Una poesia inedita di Gabriella Sica

“La vecchia guardia del Novecento
è ormai tutta nei Campi Elisi”
così il giovane Pontani
sapiente di legami tra ombre voci e visi,
uno dietro l’altro Sanguineti lupesco
con gli occhi sgranati
Giudici dei versi bruciati
e Zanzotto ansioso
dietro il paesaggio antico arioso
(nell’erebo già Elitis l’ultimo dei greci).
Con la moneta che si disfa tra i denti
(ora anche ai sopravvivi)
la bocca muta
inghiottono amara l’aria dell’Ade
a sentire l’inaudito stridore cieco
il livore del cielo
che travolge fiumi alberi monti e strade
a vedere trafitti nel finimondo i cari luoghi
dei dolci ricordi
ah! le felici vacanze e le gioie da vivi
negli occhi le Cinque Terre colorate
dov’è l’agave-adolescenza di Montale
nelle orecchie Genova acre di scale
e il Veneto nel nuovo vento.

Ma la nuova e già non più nuova guardia
cosa sente cosa può dare
trent’anni e oltre di benessere senza traumi
in case ancorate e sghembe
in guerre del silenzio
intorno fugaci cascate d’acque e rose
sulla strada briciole di pane
non altro che un breve sogno
e ora qui a masticare fogliette di mirto e alloro
fare qualche bracciata sotto terra
come etruschi insonni
ora navighiamo a occidente del dolore
laconici e quieti
per quanto si può alla morte strappare
(già ci ha messo addosso le sue nere dita)
riudire gli uccelli l’eco del cielo
(soli in pensiero e in salita)
salvare poche sillabe umane
aprire un muro e poi un altro ancora
dal vero con il nostro corpo
essere noi il tempo stesso in persona
sommerso è un fiotto di fango è il diluvio
al buio inghiottito intravedere un lampo
il suo vaticinante bagliore giallo.

Gabriella Sica – 11 dicembre 2011

Gabriella Sica, originaria della Tuscia, a Roma dall’infanzia, è una delle presenze più significative e continue della poesia italiana, fin dal 1978, anno del suo esordio, e, poco dopo, della pubblicazione della rivista “Prato pagano”, da lei diretta, dove hanno esordito o pubblicato molti autori dell’attuale generazione. I suoi ultimi due libri sono Le lacrime delle cose (2009, Premio Arenzano-Lucia Rodacanachi, Premio Internazionale Dessì, Premio Garessio-Riccì, Premio Poesia Alghero Donna) ed Emily e le Altre. Con 56 poesie di Emily Dickinson (Cooper, 2010). Una sua autobiografia con foto è apparsa su “Steve” (n. 41, autunno-inverno 2011).

Sue poesie sono su YouTube. Contatti tramite facebook

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12 Risposte a Una poesia inedita di Gabriella Sica

  1. simona d'urbano says:

    Un’amara nostalgia quella di Gabriella capace di restituire visioni e semi e nuove radici per tornare a palpitare anche oggi, ognuno nel proprio modo, col proprio mezzo.
    Sempre generosa, e preziosa la sua poesia, a tratti quasi pulviscolare, in un’aggettivazione sempre ricercata e sceltissima, che costruisce veramente nel suo ruolo evocativo.

    Simona D’Urbano

  2. Nazareno says:

    La poesia ha una idea temporale di fondo di stampo agostiniano: a dominare, a livello grammaticale, è il presente; ma, nella prima strofa, è un presente-passato, invece, nella seconda, un presente-futuro. Nel primo caso, si intreccia la tradizione, la stessa che passa il testimone, e la terza persona singolare del presente indicativo del verbo Essere, fotografa quell’istante, fermo; nel secondo caso, in quel diluvio di versi ben scanditi seppur senza punteggiatura, traspare una speranza: che questo testimone venga afferrato, perché c’è, in forma di “fiotto”, in forma di “lampo”. Il tempo, quello spaziale della tecnica ed esterno a noi, quello di cui usufruiamo come bene di consumo, dunque effimero, è dichiarato nullo: “essere noi il tempo stesso in persona”. Oltre, forse, ogni storicità: dagli etruschi, agli elisi latini, all’erebo greco, fin alle Cinque Terre e al Veneto. Il tempo prende valore, per mezzo della tradizione, dinanzi all’etico bisogno di uscire dalle “guerre del silenzio” e di iniziare a descrivere il mondo sillabandolo. Che la poesia porti la pace dei campi elisi in “questo al di là”.

  3. Maurizio Soldini says:

    Complimenti. Sull’onda lunga e persistente de Le lacrime delle cose abbiamo la possibilità di ascoltare anche qui un canto alto nobile legato ai classici alle virgiliane sembianze della parola così netta pura cristallina che induce alla commozione universale nel contemplare gli elisi ricolmi delle persone a noi care, in questo caso dei tuoi nostri poeti carissimi che oggi non sono più nel mondo dei sensi e dell’empiricità, ma che abitano seppure in un limbo malinconico nella nostra vera terra che è l’anima il mondo etereo dove possiamo cogliere il senso di un’assenza che è comunque presenza.

    Cari saluti

    maurizio soldini

  4. roberto gigliucci says:

    Meravigliosa Genova acre di scale! Dolenza e luminosità, come sempre, in versi davvero ariosi e malinconici. La ricerca è strenua nella limpidezza.
    Fra cento anni qualcuno scriverà una poesia come questa, su di te – e su di noi, forse, tutti – finché il tempo lo permetterà.
    ciao gabriella!

  5. Emiliano Sartorelli says:

    Riguardando alla tua poesia dovrai essere contenta. Io lo sono. In tutto un mondo che mi (ci?) circonda, quante volte sento i volti delle persone pregare, supplicare chissà quale cielo per quel bagliore giallo, per ciò che racchiude, e poi mai che le labbra si schiudano. Mai neanche un filo di voce. E così dimenticano (dimentico), inghiottono se stessi e la guerra ricomincia. Ma quando ci lasciamo sfuggire anche solo una manciata di parole, parole come le tue, che sono realtà, la nostra, che sono atto vivente, ecco che non stiamo più solo sperando: stiamo facendo, creando. E chi lo sa, magari non saranno poche sillabe umane. Magari sarà solo l’inizio di un grande discorso.
    Per questo sono contento, e a questo punto anche un grazie è d’obbligo.

    Buona fortuna,
    Emiliano Sartorelli

  6. Natalia Stepanova says:

    Bella. Limpida come un sorso d’acqua. In Russia si dice nostalghìa. Ed è bella.
    Quando quelli che se ne sono andati sono sempre più presenti. Li immaginiamo altrove e sono nell’aria che respiriamo, nelle parole che diciamo. Sono parte di noi ” a occidente del dolore”. E ci lasciamo struggere dai ricordi, dalla bellezza di quello che si è vissuto, dalla riconoscenza alla vita che un po’ per volta, con oqnuno di loro, va via verso i Campi Elisi. Le Cinque Terre colorate…Nonostante “il livore del cielo” e “le dita nere della morte” è una poesia lucente. Emozionante. Sanguineti lupesco con gli occhi sgranati…
    “Salvare poche sillabe umane”, aprire dei muri nel silenzio, con il corpo del poeta. ” Essere il tempo stesso in persona” che passa in volti, parole, ombre, vaticini, ricordi e…rimane.Quel tempo che come in “un solo sorso di cielo” è passato, presente, futuro in un solo istante infinitesimo del tempo che non è più. E non è più morte. ( “etruschi insonni ” è stupenda!)
    Grazie Gabriella.
    Un caro saluto.
    Natalia Stepanova

  7. Luca Murri says:

    ”Ma la nuova e già non più nuova guardia
    cosa sente cosa può dare
    trent’anni e oltre di benessere senza traumi
    in case ancorate e sghembe
    in guerre del silenzio”

    L’anima di una generazione di poeti contemporanei è in questi versi.
    ”Non altro che un breve sogno” Petrarchesco, quello di chi rimane e lotta,
    nel quotidiano squallore di un mondo, che sembra aver dimenticato la Poesia stessa oltre i poeti.
    E che,
    nutrito dei propri detriti,
    Sta,
    nudo
    sulla soglia del ventre
    Consumando il vuoto opprimente
    dell’abbondanza
    che si riduce a niente.
    Riempendola di inutili cose,
    che ”lacrimano” il superfluo
    e l’abbandono
    dell’importanza.

    Non sapendo guardare la magnificenza e il concime,
    che nutre il cuore e l’ombre,
    di quel desiderio sottile e sublime,
    che sta nei versi e nelle strofe che gronde,
    piovono a vista di quel sapersi tutto,
    nel delirio del niente.
    Scudo e fiore,
    d’immortale e scherno
    splendore.

    Un commento deviatamente poetico, per una grande poetessa.

  8. Cristina Catalano says:

    Una folgorante ed intensa fotografia d’Italia,attraverso gli occhi certosini di una donna di emozioni.Lo scorrere del tempo,la rievocazione dei ricordi,sembrano scandire il passaggio come gli zoccoli duri e decisi di un cavallo in corsa attraverso le poliedriche immagini degli uomini e delle loro terre.L’intensità dei versi,e il ritmo magico che li avvolge,passa davanti agli occhi dei lettori come una diapositiva di emozioni creando un’ unione simbiotica tra parola,verso,uomo e natura.L’immersione quasi onirica e direi gustosa,all’interno di quelle dimensioni spaziali,non può che richiamarci non solo all’amore verso il frutto di Dio,ma ad un intreccio temporale tra le due dimensioni:il presente e il passato,la tradizione e l’innovazione,il patrimonio antico padre di quello odierno.La trascendenza nell’immanenza,scandita dagli sguardi di una poetessa che ben sa del passato,e molto bene sa immaginare del futuro,con quegli occhi che solo un poeta possiede.Tutta la tela,non può che contenere i colori della speranza,gli slanci vitali di un verde che deve e può colorare di intenso le parole della nostra vita.

    Catalano Cristina

  9. floriana calitti says:

    davvero un pensiero condiviso, come ci siamo dette quel giorno che anche Elio Pagliarani se n’era andato, grazie
    Floriana Calitti

  10. Gabriele Sebastiani says:

    “Non mi stancherò mai di leggere le poesie perché solo loro sono in grado di diffondere brividi interni,sensazioni uniche ed istantanee in quello stesso attimo in cui si leggono.Emozioni immediatamente percepite durante questa lettura,emozioni che conducono nel giardino dalle mille luci,dalle mille speranze.”

  11. Daniela Rampa Riviello says:

    Ci sembra la vecchia guardia del Novecento una poesia che induca a lasciar trascorrere il tempo, nel punto di congiunzione tra qui e laggiù che potremmo definire coralità della nostra tradizione, posto” a occidente del dolore”.
    Dai primi versi che si rispecchiano in un sottosuolo che ha memoria della splendente bellezza perduta, si lascia forse intendere di voler procedere per un finale dove questa non serve più e pare che perfino ingombri, per cui la si oltrepassa, mettendo in gioco il suo storico oppositore, contro il quale non v’è rimedio, il lampo giallo, scaturito dal fango e dal diluvio di una sorte incomprensibile

    • Letizia dimartino says:

      E il tempo non c’è più. Perché era quello, il tempo. Chi rimane, che possa darci il brivido e l’attimo?
      Il poetare di una terra. Che ha odore e sapore. Noi che non abbiamo occhi sgranati, partecipiamo nel silenzio. Dei nostri versi rimarrà qualcosa? Di te, sì. Questa poesia per esempio.

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