di Rossella Frollà
Of Angels & Inmates
Selected Poems of Alessandro Fo
Translated into English by Anthony Molino Legas 2025
Questa antologia della poesia di Alessandro Fo, per la prima volta tradotta in inglese da Anthony Molino, accoglie componimenti da tre raccolte: Corpuscolo (2004), Mancanze (2014), Filo spinato (2021). Tutte pubblicate nella prestigiosa “Collana di Poesia” Einaudi di Torino. L’introduzione di Antonio Pane (con cui Fo ha collaborato in altre edizioni) ben introduce la corporalità del divino nelle cose, quella «patria poetica» in cui alloggia il «”provvisorio terrestre” refrattario a sconfinamenti e riverberi mistici».
La sostanza angelica si incarna nell’ordinario dei giorni e nelle persone e l’istante viene colto sul fatto. Il luogo poetico, la visione del mondo di Alessandro Fo è la pietas che si intesse al quotidiano, agli oggetti, alle piccole cose che chiamano la parola, e la parola va dove le cose sono e, lì, dove anche la memoria abbraccia il presente. «Le cose parlano» e il poeta ausculta quella miriade di corpuscoli che raccontano il vero, la realtà nella sua qualità originaria, in quelle tracce che il giorno lascia dietro di sé. Ma come riconoscere l’altro e le trame e i filamenti di ogni esistenza e quelli dell’esistenza del Tutto, quella dell’Intero? Non è possibile conoscerla per intero ma porre la parola «a mani giunte», quasi in preghiera che sola può volare all’estremo. È questa la postura di Mancanze ( Angelo delle mani), in cui la poesia ha il compito di rivelare, attraverso le cose del mondo, quell’Ambiente Divino in cui noi siamo Valore Assoluto, ordo amoris, e l’arte e la parola riferiscono l’amore per il bene, emancipandosi dai limiti e dalle diminuzioni.
In quest’alveo scorrono i momenti alti, nobili, significativi e quelli più infausti e oscuri. Qui scorrono le cose e le persone ma anche gli «angeli» che si fanno tensione aurorale e la parola si accosta al divino. Ogni assenza, ogni mancanza vuole essere guarita. «il furto si abbina a cose che se ne vanno.». E il desiderio che rende visibile il futuro è quello di rintracciare le perle nascoste nel mondo delle cose utilizzando un approccio visivo, materico, carnale rivolto all’essenza delle cose stesse. Vivere, come scrive l’amato poeta di Fo, Angelo Maria Ripellino, è «trovare favole e miti/nelle vicende più squallide», è l’itinerario del meraviglioso, nonostante le fughe, le cadute; è trovare tra i grovigli del sottobosco gli incantesimi del bosco. Ogni cosa, ogni gesto è un bene prezioso che si consacra all’esistenza, alla «salvaguardia», «con la speranza che qualcosa resti». E allora ogni cosa si fa risorsa, anche le spine.
Il nonno del poeta si salva da una bomba durante la guerra poiché resta impigliato nel filo spinato. Da qui il nome della raccolta Filo spinato. Forse il caso, il destino e la provvidenza fanno parte del Sistema, di quell’Ordine Ontologico che il poeta intuisce da «quaggiù». Non ci sono fioriture mistiche in queste raccolte né aloni poetici ridondanti ma si restituisce la sostanzialità dei fatti, l’istante che li contraddistingue. Le rêveries sono il dono di quegli istanti, luci ed ombre delle carceri in cui il poeta fa opera di volontariato culturale. Qui ciascuno parla con la sua voce e il timbro è quello giusto, quello vero di un condannato in cella: «sempre penso «Ecco … io vengo dall’Averno … / Risalito dagli Inferi» … / Là in fondo annaspi a farti un tuo equilibrio. / Ma hai tre metri quadri. Costruisci / una per una piccole abitudini. / Poi basta niente. Un compagno di cella … / E fa saltare ancora tutto quanto».
L’ammirazione è per ogni cosa e per la musica, per Fryderyk Chopin e la sua vicenda umana: «Lui/Fryderyk Chopin, / «ornamento e valore del mondo» (da Il tono blu (variazioni Chopin) 21 ottobre 1849). Il suo essere è essere di volta in volta suono che stupisce il poeta. Coscienza scintillante da cui volano felici le rêveries.
L’oggetto e l’atto cambiano d’essere, si incarnano nella parola e senza volerlo si fanno quella celebrazione alta che scuote dall’inerzia oggettiva.
Il linguaggio sobrio, diretto, traccia il contraddittorio con armonia e passa per quella inesplicabile fessura da cui si ode il respiro umano della nostalgia, la qualità primigenia del vero: il bene. Allora, il mondo non è più muto, è senza veli, nel quotidiano compimento dove l’«indecisione» e la «scoperta» giocano sul tavolo da biliardo, dentro la vita e «Muove a sorpresa, / esita, / si accerta / ch’era già noto il segreto che trova, / ma oscuro al fondo dell’immaginazione.».
L’immaginazione è un tocco molto leggero, quasi un «Angelo a sorpresa (incrociandolo)», per seguire nella dialettica tra bagliore e penombra le urgenze dell’umano che tenta di essere, quel quotidiano compiuto che l’immaginazione sembra aver inventato.
La traduzione di Anthony Molino restituisce alla parola la sua primigenia sfumatura, quel cogito nascente che ben conosce il poeta e si fa corto il percorso tra la cosa immaginata e l’immagine rivelata grazie a quel fühlen, quello stato d’animo, che dal «Sognatore» arriva al traduttore.
È un sentire emotivo e fisico che accende la rêverie nel suo significato autentico e possiede l’animo intero del poeta. Come per un grande ricordo silenzioso il verso non viene turbato da troppe minuzie e mentre il poeta ci restituisce la magia di una vita che domina la vita, di un tempo breve che non domina il tempo, la parola vestita di un’altra lingua sa calcolare la durata delle istantanee.
da Mancanze (2014)
Ripristinando indumenti invernali
Nel cavo di una pietra l’acqua gela.
Torna novembre e il maltempo rimena.
Di nuovo piogge: e le scarpe di Emma
a vincerle; di nuovo tramontana
– ma tenace, a barriera, il suo calore.
Gelida è la serata, è morto il sole,
cristallo il cielo, via sghemba fra i tetti:
così sereno mi addormento anch’io,
ringraziando il mio Dio, che, di sui tetti,
invita lungo il lucido sentiero
l’angelo che consola.
****
From Missing (2014)
Getting Out the Winter Clothes
In the hollow of a stone water freezes.
November returns with a scourge of bad weather.
Again it rains, and Emma’s shoes
make do; again the north wind,
-but her warmth erects a steadfast barrier.
Bitter cold the evening, the sun has died,
and the crystal sky clears a crooked path through the rooftops:
and so I too fall asleep, serene,
thanking my God who, from above those rooftops,
sends an angel down that shiny trail
to console me.
***
Pigne e viole
21 novembre 1848
Mio caro Grzymala,
giovedì a quest’ora
partirò da questa odiosa Londra.
Sto male.
Fa’ comprare delle pigne:
Madame Étienne non faccia economia,
perché al mio arrivo si possa fare un fuoco.
Più che morire, qui potrei impazzire.
E fai comprare un mazzetto di viole,
perché vi sia profumo nel salotto,
così ch’io possa trovare ancora un poco
di poesia, al mio ritorno,
quando vi passerò per raggiungere il letto,
dove di certo resterò molto tempo.
Cura che sia tutto spolverato.
Un piano. Il fuoco. E poi le viole.
Forse
posso ancora guarire.
***
Pine Cones and Violets
November 21, 1848
My dear Grzymala,
Thursday at this time
I will leave this odious city of London.
I am ill.
Be sure to buy some pine cones:
no penny-pinching on the part of Madame Étienne,
so that a fire can be lit when I arrive.
Rather than die, here I could go mad.
And do send someone to buy a bunch of violets,
for the salon to be scented
so that I may find there a trace
of poetry, upon my return,
as I will pass through the room to reach my bed
where I surely will remain at length.
See to it that everything gets dusted.
A piano. A fire. And then the violets.
Perhaps
I can still recover.
***
Angelo delle mani
Mani giunte in preghiera,
in ginocchio, una sera,
e le assai lunghe dita
puntate alla soffitta
del cielo, là, oltre il tetto
(passando sul nasetto
protervo), dotazione
da assorta Annunciazione
in attonito chiostro,
melodiose mani verticali
pronte ad aprirsi in ali
al Padre nostro.
***
Angel of Hands
Hands folded in prayer
she Kneeled, one evening,
her quite long fingers aiming
for the ceiling
of heaven, there, beyond the roof
(bypassing her haughty
little nose), enthralled replica
of the Annunciations
in startled cloister
melodious vertical hands
ready to become wings
at the words of the Our Father.
***
da Corpuscolo (2004)
A ben pensare,
anche se, sul groppone,
fossi approdato ad una mia carezza,
che avrebbe aggiunto? A contare
era
o
non era
soprattutto la contemplazione di
tutta quella bellezza?
***
From Corpuscle (2004)
On Second Thought,
even if, on her hump,
I had come upon a caring touch,
would it have mattered?
wasn’t
what counted
above all else
the contemplation
of all that beauty?
***
da Filo spinato (2021)
Inferno e paradiso
A Maria Letizia V.
All’«Orto de’ Pecci»
Immaginate un ampio prato verde
subito dietro il campo di Siena,
col cielo azzurro, la Torre del Mangia,
e manto e pieghe di tegole e tetti.
Ricostruisce un orto medievale.
Una stalla con asino e caprette
davanti al ristorante, per la gioia
dei bambini che corrono
incontro a due pavoni.
Un gran volto in metallo
coricato nel verde
ricorda un cavaliere.
«Nei bei giorni di sole come questo
qui sotto è un paradiso.
Quando eravamo chiusi,
anche i giorni di festa
che mangiavamo bene,
il pesce, i pacchi avuti dai compagni,
tutto sapeva però di cemento.
Qui invece adesso è buona anche la paglia,
– magari pure l’erba,
dovessimo brucarla -,
col condimento della libertà».
***
From Barber Wire (2021)
Heaven and Hell
For Maria Letizia V.
At «The Pecci Orchard»
Imagine a stretch of green
right behind Siena’s Campo,
the blue sky, the Mangia’s Tower,
and the drapes and folds of shingles and rooftops.
A replica of a medieval orchard.
There’s the stable with donkey and baby goats
in front of the restaurant, to the delight
of children who run
for the two peacocks.
A huge metal face
stretched out on the grass
resembles a knight.
«On sunny days like today
it’s heaven down here.
When we were locked away
even on holidays
when the food wasn’t bad,
the fish, the gifts from fellow inmates,
everything tasted like cement.
Now, here, even the hay is good,
even the grass, I bet,
if we nibbled at it
and dressed it with freedom».

Selected Poems of Alessandro Fo
Translated into English by Anthony Molino
Legas 2025