Dalla casa controvento di Roberto Casati

Dalla casa controvento (Puntoacapo, 2026) di Roberto Casati

Roberto Casati
Dalla casa controvento
Puntoacapo, 2026

«Il mio fare poesia si evolve. Sempre di più comprendo come essa sia un’attività in togliere. Non il pittore che aggiunge pennellata a pennellata, ma lo scultore che rivela ciò che sta nel cuore del blocco di marmo. Toglie, prosciuga, scopre l’essenziale e il rigoroso.».

Questo scrive Roberto Casati del suo fare poesia. I versi che dettano sono sei, suggellati da un distico finale che ha sempre uno slancio prensile. Il Prologo è l’annuncio del dettaglio che è fondamento del ricordo e frutto della «vendemmia» di una vita che restituisce il mosto.

«Ci vendemmia il sole» scriveva Ungaretti nella poesia, Versa, il 27 aprile 1916, sul Carso durante la Prima guerra mondiale. Tra i corpi dilaniati, tra i proiettili e gli orrori gli occhi vedono ancora promesse e il sole è ancora pronto a vendemmiare cuori e nuovi desideri. Così, da un angolo della vita tornano «gli schizzi di un cuore felice» e le rêveries superano per funzione ciò che il poeta ha vissuto. La parola si fa traccia delle passate stagioni in accordo con gli intimi desideri, quelli delle esperienze fatte, delle conquiste amate e sofferte, della speranza che supera l’avvenire e non esita ad attraversare il confine dell’io per riconquistare la libertà. Le immagini si sommano in quella dimensione amorosa, nella bellezza della natura, in quel luogo che è qualcosa di più della somma dei ricordi stessi, qualcosa di più dell’insieme di tanti frammenti.

Tutto chiede un orizzonte più ampio e i paesaggi interiori si suggellano in quelli esteriori, la storia vive nella Storia per un’analisi del mondo. Per il poeta tutto nella vita chiede resistenza e ostinazione, di padre in padre e tutto quanto è in quel guscio che è la casa primigenia per eccellenza, si muove a fatica controvento, sfida le ferite della vita, i venti che scuotono l’esistenza privata e quella collettiva. È questo un fare intimo ma anche civile dove la trasfigurazione paesaggistica sa offrire, il limite, il confine e il volo così che ogni argine può consentire la naturale crescita e ogni crescita uno slancio collettivo: «l’argine prolungava il volo dell’airone». Il symbolon dettato dalla volontà per scongiurare la fragilità del ricordo è quella verità cercata nella memoria dove i dettagli fondanti sono nella natura. È lei che veste la cosmicità primigenia, i valori archetipici dell’uomo e i temi arcaici. È lei che si fa segno del ricordo colto sul fatto, delle vicende, dei colori e forme, figure e voci. Lei, la natura. racconta delle «labbra carnose in cerca di tornare rosse/nel tempo che era ieri.».

I toni sono di quella riflessione che sperimenta l’ombra e il bagliore ed essi non conoscono la propria origine. Tuttavia rendono visibile quel continuum che appartiene al contraddittorio e al tempo cosmico senza i quali non c’è poesia.

In questa raccolta vi è il riconoscimento pieno della bellezza, della qualità originaria di ogni cosa che si unisce al bene primigenio e di età in età viaggia con la parola del poeta. La riconoscenza si rende visibile in quella «vendemmia» della vita che ci restituisce la verità come camminando a mezzacosta, dapprima lentamente e poi i paesaggi che hanno ospitato il ricordo si infilano l’uno dopo all’altro finché il pensiero non si fissa su una rêverie, su una verità che sa di miracolo.

È una raccolta chiara, luminosa, sincera «dal rumore sottile dell’acqua nel fosso» dove l’argine, il confine sono sempre sulla soglia per un affido condiviso.

È forse già stanca
l’ombra che vaga oltremare
in piedi di fronte al molo
mi ha accarezzato i capelli
persa in un tempo di fragole e miele
nascosta da gocce di memoria
nella piccola tenda appartata
sul fianco in riva al mattino
nell’atto di rifare i conti
sfiorando ogni singola vertebra
ogni passo ingoiato
nel punto in cui ieri incontravo
la ragazzina innamorata di un sogno
parola che trova consenso senza più ansia
labbra carnose in cerca di tornare rosse
nel tempo che era ieri

Rossella Frollà

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