Una poesia inedita di Emilio Coco

TI RINGRAZIO Signore
per tutte le commesse che ho incontrato
all’Iper di Pescara Nord a Brico
a Castorama a Auchan a Oasi a Sisa
alla Conad e agli altri supermarket
dove ci rifugiamo per sfuggire
all’ardore di questi pomeriggi.
Che gioia quelle bianche camicette
morigeratamente sbottonate
sul seno sotto camici attillati
col nome e con il logo dell’azienda.
Che regalo impagabile
le loro esili dita
che scorrono veloci
sopra i codici a barre dei prodotti.
Che mani alabastrine
con unghie di ogni forma e ogni colore
mani tamburellanti
sui tasti della cassa
mani di una bellezza folgorante
che disattentamente
incrociano le mie
collocando la spesa nelle buste.
Mani che resteranno
per tutto quest’agosto
fino all’estate prossima
nel disco fisso della mia memoria.

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‘Appuntamento a Venezia/Meeting in Venice’ di Matteo Bianchi

Appuntamento a Venezia
Di Matteo Bianchi

Sei nei miei panni:
obbligato dall’assenza
ti sento addosso.

A Iacopo,
a prescindere dal futuro.

Dite al mio Bassanio che,
a questo giro di barca,
dei candelieri mi occupo io
e ho scorto una coppia di merli
corteggiarsi sotto i legni di un attracco
allo sfascio, che i muri trasudano sale
e la gente in Frezzarìa cambia ad ogni passo,
ma le pareti del palazzo reggono la sua partenza.
Ditegli che c’era un Pulcinella solo
ad allietare gli invitati al mio ballo,
che le petunie in fiore scendono
sul davanzale e coprono il balcone,
e i lenzuoli del passato
asciugano le macchie sull’acqua.
Ditegli che non nascono viole immemori
nella nostra fragile incertezza,
ma a terra, tra le fessure dei cotti
persino rinunciano al loro colore:
gialloaffetto aspetto la sua rinascita.
Ditegli che senza di lui fatico
ad affrontare i droghieri e i bottegai,
e nella prossima spiaggia
so che ci sarà il suo braccio
a farmi strada.

Antonio

*

Non verrà alcuna dama di cuore
da dietro la curva di spighe
a consolare il cavaliere
mentre fuma accovacciato
una Camel blu,
rigorosamente light,
sotto il cancello di ferro
del camposanto.
Il sole era lo stesso
che ha reso tenero il grano.

Bassanio è morto, Graziano,
come farai?

*

Da quando hai lasciato la nostra città,
gli specchi d’acqua amplificano
la mia disperazione: il ricordo
recente è sale sulla ferita.
Nell’oscura soffitta degli anni
di università ho imparato
il gioco della luce sulle scale.
L’aria di Venezia, sfatta
libertina di tarda età,
esaspera di ognuno lo stato d’animo:
il fallimento di un esame
diventa depressione,
un buon voto moltiplica l’euforia,
sino a spingerti al limite
della sopportazione.
Più cerco una destinazione razionale,
un cassetto chiuso,
più mi sento annegare.

*
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Poesie inedite di Eliza Macadan

Pubblichiamo alcune poesie inedite di Eliza Macadan.

Eliza Macadan

le montagne
sono cadute
in ginocchio
il mare trabocca a scroscio
oltre le labbra asciutte del cielo
le nevi non le so più
non cadono più
scintillano e fumano
dietro è archeologia

la tua collezione di monete
batterà la mia collezione di poemi

————————————-

in una notte come questa
il mattino non arriva mai
la solitudine ci ha sedati
e non arrivo nemmeno alle tue labbra
hai lasciato negli occhi
tutti i dolori
il cielo piove con ogni cosa

le mani allucinando
nel buio
nella parola

——————————–

tu vai
dai tuoi morti
io vado
in cimiteri generici
per chiedere la benedizione
dei padri assenti

————————-

sono la tua donna di cioccolato
ragazzo
nelle foreste da dove vengo
l’inverno è solo uno scherzo
ho eccitato l’Oriente
l’ho lasciato pieno di nervi
cercandomi
sono venuta da te
per sciogliermi
sulle tue dita

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Poesie di Milena De Luigi

Pubbblichiamo qui di seguito alcune poesie di Milena De Luigi.

27/01/2010

Troppo freddo
il molo di San Giuliano,
lontani gli echi
balneari. Le anatre
starnazzano
nella quiete irreale.
Poco fa
al supermercato
un tale diceva che è meglio
ucciderli tutti i malati
terminali
Gli ho detto
attenzione
a dire queste cose,
è il giorno della memoria
mi ha risposto che tanto
dopo morti
vanno in paradiso….

Dopo Parigi
(San Giuliano, 24 marzo 2010)

Sonnolenza
cadenzata
da grida di bimba.
In lontananza
la sirena cupa di una nave
fa eco
al frullo degli uccelli
qui nel parco.
Pomeriggio immoto
di primavera
in cui all’improvviso
irrompi tu
con un sasso
a forma di cuore
e un fiore giallo
per lei
sola
sulla panchina.

Parc de la Ciutadella
(Barcelona 14.08.2012)

Mi lascio accarezzare
dall’aria tiepida
qui nel parco
della cascada

Su una panchina assolata
rincorro gli zampilli
della fontana
accanto a draghi
e nereidi

Da secoli
fa la guardia
il vecchio mammut
signore
di palme gigantesche

Dietro le canne
c’è un laghetto
regno di oche
e barchette a remi
isole
di innamorati

Fanciulle a riva
dai profili annoiati
mi rimandano
a Seurat
al suo immobile
après-midi à la grande jatte
ondulato
da pensieri che non si vedono.

Milena De Luigi

Milena De Luigi è nata e vive a Rimini, laureata con lode in Lettere Moderne all’Università di Bologna, è docente di Lettere, Latino e Storia dell’Arte. Tra le sue passioni la poesia del Novecento e la critica letteraria.

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Poesie inedite di Franco Manzoni

Nel segno l’Eros

A Gianni Brusamolino e alle sue erotiche acqueforti

IN BOCCA

in questo giorno di vuoto
il sapore della tua carne
in bocca contro la lingua
scende la mano silente
una brezza santa in battito
tra labbra cosce ferita
nuda di fuoco t’accarezza

 

ARDITI I SENI

in controluce
salgono arditi i seni
fino a trapassarmi il costato
adesso sogna scalcia ridendo
giovane ragazza più forte del vento
àlzati lentamente svèlati casta
estremo dono compenso
non dire basta riposa
ti sento bene
tutta presenza preziosa

 

A VENTRE ACCESO

schiocco di ciglia
per abbracciarci il sangue
nei luoghi dell’amore
a ventre acceso
uscendo allo scirocco
di profilo in punta saresti
ubriaca un po’ bianca
di dolce dolore
quando ripensi il viso
di una spoglia vela
che si dispone a notte

 

CURVA A MANDOLINO

bambola insonne
come dovrò toccarti
certo di seduzione
la curva a mandolino
morbide linee scogli
mentre ti apri mite
ora della vendemmia
sibilando un lamento
immagine del piacere
voltandoti di schiena
nel godere

 

FELICI DI EROS

dormendo nel lichene
ci sentiamo le ossa
sfiorando la pelle del sesso
leccando il sudore
in punta di fine
è così morbida amore
a fatica respiro salendo
fragile confine
non speravo fosse così vivo
eccitante stringersi amanti
felici di eros persi rotolando
le tue gambe fra le mie
in ombra d’addio
nella febbre del dio

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Poesie di Francesco Oppi

Orizzontale
il leone all’orizzonte
risulta piatto e incolore,
le zampe
hanno già lasciato il passo,
e la ferita che trae il sangue
distrae;
e così il tempo,
di lontano,
non vede l’ora
per disegnare
un fiotto rosso
verticale.

**********************

Appeso alle palpebre
il sonno della vita
pulsa infermo.
Dei giorni quiete intatta
riafferma l’attesa
e si rapprende
alle mani che tremano.

*********************

Pensieri all’Italia

I

Levare il tempo
passar clessidre
brevi granelli gravi
veder scendere e salire
cronologicament’eterno.

II

Nero colonnello
imbacuccato.
Lingua taglia l’Africa
calda;
t’attaccano diamanti
a dorso di serpente
sulla mano.

III

Dal carcere
sale giustizia nuda
tra sbarre trasparenti.
Finisci.
Finisce tutto
in una foto tumefatta
per parenti.

IV

Corpo di Mille corpi.
Mille e non più mille…
Sapore di pizza e sangue.
Al pascolo già senz’erba
si fan carnivore le bestie.

a mio padre

Meridiano;
sulle tue spalle
a guardare le oche
nello sperone
lambente un guado

chiari ricordo
gli occhi tuoi nei miei,
di padre in figlio,
nell’immagine e nel sogno;
anima dell’anima mia.

Fragile proseguo tra fragili.
Sculture di gesso
si fanno avanti
prepotenti
ma non potenti.

Ricado in te;
alzando lo sguardo alla vita,
ricapitolando l’amore
preparo l’acqua
a nuovi fiori.
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Tre poesie inedite di Claudio Damiani

Pubblichiamo tre poesie inedite di Claudio Damiani.

Siccome in solo due-tre secoli
siamo aumentati tanto di numero
e abbiamo fatto gran passi nella tecnologia
(macchine computer energia atomica ecc.)
ci sembra che già fra vent’anni chissà dove saremo
e già dire 2100 ci fa molta impressione
e che impressione ci deve fare dire 2400
o 3100 o 7362?
perché fra diecimila anni ci saremo lo stesso
e fra centomila e fra un milione pure
(dice: “no fra un milione è impossibile…”
e perché è impossibile?)
e allora stiamo tranquilli, non ci agitiamo tanto,
che fretta abbiamo?
Possiamo anche prendercela più comoda
no?

***************************

Ve lo dico io perché abbiamo tanta fretta
e perché siamo così agitati, e ansiosi:
perché pensiamo che con la tecnologia
ci possiamo salvare
possiamo vivere più a lungo, meglio,
intendo noi che siamo vivi ora
e moriremo fra poco,
non vogliamo giustamente morire di cancro
un attimo prima che si sia trovata la cura,
vorremmo vivere un po’ più a lungo,
anche solo un po’, se è possibile
e anche se al giorno non ci arriveremo
che sarà sconfitta (ma tu pensi che sarà possibile?) la morte
ci piacerebbe almeno vivere un po’ di più
di quelli che sono vissuti prima,
tirarla un pochino di più, la vita…
magari sperare che si trovi qualcosa…
perché? non potrebbe essere?
tipo “l’orologio” della vita, che ne so, girare un po’ le lancette
sai quelle cose semplicissime? vai sulle impostazioni, e le cambi,
poi salvi e chiudi.

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E poi c’è la disgrazia
quella che colpisce te e i tuoi cari
e non puoi farci niente, cade
come una bomba sulla tua testa…
E perché credi che io parli di guerra
anche se sono chiuse le porte del tempio
di Giano? E se anche
a poco servono le nostre armature
e le trincee, la vita militare,
anche se non siamo militari,
ci fa bene. Ci fa bene l’illusione
di poter combattere, e di cadere,
quando dobbiamo cadere,
da soldati, se anche non da eroi,
con la divisa, con l’armatura e le armi,
vicino ai nostri compagni, di essere pianti da loro
e il nostro corpo tolto ai cani e alla pioggia,
lavato e unto e ricomposto con cura
e seppellito con i dovuti onori.

Claudio Damiani è nato nel 1957 a San Giovanni Rotondo. Vive a Rignano Flaminio, nei pressi di Roma. Ha pubblicato le raccolte poetiche Fraturno (Abete,1987), La mia casa (Pegaso, 1994, Premio Dario Bellezza), La miniera (Fazi, 1997, Premio Metauro), Eroi (Fazi, 2000, Premio Aleramo, Premio Montale, Premio Frascati), Attorno al fuoco (Avagliano, 2006, finalista Premio Viareggio, Premio Mario Luzi, Premio Violani Landi, Premio Unione Scrittori), Sognando Li Po (Marietti, 2008, Premio Lerici Pea, Premio Volterra Ultima Frontiera, Premio Borgo di Alberona, Premio Alpi Apuane), Poesie, a cura di Marco Lodoli (Fazi, 2010, Premio Prata La Poesia in Italia, Premio Laurentum) e Il fico sulla fortezza (Fazi, settembre 2012).
Ha curato i volumi: Almanacco di Primavera. Arte e poesia (L’Attico Editore, 1992); Orazio, Arte poetica, con interventi di autori contemporanei (Fazi, 1995); Le più belle poesie di Trilussa (Mondadori, 2000). E’ stato tra i fondatori della rivista letteraria Braci (1980-84). Suoi testi sono stati tradotti in diverse lingue (tra cui principalmente inglese, spagnolo, serbo, sloveno, rumeno) e compaiono in molte antologie italiane (anche scolastiche) e straniere.

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Tre poesie di Raffaella Bettiol

Pubblichiamo tre poesie di Raffaella Bettiol.

Un trench ingiallito

Un trench ingiallito
alla Spencer Tracy indossi
mia vecchia strada,
non si è scrollato le nubi
dalle spalle il mattino,
e no, non cessa la pioggia.
Ti guardo, assorta
non fumi sigarette,
salgono dai camini
nuvole dense e grigie
vapori e gas.
Tutto si nasconde e confonde,
come un malato abbandonato
a fatica respiri
incatenata all’inverno
all’incuria, alle piogge.

Nulla riesce a risvegliarti
se non i sogni
le parole innocenti,

ridono piano i ragazzi
prima di darsi un bacio.

Nulla è cambiato

Incessanti ed austeri
i portici,
nulla è cambiato,
forse più alti gli alberi
nei segreti giardini,
i rami più fitti
oltre le balaustre,
i graffiti sui muri
quelli sì
d’un tempo differente.
La tua età di allora
ho madre,
la paura d’invecchiare,
ma il tempo no,
non si ferma.
Non abbiamo mai parlato
nessuna complicità
ed ora il sole nicchia
dietro le nubi,
gli studenti rumorosi
invadono la via
ed io ti vedo
il volto straniato
passarmi accanto,
lontano
forse in una notte d’inverno
l’amore,
ma sono rinate le giunchiglie
gialle e le violacciocche
s’addensano nelle aiuole,
dei passeri tra i cespugli.

Sento farsi carezza la nostalgia.

Porta Portello

Attende barcaioli
o nobili potenti,
vicino il pontile
chiare e luminose
le scalinate,
ma solo studenti
chiassosi,
le bocche piene
di certezze,
la varcano.
Della gloria di Venezia
dei nomi incisi
che importa?
D’una memoria nuova
parlano i muri,
segnati d’annunci
e di graffiti.

S’è arreso
il vecchio leone,
nulla può più ferirlo,
dal paesaggio
non può uscire,
troppo lontani
ed alti
i bastioni.

Raffaella Bettiol©

Raffaella Bettiol, nata a Venezia ma residente in Padova, laureatasi in Giurisprudenza presso l’Università della stessa città, dopo aver insegnato, per un breve periodo, scienze giuridiche, si è dedicata alla letteratura ed in particolare alla poesia. È autrice di vari saggi su poeti italiani contemporanei. Nel 2002 per l’Archinto ha curato l’antologia Il mio bicchiere da viaggio-Otto poeti italiani d’oggi, che è stata presentata alla mostra del libro di Torino. Tra le sue raccolte si segnalano: L’Anima Segreta (Panda, Padova, 1997); Ipotesi d’amore (Marsilio Venezia 2006); Una sprovveduta quotidianità (Pequod,Pesaro, 2008). Negli anni ha svolto un’intensa attività di promotrice culturale, dando vita a molteplici iniziative ed incontri.
Collabora con la rivista Pelagos e .Per. , inoltre cura la rubrica L’intervista per il sito on line Literary.it. È responsabile da alcuni anni del gruppo poeti U.C.A.I di Padova ed è inoltre membro della Formica Nera. Di recente è divenuta presidente della Società Dante Alighieri, Comitato di Padova.

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