Dario Fo, Mina, Adriano Celentano, Alba Parietti: i vip nella corte di Grillo

Umberto Piersanti

Sosteneva Amendola che il turpiloquio che i fascisti usarono moltissimo, soprattutto all’inizio della loro avventura, non è un elemento astratto ed insignificante, ma ci fa scorgere un modo d’intendere la vita, la politica e le cose.
Il turpiloquio di Grillo è assoluto e ripetitivo: “il vaffan” del comico genovese assomiglia tanto al “menefrego” del ventennio. Accanto al turpiloquio c’è da sottolineare la violenza delle espressioni: “arrendetevi”, “siete circondati”, “un morto che cammina” e tanto altro.
Certo, non ci sono gli squadristi e i picchiatori e questa è una differenza non da poco. Certo, la politica ha dato il peggio di sé, rifiutando fino all’ultimo giorno di venire in contro, anche con gesti simbolici, come il taglio degli onorevoli e quello degli stipendi, alla montante e, in gran parte giustificata, rabbia popolare.
Ma è possibile che nessuno dei vip sopraccitati si sia accorto della pericolosità di un linguaggio ed anche del modo, in parte dittatoriale e in parte segreto, con cui il comico genovese gestisce il Movimento 5 Stelle.

Cominciamo dal premio Nobel Dario Fo: lasciamo perdere la sua adolescenza nella Repubblica sociale, può succedere a tutti quando si è molto giovani. Ma quali altri leader e cause assurde Fo non ha sostenuto? Dai terroristi del fronte democratico palestinese di Gorge Habash, visti come contro altare al moderato Arafat, a Polpot a Khomeini. Senza contare la sbornia per la rivoluzione culturale cinese e l’aiuto indiretto di soccorso rosso a brigatisti e similari. Ricordiamo a Dario Fo che Grillo non prevede la cittadinanza degli emigranti nati in Italia e almeno questo dovrebbe minimamente insospettirlo.
In quanto a Celentano siamo di fronte ad un profeta da cabaret idolatrato dagli italiani per il suo confuso linguaggio ricco di populismi e luoghi comuni.
Mina dalla Svizzera scrive i suoi sfoghi su “Vanity Fair” che delle volte risulta la sorella presentabile di “Chi”.
La Parietti alla televisione, benché sostenesse di non avere votato Grillo, ne faceva una apologia totale, dimostrando tra l’altro di non capire niente né del linguaggio del comico, né della conduzione più che autoritaria del movimento, né delle proposte economiche. Era tutta presa e affascinata dal fatto che Grillo avesse saputo urlarle le sue proposte.

Non è vero che gli elettori hanno sempre ragione, è vero che comunque la loro volontà va rispettata e che deve governare chi ha più voti. Nella storia ci sono state anche votazioni assurde e dunque gli elettori hanno avuto storicamente torto. In Italia poi il populismo l’ha fatta sempre da padrone e i rimedi ai mali della politica si sono spesso rivelati peggiori degli stessi mali: lasciando perdere il povero Masaniello diventato l’emblema di una nazione che non ha veri rivoluzionari come Robespierre, né autentici riformatori, ricordiamo che alla crisi del sistema liberale si è risposto con Mussolini e alla crisi della I Repubblica con Berlusconi e Bossi.
Anche la guerra a parole contro la Germania che non piace solo a Grillo ma a tanti di destra e di sinistra, ricorda le invettive mussoliniane contro la perfida Albione. La Gran Bretagna ci distrusse sul piano militare, speriamo che la Germania non ci affondi sul piano economico. Comunque molti vip, e con loro tanti intellettuali, non sono mai stati in questo Paese capaci di indicare la strada, ma di accompagnare quasi sempre i risentimenti e i mal di pancia delle masse.

Umberto Piersanti

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1 commento a “Dario Fo, Mina, Adriano Celentano, Alba Parietti: i vip nella corte di Grillo

  1. La Germania ci sta già affondando e non eviteremo l’inabissamento totale assecondandola. Sui vip siamo d’accordo ma non sul turpiloquio: contro i macellai (sociali ma non solo: si è già macellato in Libia e in Mali e tra poco si macellerà alla grande con i nuovi aerei) non si può continuare a duellare in punta di fioretto. Il turpiloquio accompagna il sedersi per terra nelle riunioni e il rollarsi una sigaretta: rimarca una distanza antropologica, rende chiaro che non c’è più posto per gli accordi di corridoio e le sceneggiate forbite. Un tema simile lo affronto qui: http://eliopaoloni.jimdo.com/2013/03/08/la-politica-non-%C3%A8-una-branca-della-grammatica/

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