Ponte di Jaroslaw Mikolajewski

Jaroslaw Mikolajewski (www.facebook.com/mikolajewski.jaroslaw)

Pubblichiamo il poemetto Ponte del poeta polacco Jaroslaw Mikolajewski, con la traduzione di Leonardo Masi.

JAROSŁAW MIKOŁAJEWSKI

PONTE 

nel 41° anniversario del ponte e della Polonia campione del mondo

Voce I

mi incontro con biagio
con sua moglie
i figli

con ignazio
angela
con saragei
con giampaolo
con carmelo
con francesco

su un ponte senza barriere
protési sull’abisso

è un’occasione importante
perché è un grande anniversario

saltiamo?
saltiamo!

troppo alto
troppo bassa l’acqua

saltiamo?
brindiamo!

al ponte dei miei amici passati
e presenti

(al ponte dei poeti passati
e presenti!) 

                al ponte sullo stretto
incrocio le dita così a lungo
come per la coppa
del mondo ai polacchi

(al ponte sullo
stretto!)

saltiamo?
saltiamo!
troppo alto
troppo basso
ma mentre cadiamo
permettete due parole di brindisi
per questa ricorrenza eccezionale e grande

permettete dunque due parole ancora di poesia
e ricorderò la grande lezione di questa scena
quando a catania siamo seduti con biagio a un tavolino
del porto a bere birra
e si avvicina un ragazzo
e gli chiediamo
cosa fa nella vita
e lui ci dice che è arrivato in barca dall’egitto
e poi ci chiede lui che facciamo nella vita
noi che a catania siamo seduti in un bar
e quando diciamo che scriviamo poesie
lui non capisce che vuol dire scrivere poesie
che è la poesia
così come noi non sappiamo
che vuol dire essere un ragazzino egiziano e lavare i ponti

permettete dunque un brindisi al ponte sul canale
permettete la poesia
che a volte è un ponte
incomprensibile ai ragazzini egiziani
permettetemi di dire
che quanto sto per dire
è come il lavoro di santino sulla città sotterrata
anche se la sua città vicino a gangi
su un monte che sembra quello di pic-nic ad hanging rock
è del sesto secolo
avanti o dopo cristo
non fa nessuna differenza
perché non è la fede che conta
ma contano i gusci
e il fatto che santino
il suo ponte per la città sottoterra
lo scava gratis
che è un atto di amore
ancora più antico del comandamento dell’amore

al ponte inesistente sul canale!
al ponte che oggi santino scava nella terra!
al ponte incompreso della poesia e dello yacht
                                                            sul quale cammina il ragazzino egiziano!
ai miei amici presenti e futuri!
ai poeti siciliani le cui strade ogni giorno
sono ponti sotterrati in eterno
                                      che fra un migliaio di anni
un nuovo santino dissotterrerà!
a me stesso che non sarò lì a raccontarlo!

dunque era il 1974
ero in colonia
in campagna in masovia
sulla soglia del liceo

trattato come una merda
convinto di fare schifo
dopo otto anni di elementari e medie
che come un tunnel mi facevano passare sotto al presente
senza domande sul sole
dopo il primo e unico
tenatativo di stupro nella bocca
incrociavo le dita per la polonia
(non ancora boniek bensì deyna
gadocha)

era il 3 luglio
dietro a me gli amici
che volevano violentarmi o
soltanto guardare
un passo dietro alle ultime spalle guardavo
sul pantano in bianco e nero sullo schermo
e incrociavo le dita
per la polonia

la partita passò alla storia come
la partita sull’acqua perché veniva giù in continuazione
la palla slittava
la direttrice della colonia
pregava perché venisse il sole senza sapere
di pregare per l’arcobaleno
pregava con la bocca
un’era prima di wojtyła
per il primo
nostro trionfo sui tedeschi che nella mia infanzia
erano ancora uber alles
figuriamoci sull’acqua
giocando in casa

pregava invano la direttrice della colonia
(l’abbiamo vinta noi
                            cazzo la guerra
noi cazzo
            ma non c’è vittoria)

anche se tomaszewski parò il rigore
la palla per i tedeschi era un ponte veloce
sull’acqua
un cristo
sull’acqua

(la palla è il cristo delle nazioni!)

vinsero i tedeschi come sempre nella storia
e noi piangevamo come mai nella storia
e il figlio del pompiere che voleva violentarmi
piangeva più di tutti e non voleva più

per i mondiali di deyna e gadocha

(per i mondiali di deyna
e gadocha) 

per i mondiali
di calcio alla polonia tengo ancora oggi le dita incrociate
così a lungo
come per il ponte dei miei futuri
e presenti amici siciliani

senza saperlo ero già stato la sicilia
la messina del 1908
quando tremai
per spingere via dalla pancia il figlio del pompiere
sotterrare antonello
caravaggio
i curiosi
rovinare la festa ai ragazzi che guardavano
e tagliare il ponte che volevano gettare
fra loro e la mia bocca

già
già

non sempre un ponte è una buona novella
l’arcobaleno non sempre è una buona novella
a volte ha ragione messina che trema
e taglia i ponti e rovina la festa

era il 1974
direttamente dalla colonia
dove la palla tedesca era leggera come cristo
e il figlio del pompiere conquistava tutti
come cristo
a parte me che ancora oggi
ho dei problemi con cristo e non mi faccio conquistare
e non mi faccio salvare
direttamente dalla colonia
andai nel primo liceo polacco
in cui si voleva insegnare
l’italiano

dove alla prima lezione di geografia italiana
una giovane professoressa detta barbabietolina
con i denti perennemente
sporchi di rossetto
disse una cosa che sembrava
il suono di una bacchetta magica
e ancora oggi sta lì sospesa
come un arcobaleno interrotto
ecco guardate qui finisce la scarpa
e qui inizia l’isola
dallo stivale all’isola
ci si può andare solo in traghetto
ma fra poco
solo in traghetto
ma fra poco
proprio pochissimo
pochissimo davvero
qui ci sarà un ponte

dritto sullo stretto
dritto sullo stretto
dritto sullo stretto

una preziosa cucitura
uno splendida onda

verso l’altra sponda

Voce II

ricordo quella cartina e ricordo quell’inadeguatezza quando la professoressa
chiamava la pensiola non con quella metafora che più le si confà
con la parola stivale ma per delicatezza diceva scarpa che in polacco mi fa pensare
alla scarpa coi lacci deformata di mio padre una cosa viva umida
che respira e molto misericordiosa che non avrebbe calpestato neppure una lumaca e
di sicuro non avrebbe preso a calci quel pallone triangolare leggero come cristo

Voce I

la palla era cristo
il figlio del pompiere era cristo
la sicilia era cristo
mio padre era cristo

Voce II

mio padre per l’appunto del quale sapevo che verso la fine della guerra lo avevano messo per
un anno in un campo di lavoro da qualche parte vicino alla città di kant e poi ho saputo che
all’inizio della guerra era stato picchiato e rinchiuso forse per un mese in
una cantina vicino a płońsk perché voleva gettare un ponte fra i paesi di
chopin e bach in nome di un gruppo scout segreto si era messo d’accordo con
dei giovani tedeschi per una partita a pallone a rutki ma quando il giorno dopo
gli scout polacchi si allenavano invece della hitlerjugend arrivò la gestapo e i ragazzi
scapparono solo il babbo non scappò perché zoppicava

Voce I

la scarpa era lo stivalone tedesco che
addosso al mio sempre che dura fino ad oggi
tirò un calcio che spedì oltre le colonne d‘ercole
la palla
la sicilia
il pensiero di un ponte siciliano
e di una coppa del mondo polacca
le parole della giovane insegnante di italiano
le lacrime del figlio del pompiere
che non avevo ancora finito di maledire
e già dovevo consolare

era il 1974
nel giro di un’estate
erano nati in me due ponti irrealizzati
il ponte siciliano
e la coppa del mondo
due ponti
cristi che camminano sulle acque
e non uniranno mai le sponde opposte
due frecce di zenone disperse

finché all’improvviso
a cavallo fra le età
dell’imperatore giovanni paolo e del console benedetto
come un ragazzino a cui non vogliono comprare
una racchetta
allora lui gioca a ping pong con un libro rigido
la gente ha gettato sul mare di sicilia
su quel mare ampio
non da messina
ma da agrigento
dalla parte sempre opposta
come se il ponte avesse sempre una sola direzione
sempre quella di ritorno
la gente ha gettato centinaia di piccoli ponti
migliaia di ponticini che se si guardassero
dall’alto
sarebbero come venezia senza i suoi palazzi
come dei corrimano senza il tintoretto in chiese mai edificate
e le persone su di essi come remi senza braccia

scusate
fra queste persone quanti polacchi ci sono
qual è il numero di telefono del ministero da chiamare
per sapere
se fra gli ulisse
ci sono nomi polacchi
per esempio il mio
e fra le barche affondate
quanti sono i ponti mikołajewski

 

Coro

Jawor, jawor
Jaworowi ludzie,
Facciamo un ponte per il visconte!
Mille cavalli facciamo passare
E uno qui lo facciamo fermare!

Jawor, jawor
Jaworowi ludzie,
Facciamo un ponte per il visconte!
Mille cavalli facciamo annegare
E uno solo potremo salvare!

Jawor, jawor
Jaworowi ludzie,
Facciamo un ponte per il visconte!
Quando il cavallo salvato sarà
Non lo faremo andare più in là!


Voce I

quel ponte nella mia vita
forse dall’informazione
che mio padre guida turistica
dava alle gite
e io che da ragazzo
andavo con mio padre
ci prestavo attenzione come se avesse un qualche significato

forse dall’informazione che il ponte principale della città
una volta si chiamava
mikołajewski
per cui oggi si chiamano così tutti i ponti del mondo

tutti i ponti della sicilia
ogni viadotto troncato fra le montagne
il ponte non costruito sullo stretto di messina
il ponte sulle onde della sylla violacea

guarda
dice biagio
qui c’è il ponte che non c’è
e là
guarda
c’è il ponte
che non c’è
e là
non guardare
non c’è il ponte
che c’è
e io perso fra milioni di ponti
che sono tutti ponti mikołajewski
e ognuno di essi non c’è

osservo soltanto quelli che esistono di sicuro
i ponti di sandali sulla strada nera
di catania
per i piedi nudi
che senza questi ponti
affonderebbero nella lava di via etnea

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2 Risposte a Ponte di Jaroslaw Mikolajewski

  1. Renato Gabriele says:

    Da anni sono seriamente convinto che Jarek Mikolajewski meriti il Premio Nobel. La drammatica intensita’ della sua parola poetica risuona in corde dolorose che vocano al pianto e alla disperante imprecazione; che soltanto una sovrumana pieta’ potrebbe compensare, e soltanto un atto definitivo e catastrofico potrebbe cancellare, non gia’ la teodicea. Infatti qui, in questa poesia, la cognizione del dolore e’ talmente profonda da vietarsi ogni possibile soluzione, ineluttabile come un avverso fato decretato da un crudele iddio.

  2. Annabella Minetti says:

    Divina!

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