Poesie di Elena Buia Rutt

da Ti stringo la mano mentre dormi
fuorilinea srl, Roma 2012

Per Miriam e Thomas

Io non vi vedrò invecchiare
Non vi potrò sorreggere
quando le vostre gambe
tremeranno
per la stanchezza
o la paura di morire.

Ma forse, se per caso allora anche ci fossi,
niente chiedereste a me
che mi consumo ora
ad addomesticare il vento
che vi sferza la schiena
mentre andate a scuola.

E così mi chiedo
che cosa rimarrà
di questo amore selvaggio
di questo amore con gli artigli
conficcati
fino all’ultimo respiro
nella parola
figli.

 

Ti stringo la mano mentre dormi

Ti stringo la mano mentre dormi
come per dirci addio.

Non sembri riposare
in questo sonno bianco
dove la fatica del giorno
ti stringe ancora come morsa.

Ma al risveglio del mattino
una forza indissolubile
ci unisce
e ci sbilancia
in avanti e in alto
acrobati-operai
sulla maestosa impalcatura
di una bellezza
inspiegabile a noi stessi.

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Tre poesie inedite di Vanni Pierini

DOMENICA MATTINA IN CITTA’

Tre vecchi podisti, due anziane matrone,
alcuni ciclisti. Io dal balcone
li sento ansare dentro le tute,
decisi a morire in perfetta salute.

PRONTO SOCCORSO

L’arancione strappato, incongruo
del tubino leggero; un residuo
di zattera carminio dai fregi
cromati; sangue polvere sassolini
incistati nella pelle violata:
un troppo dolore che il cervello
vira in corridoio bianco.
Affranti i parenti e i congiunti
vinti, ma pronti al morso
contro le infermiere inaccessibili,
i dottori in tour di routine.

E mi gela l’improvvisa evidenza
che una linea così provvisoria
divida la passeggiata del pomeriggio
(quella brezza leggera che sale
dal mare, quel gelato da leccare,
quei gesti accesi gratuiti felici,
e quegli sguardi che accecano
il cuore) da questa officina
autorizzata, nella quale il corpo
prende la sua rivincita piena
sui fuochi fatui del vivere.
Si, lo so; lo sapevo da sempre.
Ma vedere lo strazio sorpreso,
senza grazia, della giovane ragazza
ferita… Non: saperlo, ma: vederlo.
Vederlo…

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Una poesia inedita di Emilio Coco

TI RINGRAZIO Signore
per tutte le commesse che ho incontrato
all’Iper di Pescara Nord a Brico
a Castorama a Auchan a Oasi a Sisa
alla Conad e agli altri supermarket
dove ci rifugiamo per sfuggire
all’ardore di questi pomeriggi.
Che gioia quelle bianche camicette
morigeratamente sbottonate
sul seno sotto camici attillati
col nome e con il logo dell’azienda.
Che regalo impagabile
le loro esili dita
che scorrono veloci
sopra i codici a barre dei prodotti.
Che mani alabastrine
con unghie di ogni forma e ogni colore
mani tamburellanti
sui tasti della cassa
mani di una bellezza folgorante
che disattentamente
incrociano le mie
collocando la spesa nelle buste.
Mani che resteranno
per tutto quest’agosto
fino all’estate prossima
nel disco fisso della mia memoria.

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‘Appuntamento a Venezia/Meeting in Venice’ di Matteo Bianchi

Appuntamento a Venezia
Di Matteo Bianchi

Sei nei miei panni:
obbligato dall’assenza
ti sento addosso.

A Iacopo,
a prescindere dal futuro.

Dite al mio Bassanio che,
a questo giro di barca,
dei candelieri mi occupo io
e ho scorto una coppia di merli
corteggiarsi sotto i legni di un attracco
allo sfascio, che i muri trasudano sale
e la gente in Frezzarìa cambia ad ogni passo,
ma le pareti del palazzo reggono la sua partenza.
Ditegli che c’era un Pulcinella solo
ad allietare gli invitati al mio ballo,
che le petunie in fiore scendono
sul davanzale e coprono il balcone,
e i lenzuoli del passato
asciugano le macchie sull’acqua.
Ditegli che non nascono viole immemori
nella nostra fragile incertezza,
ma a terra, tra le fessure dei cotti
persino rinunciano al loro colore:
gialloaffetto aspetto la sua rinascita.
Ditegli che senza di lui fatico
ad affrontare i droghieri e i bottegai,
e nella prossima spiaggia
so che ci sarà il suo braccio
a farmi strada.

Antonio

*

Non verrà alcuna dama di cuore
da dietro la curva di spighe
a consolare il cavaliere
mentre fuma accovacciato
una Camel blu,
rigorosamente light,
sotto il cancello di ferro
del camposanto.
Il sole era lo stesso
che ha reso tenero il grano.

Bassanio è morto, Graziano,
come farai?

*

Da quando hai lasciato la nostra città,
gli specchi d’acqua amplificano
la mia disperazione: il ricordo
recente è sale sulla ferita.
Nell’oscura soffitta degli anni
di università ho imparato
il gioco della luce sulle scale.
L’aria di Venezia, sfatta
libertina di tarda età,
esaspera di ognuno lo stato d’animo:
il fallimento di un esame
diventa depressione,
un buon voto moltiplica l’euforia,
sino a spingerti al limite
della sopportazione.
Più cerco una destinazione razionale,
un cassetto chiuso,
più mi sento annegare.

*
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Poesie inedite di Eliza Macadan

Pubblichiamo alcune poesie inedite di Eliza Macadan.

Eliza Macadan

le montagne
sono cadute
in ginocchio
il mare trabocca a scroscio
oltre le labbra asciutte del cielo
le nevi non le so più
non cadono più
scintillano e fumano
dietro è archeologia

la tua collezione di monete
batterà la mia collezione di poemi

————————————-

in una notte come questa
il mattino non arriva mai
la solitudine ci ha sedati
e non arrivo nemmeno alle tue labbra
hai lasciato negli occhi
tutti i dolori
il cielo piove con ogni cosa

le mani allucinando
nel buio
nella parola

——————————–

tu vai
dai tuoi morti
io vado
in cimiteri generici
per chiedere la benedizione
dei padri assenti

————————-

sono la tua donna di cioccolato
ragazzo
nelle foreste da dove vengo
l’inverno è solo uno scherzo
ho eccitato l’Oriente
l’ho lasciato pieno di nervi
cercandomi
sono venuta da te
per sciogliermi
sulle tue dita

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Poesie di Milena De Luigi

Pubbblichiamo qui di seguito alcune poesie di Milena De Luigi.

27/01/2010

Troppo freddo
il molo di San Giuliano,
lontani gli echi
balneari. Le anatre
starnazzano
nella quiete irreale.
Poco fa
al supermercato
un tale diceva che è meglio
ucciderli tutti i malati
terminali
Gli ho detto
attenzione
a dire queste cose,
è il giorno della memoria
mi ha risposto che tanto
dopo morti
vanno in paradiso….

Dopo Parigi
(San Giuliano, 24 marzo 2010)

Sonnolenza
cadenzata
da grida di bimba.
In lontananza
la sirena cupa di una nave
fa eco
al frullo degli uccelli
qui nel parco.
Pomeriggio immoto
di primavera
in cui all’improvviso
irrompi tu
con un sasso
a forma di cuore
e un fiore giallo
per lei
sola
sulla panchina.

Parc de la Ciutadella
(Barcelona 14.08.2012)

Mi lascio accarezzare
dall’aria tiepida
qui nel parco
della cascada

Su una panchina assolata
rincorro gli zampilli
della fontana
accanto a draghi
e nereidi

Da secoli
fa la guardia
il vecchio mammut
signore
di palme gigantesche

Dietro le canne
c’è un laghetto
regno di oche
e barchette a remi
isole
di innamorati

Fanciulle a riva
dai profili annoiati
mi rimandano
a Seurat
al suo immobile
après-midi à la grande jatte
ondulato
da pensieri che non si vedono.

Milena De Luigi

Milena De Luigi è nata e vive a Rimini, laureata con lode in Lettere Moderne all’Università di Bologna, è docente di Lettere, Latino e Storia dell’Arte. Tra le sue passioni la poesia del Novecento e la critica letteraria.

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Poesie inedite di Franco Manzoni

Nel segno l’Eros

A Gianni Brusamolino e alle sue erotiche acqueforti

IN BOCCA

in questo giorno di vuoto
il sapore della tua carne
in bocca contro la lingua
scende la mano silente
una brezza santa in battito
tra labbra cosce ferita
nuda di fuoco t’accarezza

 

ARDITI I SENI

in controluce
salgono arditi i seni
fino a trapassarmi il costato
adesso sogna scalcia ridendo
giovane ragazza più forte del vento
àlzati lentamente svèlati casta
estremo dono compenso
non dire basta riposa
ti sento bene
tutta presenza preziosa

 

A VENTRE ACCESO

schiocco di ciglia
per abbracciarci il sangue
nei luoghi dell’amore
a ventre acceso
uscendo allo scirocco
di profilo in punta saresti
ubriaca un po’ bianca
di dolce dolore
quando ripensi il viso
di una spoglia vela
che si dispone a notte

 

CURVA A MANDOLINO

bambola insonne
come dovrò toccarti
certo di seduzione
la curva a mandolino
morbide linee scogli
mentre ti apri mite
ora della vendemmia
sibilando un lamento
immagine del piacere
voltandoti di schiena
nel godere

 

FELICI DI EROS

dormendo nel lichene
ci sentiamo le ossa
sfiorando la pelle del sesso
leccando il sudore
in punta di fine
è così morbida amore
a fatica respiro salendo
fragile confine
non speravo fosse così vivo
eccitante stringersi amanti
felici di eros persi rotolando
le tue gambe fra le mie
in ombra d’addio
nella febbre del dio

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Poesie di Francesco Oppi

Orizzontale
il leone all’orizzonte
risulta piatto e incolore,
le zampe
hanno già lasciato il passo,
e la ferita che trae il sangue
distrae;
e così il tempo,
di lontano,
non vede l’ora
per disegnare
un fiotto rosso
verticale.

**********************

Appeso alle palpebre
il sonno della vita
pulsa infermo.
Dei giorni quiete intatta
riafferma l’attesa
e si rapprende
alle mani che tremano.

*********************

Pensieri all’Italia

I

Levare il tempo
passar clessidre
brevi granelli gravi
veder scendere e salire
cronologicament’eterno.

II

Nero colonnello
imbacuccato.
Lingua taglia l’Africa
calda;
t’attaccano diamanti
a dorso di serpente
sulla mano.

III

Dal carcere
sale giustizia nuda
tra sbarre trasparenti.
Finisci.
Finisce tutto
in una foto tumefatta
per parenti.

IV

Corpo di Mille corpi.
Mille e non più mille…
Sapore di pizza e sangue.
Al pascolo già senz’erba
si fan carnivore le bestie.

a mio padre

Meridiano;
sulle tue spalle
a guardare le oche
nello sperone
lambente un guado

chiari ricordo
gli occhi tuoi nei miei,
di padre in figlio,
nell’immagine e nel sogno;
anima dell’anima mia.

Fragile proseguo tra fragili.
Sculture di gesso
si fanno avanti
prepotenti
ma non potenti.

Ricado in te;
alzando lo sguardo alla vita,
ricapitolando l’amore
preparo l’acqua
a nuovi fiori.
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