Mino Petazzini: un incontro naturale

intitolata I fiori selvatici mi interrogano (Bohumil Edizioni, 2025) Mino Petazzini

Lo ammetto: non ho mai imparato i nomi dei vari tipi di fiori, non so riconoscerli. Ma ci ho provato. Diversi anni fa, per esempio, mi sono iscritto a un corso di botanica dell’Università Popolare: ho preso appunti, ho partecipato a passeggiate guidate da esperti del mondo vegetale, però con scarsi risultati mnemonici. È stato più facile per me riconoscere gli alberi, almeno quelli più comuni, principalmente dalle loro foglie. Mi piace fotografare quelle autunnali cadute e adagiate a terra: “foglie senza rami” si intitola un mio piccolo libro illustrato, fuori commercio e stampato nel 2021 in piena pandemia; ma questa è un’altra storia.

Conosco diversi libri di Mino Petazzini e so che leggerli significa spesso indagare la natura nella sua varietà e bellezza, significa accompagnarlo in passeggiate rilassanti e anche stimolanti, utili e dilettevoli. Con questi stati d’animo lo seguo sfogliando la recente raccolta intitolata I fiori selvatici mi interrogano (Bohumil Edizioni, 2025), dedicata al poeta Umberto Piersanti. Chissà che questa volta io non impari finalmente qualcosa. Nella stessa collana (“Risvolti”) è stata pubblicata nel 2023 una plaquette dal titolo Natura e composizione, che vede come protagonisti assoluti gli uccelli. Le copertine di entrambi i volumetti sono deliziose e danno ai libri un simpatico ed elegante aspetto di quaderno per appunti e schizzi.

Apro una indispensabile parentesi. Sono stati proprio gli uccelli a fare incontrare Petazzini e me. Nel 2009, con l’editore Mobydick, ho pubblicato una raccolta intitolata I merli del Giardino di san Paolo e altri uccelli (prefazione di Pier Luigi Bacchini), poi ristampata fuori commercio nel 2016 in una edizione ampliata e illustrata. Numerose poesie di questa raccolta sono state inserite nel terzo tomo, interamente dedicato ai volatili, della voluminosa antologia curata da Petazzini dal titolo La poesia degli animali (Luca Sossella editore, 2024). Protagonisti degli altri due tomi (più di mille pagine ognuno) sono rispettivamente gli animali domestici e quelli selvatici. La nostra collaborazione ha trovato un’ulteriore occasione di dialogo e di incontro nella prefazione, intitolata Amici di penna, che Petazzini ha scritto al mio libro di saggi Il mio piccolo bestiario in versi (puntoacapo editrice, 2025); si chiama La meraviglia e il rispetto la postfazione del poeta e critico Alfredo Rienzi che delle creature alate è appassionato ed esperto conoscitore.

Adesso ritorno al mondo vegetale ricordando che, sempre per Sossella, nel 2020 il nostro autore scrive il corposo testo antologico La poesia degli alberi e, nel 2025, traduce il volume Liriche dei fiori selvatici (Bohumil edizioni) scritto a fine Ottocento dal poeta scozzese James Rigg.

Scrive Petazzini nella Nota a I fiori selvatici mi interrogano: «Guardare alla natura, anche intorno a casa, con occhi più attenti di quanto di solito ci accade è una pratica che può nutrire, e, anche in poesia, aprire sentieri inaspettati, creare collegamenti inebrianti, acuire la sensibilità verso il mondo circostante».

A questo punto, con occhi liberi e sensi aperti, ammiro i fiori che il libro di poesie di Petazzini generosamente offre al mio sguardo e che mi interrogano. Pratoline, viole, ranuncoli, rose canine, «i papaveri che fioriscono tra i binari», «le calendule in fiore, / che punteggiano di arancione / il verde sprigionato dall’erba, / che presto ingiallirà», il tarassaco, la primula «pallida, delicata, lievemente profumata / a mazzetti sparsi nel sottobosco», il glicine che splende «di fioriture regali», l’elleboro «che nasce / nel bosco ancora invernale / negli strati di foglie marce, / giallo verde, aitante» , le «polmonarie / (blu, rosate, rossastre)», euforbie,  tulipani, «i piccoli ranuncoli si mescolano / alle punte fiorite della salvia, / dipingendo i prati, e visto che / è una giornata con qualche nuvola / i colori sono verde, giallo, viola, / bianco e azzurro». E ancora orchidee, gladioli, «e come dimenticare lo scotano / che da noi è l’albero delle nebbie […] / l’arbusto albero prediletto / di Umberto Piersanti», l’esile favagello «che ogni anno spruzza / i prati di giallo e così annuncia / a fine inverno la primavera imminente», e «poi gli anemoni (bianchi, gialli)», i fiori «giallo–zolfo della forsizia», «il blu minuscolo, deciso, / giusto dei nontiscordardimé».

Fra tanta grazia floreale e colorata meraviglia quali sono i fiori che Petazzini predilige? Confessa:

«I fiori che preferisco sono forse gli anemoni, che spuntano
a fine inverno nei boschi, bianchi, pudichi, chiusi
o aperti a seconda dell’ora: trepidi e, insieme, intrepidi,
minuscoli e accesi annunci della primavera».

La passeggiata in compagnia di Petazzini presenta soste che preludono a futuri, frequenti ritorni:

Poi viene il momento di convergere
verso un punto felice del paesaggio,
un angolo, una casetta abbandonata,
tre case, qualche albero, un prato
il bosco cresciuto negli ultimi decenni
su un lato, dove il pendio è più accentuato,
pensando che magari dovresti vivere lì […].

Giancarlo Baroni

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