Istantanee

Un io distante. Remo Pagnanelli

Un io distante. Remo Pagnanelli
di Mattia Caponi

 

«Errava
ad altri spazi, a rive di memoria…»
(Angelo Barile)

 

La lettura – non la letteratura – ci insegna presto che ci sono autori con cui bisogna conversare e incontrarsi per interi: aver goduto della vastità, dell’urto e della frenesia nello scandaglio delle opere di Leopardi o Parini, per esempio, non può che segnare, nel perseguimento quasi irresistibile di un’etica letteraria. Ci sono poi autori la cui lezione è invece più particolare, trovando posto in ognuno secondo casi che non si possono prevedere. Uno di quest’ultimi è Remo Pagnanelli, di cui, per i tipi di Donzelli, nella rinfrescata e candidata collana di poesia, è uscito Quasi un consuntivo (1975-1987). Il volume, per la curatela di Daniela Marcheschi, raccoglie e ripropone in rigorosa cronologia gli Epigrammi dell’inconsistenza (1975-77), L’Orto botanico (1984-85; unico dei tre edito in vita dell’autore) ed i Preparativi per la villeggiatura (1985-87). Una parte dell’opera poetica di Pagnanelli (non tutta)[1] consistente, salda e che mira esplicitamente a darne una visione ampia nelle tematiche e negli sviluppi.

Fin dalla composizione del volume, la questione sembra porsi di fatto sul lato della realtà postuma della poesia di Pagnanelli[2] – spesso facile adagio di chi a questo autore si è accostato criticamente. La sensazione è che molti lettori critici abbiano di fronte l’estrema decisione del poeta e da questa si lascino spingere ad una lettura sovraccarica delle sue opere: e quindi tanto biografismo, molto naturale e significativo dispiacere, a volte duro rimorso e rancore verso il resto.[3] Non che la biografia dell’autore non sia presente in questa poesia; anzi ne viene fuori, anche sotto forti citazioni o semplici impostazioni, persino un percorso da critico decisamente spigliato; ma uno dei passaggi più nascosti a questo consuntivo è che «nel 1987, Pagnanelli ha riorganizzato ex novo buona parte del proprio dettato poetico, riscrivendo diverse poesie di Musica da viaggio e di Preparativi per la villeggiatura, nonché la raccolta Atelier d’inverno per intero» arrivando a mostrare una «sistematica eliminazione di riferimenti troppo personalistici».[4]

D’altro canto però la curatrice opera in modo lucido un ribaltamento: «è la sua poesia, la materia concettuale che vi è riversata, a contribuire al chiarimento di alcune ragioni della sua morte»,[5] riportando finalmente il giudizio sulla poesia di nuovo alla riva dove possiamo raccoglierlo. Quindi, anche su una spiaggia che fra tanti ossi di seppia e conchiglie, paguri e qualche raro vetro levigato mostra una poesia contemporanea (non solo lirica) ancora strettamente allacciata alle istanze biografiche anche molto minute, in un percorso tradizionale che difficilmente dimentica la soggettività, si può in maniera sensata fare a meno, di fronte a questa raccolta, di continuare sui tratti personali dell’autore. Se non le motivazioni precedenti, almeno valga che Pagnanelli lasciava già in una poesia (che dà il titolo a questo libro), appartenente a Dopo (1981), l’amarezza al suo biografo:

così il mio biografo si lamenta
della mancanza di fatti notevoli
e prepara la tesi dell’opposto, il grosso
avvenimento sarebbe la mancanza di questi.[6]

Concordato il punto precedente, cercando di tornare alla poesia, il tempo trascorso da Pagnanelli ed i suoi versi – nel complesso ormai trent’anni – apre però il dubbio se un giudizio sia da produrre da parte degli storici della letteratura o dai critici militanti. Non occorre forse suggerire un paragone coi lavori desanctisiani intorno a Leopardi che iniziarono anche prima di questa distanza; e su quale lato ci troviamo col patriota nostro è più che noto. E se, come giustamente si può intuire, l’attualità, con tutte le sue propaggini e ramificazioni più o meno sottili, specie giornalistiche, si arroga il dominio sulle cose, anche il giudizio che pende su un poeta non può che essere ulteriore proprietà in mano agli attuali lettori. Così il dilemma che semmai resterebbe vorrebbe trovare, se non una soluzione, almeno un indirizzo proprio in questi.

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Umberto Piersanti alla Prima Edizione del Festival Internazionale del Cinema NatuRurale

Giorgia Melagrana e Umberto Piersanti

La volontà della natura, s’impara attraverso le cose su cui non siamo diversi gli uni dagli altri. Esprimere ciò che siamo rende il mondo un luogo più leggero, dove poter attingere energia creativa.

L’amore è l’istinto, la passione ciò che muove l’uomo verso la vita, crederci, ciò che renderà concreta quella che era un’immagine. L’ispirazione spesso nasce da ciò che ci circonda, i pensieri sono natura umana, creazione dell’ego e dell’intelletto.

Così è nata l’idea della condivisione e quindi la spinta materiale che ha reso possibile attraverso la collaborazione quella che è stata la Prima Edizione del Festival Internazionale del Cinema NatuRurale, svoltosi tra Acqualagna e il Passo del Furlo il 21/22/23 luglio.

La scelta dei film, dei documentari e delle animazioni (italiane e non) è quella degli occhi e del cuore di Diego Feduzi, direttore artistico del Festival, sostenuto da Giorgia Melagrana, organizzatrice di eventi, legata da una profonda passione al mondo dell’arte e del cinema, e definita in termini tecnici da Danilo Ubaldini, gestore del Cinema Teatro Conti di Acqualagna.

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Le bellezze di Pesaro e Urbino a Linea Verde Orizzonti

Urbino (Foto Luca Boldrini CC BY 2.0 Wikicommons)

Sabato 9 Aprile alle ore 11 su Rai Uno a Linea Verde Orizzonti sono andate in scena Pesaro ed Urbino. Il mare e le colline alle Porte dell’Appennino, l’industria e l’arte, le moto e gli aquiloni: due realtà distanti ma complementari, unite però non solo dalla vicinanza, ma dal comune attaccamento alle tradizioni. Abbiamo visto il Parco del San Bartolo tanto bello per quanto in Italia sconosciuto. E lì vicino la grandiosa Villa Imperiale. Umberto Piersanti ci ha accompagnato per i vicoli, gli slarghi e i palazzi di una città che il poeta ha indicato come una perfetta fusione fra polis e cosmo: Urbino rappresenta quell’ideale di armonia che solo Raffaello ha saputo raffigurare almeno per un momento nella storia della cultura occidentale. Linea Verde Orizzonti è riuscita ad unire senza stridore momenti più diversi ma caratterizzanti dell’identità di un territorio: la sapienza artigiana, le piste ciclabili, i tesori artistici, la testimonianza di un poeta, di scienziati e di studiosi. E nel cielo urbinate volano gli aquiloni… Un programma da vero servizio pubblico nei giorni in cui il figlio del più crudele capo mafioso va a Porta a Porta a propagandare il suo libretto e lo stile di vita mafioso.

Annie Seri

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Umberto e Jacopo Piersanti

In occasione della Giornata mondiale dell’autismo, il giornalista Alessandro Puglia ha realizzato un servizio per RepubblicaTv in cui il poeta Umberto Piersanti racconta del figlio Jacopo, autistico, e legge alcuni versi a lui dedicati. “Jacopo vive in un altrove, in un mondo tutto suo, ho pensato a lui come a un mito, un personaggio assoluto”, dice Piersanti.

Il toccante servizio

Su Jacopo Piersanti ricordiamo il bel racconto di Roberto Marconi “Il collaudatore di altalene”.

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Papa Francesco e Charlie

Tra Papa Francesco e “Je suis Charlie” dobbiamo scegliere “Je suis Charlie”.

Umberto Piersanti

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Grillo e i vigili romani: il miserabile e gli assenteisti

Ne avevamo viste molte da Grillo: l’alleanza con l’estrema destra britannica e con il deputato polacco che nega la parità tra uomo e donna, la difesa del bicameralismo perfetto, la richiesta del carcere per Napolitano. Tutte cose da riderci sopra ricordando la professione di comico del leader genovese se non fosse per i milioni di voti (fortunatamente oggi in calo…) che il Movimento 5 stelle riesce ancora a raccogliere. Ma la difesa di uno dei più terribili mali italici, quale è il disprezzo verso il proprio dovere prima ancora che verso le Istituzioni, rappresentato dall’assenteismo fraudolento, questo no, questo non potevamo aspettarcelo. Passi l’idiozia di un Di Battista che difende i tagliagole dell’Isis scambiandoli per gli integralisti di Hamas: sappiamo tutti quanto sia totale l’impreparazione in politica estera di rappresentanti scelti dalla rete con il voto di parenti e amici.
Ma il Movimento 5 stelle non era sceso in campo proprio per distruggere i burocratismi, i ritardi, gli assenteismi, i disguidi della vita politica e sociale italiana? Poco tempo è bastato per dimostrare che si trattava solo di propositi velleitari, confusi e populistici. È piuttosto facile accordarsi ai mal di pancia di tanti italiani spesso giustificati dall’insipienza dei partiti.

Altra cosa è cambiare la vita politica e sociale del Paese.
Ancora una volta “Il Fatto Quotidiano” troverà il modo se non proprio di giustificare quantomeno di attenuare le assurde affermazioni di Grillo? Forse sarebbe ora per il giornale diretto da ex direttori della vecchia “Unità” di prendere atto che la scommessa a favore dei 5 stelle è ormai fallita.
Contrariamente a Di Battista, quel giornale dovrebbe avere un minimo di conoscenza della vita politica.

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