Poesie d’aria di Gabriella Sica

di Laura D’Angelo

Poesie come aria, come parola, come salvezza del corpo. E ancora poesie come il gesto del dire che spetta al poeta, l’unico fiato che resta alla poesia nella nostra età di inconsistenza, sospesa tra la fame d’ossigeno di una pandemia e il caotico deserto immateriale dei social. È dunque l’intangibile aria e tuttavia vitale che si distribuisce nei versi di Poesie d’aria (Interno Libri, 2022), l’ultimo lavoro poetico di Gabriella Sica. Il volume, in elegante veste editoriale, è un diario lirico di oltre cento poesie (composte dal 2007 al 2011, salvo Un gesto d’aria, datata 2018), in cui l’elemento naturale si disperde in pagine di alto valore letterario, per vivificare un canto poetico sospeso tra incanto e naufragio, tra presenza e assenza, tra riconoscimento e inconsistenza. La colta citazione in Gabriella Sica non è mai banale, bensì matura, affascinante per la grazia e la padronanza con cui la poetessa di Prato pagano sa dare voce al precario e all’umano, consapevole della sua finitudine e della sua dolorosa rivelazione nel tempo e nello spazio.

Canto di inappartenenza e tuttavia bisogno di radici e fronde in cui sbocciare corolla o germoglio, lavoro di spoliazione fino a riconoscersi nel fiato di un verso, Poesie d’aria è un libro di respiri da disperdere dunque come grano maturo, nello spazio- tempo della nostra attualità, nel «bosco di pietra» che è la Roma immortale e quella della memoria: quella della mente, percorsa da una pellegrina che avanza nel «lontano confuso mormorio dei risorti», e che sa farsi pianta, corpo materico, sostanza tangibile, foglia, albero, terra, nell’atto creativo della poesia: «come una pianta che assorbe la luce/ altro non posso che coltivare aria/ ariosa per respirare luce luce luce». Un diario autobiografico in cui tanti sono i temi, dalla dimensione panica della vita ad un ecologismo umano che ha nell’elemento naturale, presente fin dal titolo, il correlativo oggettivo di un bisogno di autenticità e di determinatezza, un bisogno di sottrazione alla precarietà del tempo, alle ombre della vita e ancor più del sogno, al disincanto: «abbiamo vissuto per vedere queste strane cose/ per vedere gli anni che ci derubano di tutto». Svanisce tra le mani il respiro della poesia, è aria musicale e fiato, è invisibile eppure richiede una bella vista profonda: «E nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio», aveva cantato il Petrarca. Svanisce tra le mani il fiato del mondo, eppure, il suo verso è ancora il dono della poesia al mondo.

Quelli che erano vivi

Scivolano via silenziosi
se ne vanno in punta di piedi piano
piano non un rumore di tacchi
non un passo di piombo o d’addio
se ne vanno con il loro corpo
eppure già c’erano gli avvisi
nel colore della pelle nel contorno
del viso che ora già sfumano
sfumano lievi nell’ombra
se non per quel sorriso scorporato.

E sempre ci si stupisce
di queste sparizioni improvvise
impreviste, quasi un personale sgarbo.

Gabriella Sica, Poesie d’aria, Interno Libri, 2022, p. 152;

Fanciulla in fiore

Fioriscono dal mio corpo-gambo poesie
con le fronde verdi

(radici come vita da scrutare
nel grembo

gemme da trattare
con cautela

steli fluttuanti da guardare
con cura)

fioriranno dal mio profumato corpo le margherite
un giorno non so quale.

Gabriella Sica, Poesie d’aria, Interno Libri, 2022, p. 122

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