora.

Antonio Prenna

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Poesie di Marzia Dati

Albion

ritorno a te dopo un lungo viaggio
dove nuove tempeste e naufragi
mi risuonano dentro il sangue

venti colmi di pioggia e nuvole minacciose
lo hanno gravato di pesi appesi come l’albatros
all’albero maestro della mia nave

l’uragano sembra passato
le nuvole si sono liquefatte
nelle distese azzurre che ho solcato

c’è un porto sicuro che mi attende
e nell’attesa faccio di parole versi.

Risacca

Quello che mi chiedi
non mi è noto,
ancora.
Mi lascio andare
al moto
lento
e
costante
del
Mediterraneo,
che bagna il mio corpo
nell’agosto assolato.

La risacca
sembra confermare
il moto
perpetuo
del
dare
e
dell’avere
in un equilibrio
spesso non perfetto.

Mi abbandono
e abbandonandomi,
sono solo un frammento
delle leggi imperscrutabili
dell’universo.

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Una poesia di Antonio Prenna

Pubblichiamo una poesia di Antonio Prenna, dedicata ad un tragico evento della storia italiana di cui è ricorso il 52° anniversario lo scorso 9 ottobre.

Ricordo
così bene
l’ottobre 1963

#Vajont
adesso
è diventato
un hashtag

allora la parola
mi sembrava
sempre
uno schiaffo.

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