Fuori stagione di Silvio Ramat

Già il titolo Fuori stagione (Crocetti editore, Milano, 2017) ci consegna la nota principale di questo nuovo libro di Silvio Ramat, costituita da una delicata, quanto intensa vena, malinconica: “vola basso la musica degli anni./ Forse tutto non crolla in un minuto/ma troppi convocati non rispondono/ all’appello.” Lo scorrere ineluttabile del tempo, le numerose voci d’amici ormai scomparsi, la giovinezza che torna con le sue immagini vivide, i suoi inevitabili conflitti, forniscono i momenti salienti di questa raccolta, contrassegnata da una particolare compattezza, pur nella varietà dei temi presenti nelle singole poesie. Una sorta di spaesamento o meglio d’esilio coglie il poeta quando rievoca luoghi, episodi, persone della sua giovinezza: un’alterità che non è necessariamente drammatica, ma è uno stato dell’anima per eccellenza poetico. Come del resto è fonte di poesia la memoria; per l’autore,  la dea Mnemosine, oltre a costituire le radici stesse di un’esistenza, ha anche una capacità propulsiva, forse ereditata e fatta propria dai poeti dell’ermetismo. La memoria, infatti, non nasce soltanto dalla necessità di ritrovare il passato, ma di ritrovarlo per guardare avanti, non retoricamente, ma per vedere un qualcosa che è davanti a noi e che la curiosità ci spinge se non a conoscere, almeno a tentare di indovinare.

In Piazza Bologna, anni trenta scrive Ramat riferendosi alle bellezze di Roma: “…Ammiro sbigottito/ le mura e gli archi a ogni viaggio,/ma/ troppo scarso gruzzolo di memorie/condivido con loro. E non si inventa/ non si cammina dove non è pianta/ di memoria…”. In questa prospettiva i ricordi diventano momenti costitutivi della poesia stessa, senza i quali ogni vera ispirazione viene a mancare.

Continua a leggere →

Posted in Sinopie | Tagged , , | Leave a comment

Del “Cupo tempo gentile”; il ’68 di Umberto Piersanti sotto forma di romanzo.

Recensione di Claudio Cesaroni

Manifestazione studentesca nel 1968 (sessantotto68.wordpress.com)

Una delle teorie sociologiche più aggiornate sui movimenti collettivi, validata da cospicue ricerche storico-empiriche, sostiene che i gruppi sociali minacciati dal declassamento sociale e quelli in rapida ascesa sono gli animatori originari di ogni movimento collettivo nelle moderne società complesse e stratificate; anche il ’68, forse soprattutto il ’68, convalida questa teoria: una piccola e media borghesia che si sente sempre più smarrita di fronte all’avanzata competitiva delle classi popolari -si pensi all’effetto che ebbe, sulle famiglie borghesi, vedere i propri figli adolescenti accanto ai “ragazzi del popolo” nella scuola media obbligatoria per tutti- e una compagine sociale in formidabile ascesa: i giovani; il movimento del ’68, però, ha una peculiarità: la classe che teme la degradazione sociale e quella che conquista, rapida e prepotente, la ribalta della Storia, in larghissima parte coincidono: sono borghesi e giovani gli studenti che occupano le università, formano collettivi e organizzano manifestazioni di piazza; il nucleo fondante del movimento del ’68 risiede, al di là delle adesioni alle varie ideologie di ispirazione marxista-leninista, in questa contraddizione: il soggetto sociale che più si stava affermando, i giovani, era costituito dagli appartenenti ad una classe che già da qualche tempo sperimentava con angoscia la diluizione della propria identità, la borghesia.

Continua a leggere →

Posted in capitolo '68 | Tagged , , , | Leave a comment

Poesie di Donatella Bisutti

Pubblichiamo tre poesie di Donatella Bisutti.

Mendicante

Lui – un mendicante qualsiasi
un ingombro che avanza con la sua sporcizia
otturando lo spazio libero sul marciapiede
un ingombro sulla via
uno in più – dei tanti
non bastano? già?
Le zecche il contagio
il lezzo il corpo invaso
dal sentore dell’indicibile indigenza
Come potrò evitarlo mentre mi viene
incontro, lì, sullo stesso marciapiede
e già mi fronteggia nella sua infinita miseria
cui sono del tutto inadeguata?
Lui, eccolo, l’attimo della rivelazione ultima,
l’apparizione che toglie il fiato e fa tremare le gambe,
ti fa scricchiolare le ossa
Resti stupefatta e trattieni
nella tua mano uncinata
la moneta
L’unica moneta che ancora possedevi
Tutto si è illuminato d’un tratto
sulla strada di Gerusalemme
le cui porte – ora lo sai – ti saranno
per sempre precluse.

Continua a leggere →

Posted in Protagonisti | Tagged , | Leave a comment

Primavera 1968

Primavera 1968

Il volo di tordi
infrascati sugli orli dei fossi
per l’aria memore di ghiacci
in quella primavera stentata
presso la gora morta
fradicia di scorie
lì dove il peso eccessivo del fiore
curva rami di biancospino
quindi più tardi
ma prima del meriggio
nei greppi di grano verde
divisi a cerchi larghi
invano per i tulipani.

Eri ancora più scura nella chiesa
per il bianco degli occhi
il riso della bocca largo
estranei agli architravi
alle nicchie alle cose
da sempre familiari.

Il suono dell’organo era
nella penombra
tra profumi marci
di gigli dalla sacrestia.

Ci commosse il sacro dell’incenso
la bravura scontrosa
del solitario maestro.

Disse di pietre e massi
trascinati dalla cava interrata
costretti in fabbrica romanica
di due archi gotici
centrali nella navata di destra
abbozzata solo, per lo scarto.

Estraneo all’anno
di gente rovesciata nelle piazze
dei giovani serrati
coi drappi rossi negli edifici
fermo nell’Appennino remoto
immemore del tempo
sciolto dalla catena.

Compagno d’una fuga
a lui da sempre acquisita
mia, di un pomeriggio.

Umberto Piersanti

(dicembre 1971)

Posted in capitolo '68 | Tagged , | Leave a comment

Alle ragazze degli anni ‘60

Pubblichiamo un intervento di Davide d’Alessandro uscito su Il Foglio, che ricorda il ’68 attraverso lo sguardo di Umberto Piersanti e della sua poesia.

Beat Girls (Joost Evers, Wikicommons)

1968-2018. Cinquant’anni. Ricorrenza speciale. C’è una deliziosa battuta che Woody Allen mette in bocca a Ian Holm nel film “Un’altra donna”: «La sola cosa bella di fare i cinquant’anni è che non li rifai». Neppure il ’68 li rifarà. Allora, questo è il momento. Tutti scrivono, ricordano, celebrano, rimpiangono, criticano, rivisitano, approfondiscono. Io non posso. Sono nato nel 1966. Avevo appena due anni. Umberto Piersanti, il poeta d’Urbino, di anni ne aveva ventisette. E a quegli anni ha dedicato una poesia, tra le più belle. Riproporla è un modo, anche per me, di accostarmi a una stagione non vissuta, di misurare il tempo ch’è passato, il tempo che tutto devasta.

Alle ragazze degli anni ’60

ah! le acerbe primavere
di quegli anni,
le ragazze sui ponti
e nelle strade,
scende il vento dai monti
alza capelli e sciarpe
ridono le ostinate
dentro l’aria,
sciamano le altre
ai portici,
siedono nelle scale
e sopra i muri

friggono le cresciole
è carnevale,
un carnevale povero
tra i monti,
giovane professore sento le vesti
strisciarmi e il caldo
tocco delle mani,
le mascherine bussano alla porta
reggono grandi canestri
per radi doni

per altre prode il tempo
vi trascina
il tempo che devasta
le figure,
ma io vi scorgo ancora
camminare,
ridere sopra i ponti
lievi svanire

il tempo ch’è passato
lo misuri
dall’occhio che ti lacrima
e non sai
e il cuore ti trema
se l’aspetti,
ti tremano le mani
se la spogli

Umberto Piersanti

Posted in capitolo '68 | Tagged , , , | Leave a comment

Capitolo ’68

In occasione del cinquantesimo anniversario del ’68, intendiamo aprire un dibattito su Pelagos Letteratura sul momento più significativo della nostra storia dal dopoguerra ad oggi.

Umberto Piersanti

Non c’è stato nessun periodo più esaltato o condannato: mancano, a nostro parere, ricostruzioni e giudizi equilibrati.
Ho vissuto il ’68 e gli anni attorno nella piccola Urbino, che costituiva però un punto di riferimento per un’area molto vasta che andava da Rimini a Pescara e comprendeva larghe zone dell’entroterra toscano-appenninico, marchigiano ed umbro. Allora non esistevano facoltà distaccate da Bologna, Firenze, Siena. L’Università di Urbino aveva una sua precisa importanza ed era meta di delegazioni studentesche di tutta Italia.
Mi ero laureato da poco, insegnavo alle magistrali, a avevo un rapporto continuo con l’Università come collaboratore di varie cattedre umanistiche. Alle mie spalle una serie di iniziative di tipo sia politico che culturale. Nei primi anni Sessanta ero stato fra i fondatori del Circolo Luglio ’60 che aveva organizzato una serie di manifestazioni a sostegno dei movimenti democratici spagnoli, contro la guerra in Vietnam e tanto altro.

Essendo stato in delegazione in diversi paesi dell’Est, avevo potuto costatare con i miei occhi non solo le “lacune”, come allora si diceva, ma il fallimento pressoché completo del socialismo reale. Dunque ero immunizzato da ogni fede verso quella dittatura del proletariato alla quale si rifaceva la contestazione.
Gran parte del Movimento Studentesco riponeva una totale fiducia nella Cina, in Cuba, nel Vietnam: l’URSS veniva contestata, ma si era pienamente riabilitata la figura di Stalin sulla scia delle posizioni cinesi. I ritratti di Lenin, Stalin e Mao campeggiavano nel più duro dei Movimenti Studenteschi, quello milanese di Capanna e compagni. Anche Cuba era un punto di riferimento importante: Che Guevara vissuto come rivoluzionario, libertario e martire, ancora più di Fidel.
Altro mito era il Vietnam di Ho Chi Minh e i piccoli guerriglieri Viet Cong, mito amato anche dalla sinistra tradizionale. La politica vietnamita oscillava tra Cina e URSS.

Continua a leggere →

Posted in capitolo '68, Editoriale | Tagged , , , | 1 Comment

ESsere scritto

ESsere scritto di Roberto Marconi

 

Stanno le colline e m’apprendono
di là dal finestrino, e le coperte
banchine gli sbiancati furgoni le
fabbriche assonnate rivanno via,
dall’altra parte… È sì uno specchio
allagato e mi pone pure accanto
le discenti che carezzano scuri
corti piani ed il colore del mare,
così i pensieri miei si scambiano
con il respiro e mi ridomandano.

 

L’Es gioca tiri straordinari,
guarisce, fa ammalare,
costringe ad amputare arti sani
e fa correre la gente incontro
alle pallottole. In breve, è un
essere lunatico, imprevedibile e
spassoso.

Georg Groddeck

 

Quella appena letta, in corsivo, è la prima citazione dell’atipica raccolta (in qualche modo atavica) curata dallo psichiatra e poeta cremasco Giancarlo Stoccoro (poeti e prosatori alla corte dell’Es, AnimaMundi Edizioni, Otranto 2017) e non poteva essere altrimenti per un tema così articolato e intricato, per una forza travolgente e imperscrutabile che ci vive appunto dentro, di noi, in chi scrive e opera trascrivendo (oggi anche digitando) ciò che viene dettato (di dantesca memoria) da una zona “altra” della mente, abitata da qualcosa di abissale. Un’immaginazione in più che per essere vera, come scriveva la Weil, non deve colmare vuoti per non essere falsa, al più elevare corpi, come descriveva Keats.

Mentre censisco non posso far a meno già di scrivermi,
il miglior contenitore è quello che sfugge.

Stoccoro argomenta, nelle prime (tre) parti introduttive, con ampie esposizioni, su come si muove il linguaggio, su chi si approccia a distenderlo, chissà quanto o in quale modo consapevole sul foglio.
La scrittura di un mondo profondo nei suoi generi.
E cita Bollas, il quale vede la poesia strutturalmente più semplice e vicina a un linguaggio orientale che cattura il sé con esperienze intense che coinvolgono tutto l’essere, distinguendosi dalla prosa, più occidentale, con periodi maggiormente articolati, che puntano più all’esposizione a discapito dell’invenzione. Insomma, una prosa che persuade contro una poesia che rischia.

Continua a leggere →

Posted in Sinopie | Tagged , | 1 Comment

Mauro Carlangelo: tra tradizione lirica e poeti del Sud

È sempre più complesso, nel terzo millennio, individuare un canone che possa far rientrare nella poetica dei singoli autori il meglio del meglio seguendo l’etimologia della parola (dal greco scelta dei fiori). Molti lavori critici, pertanto, risultano solo delle direttrici, mere interpretazioni, spunti in un contesto complesso, se non confuso dalla forza della dispersione, dove le mappe orientative di tipo geografico (Carlo Dionisiotti), potrebbero tracciare una coordinata spazio-temporale attendibile. Oppure può essere individuato un percorso accidentale che accomuni i poeti sulla base di una tendenza vera e propria, senza la pretesa di avviare un discorso definitivo, sistematico. È esattamente ciò che ha fatto Carlangelo Mauro (collabora con la cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea dell’Università “L’Orientale” di Napoli) nel suo libro di saggi Liberi di dire. Saggi sui contemporanei (Sinestesie 2017): il secondo della serie, in cui viene dato spazio ad Aglieco, Cipriano, Cucchi, Di Spigno, Fontanella, Fresa, Frungillo, Pagliarani, Piersanti, Piscopo, Pontiggia, Rafanelli, Spagnuolo, Sorrentino. Come riportato nella nota introduttiva, ciò che accomuna i poeti “è la libertà espressiva, di temi e di contenuti, per essi che si collocano, che vogliono collocarsi, al di là del dato anagrafico generazionale, dopo la neoavanguardia”. La dimensione classica, la tradizione, il canto, l’esperienza, l’io che interagisce con il noi, i luoghi, i sentimenti tornano al centro dello studio ripudiando per lo più l’avanguardia e lo sperimentalismo, l’egemonia di una formula spenta, legata a formalismi di maniera, ad un gergo chirurgico e asettico che sopprimeva il tentativo di rappresentare una realtà. Qui, viceversa, si fa leva sulla condizione umana di chi consacra qualcosa dalla propria specola, da un posto alienato come tutti gli altri (se si eccettua Pagliarani, il cui percorso creativo, però, è del tutto singolare, specie stando alla sua opera maggiore La ragazza Carla, che risulta un poemetto aperto, “neoveristico”, con “diverse spinte linguistiche e stilistiche”). Ciò che differenzia il libro di Mauro Carlangelo da altri, è che la maggioranza dei poeti provengono dal sud dell’Italia, in particolare dall’area campana. Se finora si era ritenuto pregiudizialmente che la letteratura meridionale facesse prevalere la componente sociale, i poeti monitorati da Carlangelo sfatano questa convinzione: risultano permeati da una visione esistenziale, anche contemplativa, ragionativa sui temi assoluti: si attesta una weltanschauung, una visione figurativa, una certificazione personale che allarga l’orizzonte conoscitivo e intuitivo, rispetto ai quei poeti che vivono e operano nel nord-centro dell’Italia, settore più foriero di discernimento, storicamente, da parte della critica.

Continua a leggere →

Posted in Sinopie | Tagged , , , | Leave a comment