Premio Letterario Metauro 2014

Sabato 8 novembre alle ore 17 si terrà presso la chiesa di San Francesco a Mercatello sul Metauro (PU), la cerimonia di premiazione del Premio Letterario Metauro 2014, giunto alla XXI edizione. La giuria popolare decreterà il vincitore tra i seguenti finalisti: Alessandro Fo con “Mancanze” (Giulio Einaudi Editore), Giovanna Rosadini con “Il numero completo dei giorni” (Nino Aragno Editore), Luigi SocciIl rovescio del dolore” (Italic Pequod).

La cerimonia si tiene ogni anno, a turno, in uno dei nove Comuni che fanno parte della Comunità Montana dell’Alto e Medio Metauro, che va da Urbino a Peglio e Borgo Pace.

La giuria popolare è composta da un grande numero di membri, i quali ricevono le copie dei libri dei finalisti per diverse centinaia, anche fino 300/500 copie per ogni autore. Dopo aver letto i libri, i giurati partecipano alla cerimonia di premiazione e solo in quell’occasione ricevono la scheda per votare l’autore preferito, dopo che questi avrà letto i propri testi in pubblico. Pertanto il vincitore sarà scelto anche dall’incontro in carne ed ossa dei poeti con il pubblico.

La giuria tecnica è composta da: Umberto Piersanti, presidente, Eugenio De Signoribus, Bianca Garavelli, Feliciano Paoli, Paolo Ruffilli.

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Pier Paolo Pasolini tra morte e morte

di Davide D’Alessandro

Pier Paolo Pasolini

Film su Leopardi, film su Pasolini. Li vedrò, ma ai film continuo a preferire i libri. Il Leopardi di Citati, dal punto di vista letterario e il Leopardi di Severino da quello filosofico. Su Pasolini ho appena riletto “L’autunno della coscienza”, impeccabile analisi e introspezione psicologica di Aldo Carotenuto. Libro del 1985, ma libro senza tempo. Libro che ci mostra come la mancata capacità, dell’autore di “Ragazzi di vita”, di saper ascoltare l’inconscio, di accoglierlo, di mediarlo, di armonizzarlo, di integrarlo, l’abbia lentamente condotto a essere invaso, posseduto e devastato.
Pasolini non muore nella notte tra il primo e il due novembre del 1975 sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia. Pasolini recava dentro di sé la morte, il respiro della morte. In lui, e nella sua opera, nei personaggi, che dal sottofondo eleva a protagonisti, non c’è una lotta feroce tra vita e morte, ma tra morte e morte. Senza possibilità di uscita. Una vita tragica, di un uomo tragico, finita tragicamente. La morte, ha scritto egli stesso, “non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi”. Dagli altri o, ancor prima, da se stessi?

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Alda Merini: meriti, limiti e spettacolarizzazione

di Davide D’Alessandro

Alda Merini

La grande operazione lanciata dal “Corriere della Sera” sull’intera opera di Alda Merini impone qualche considerazione. Sedici uscite settimanali, 6,90 euro cadauna e tanta poesia. Tanta buona poesia, ovviamente, come hanno scritto Aldo Nove, Roberto Galaverni e Cristina Taglietti nel presentare il tutto. Però, c’è la stonatura evidente di un’esagerazione, di un qualcosa di troppo, di eccessivo, di strabordante. Non è colpa della Merini, né del “Corriere”, né di chi, anche grazie a queste incursioni in edicola, potrà scoprire la poesia, accostarla e, speriamo, leggerla. La responsabilità è di una condotta roboante impostata sull’esaltazione di un personaggio, anche utilizzato, strumentalizzato, “passato”, venduto attraverso il tubo catodico.
Tutto cominciò con il “Maurizio Costanzo Show”. Ricordate? La poetessa dei Navigli, la malattia, la follia, il manicomio, la povertà, i tre metri quadrati dell’abitazione, iniziarono il lungo estasiante cammino della spettacolarizzazione. La normale poetessa che si strugge sulla pagina, sugli amori, sugli ardori, divenne icona, suo malgrado e non suo malgrado, perché più di una qualche recitazione a soggetto la Merini se la consentì, vivaddio, approfittando di tanta improvvisa e inattesa attenzione.

Da allora ad oggi, passando per la sua morte, nel 2009, la Merini è diventata la poetessa italiana più nota, più citata, più propagandata, senza distinguere tra maschietti e femminucce, ma chi vuole porsi al riparo dalle luci accecanti della ribalta, della spettacolarizzazione, delle celebrità create ad arte, chi vuole rifugiarsi nel silenzio del verso, chi avverte la necessità di ristabilire una qualche forma di giudizio libero e autentico, non preda del commercio, ha l’obbligo di separare, di distinguere. Ha l’obbligo di continuare a leggere la Merini, di apprezzarla, ma anche di evidenziarne le cadute, i difetti, i limiti e di ridurne notevolmente il peso di una grandezza esagerata. Questo Paese, ahimé, non ha mai avuto il dono dell’equilibrio, della moderazione, di un sano spirito critico. Montale, Luzi, Caproni, Bertolucci (solo per citarne alcuni) restano stelle nel firmamento della poesia novecentesca, eppure non avranno le sedici uscite a 6,90 euro cadauna, come la Merini e, ciò che più conta e preoccupa, non saranno letti quanto la Merini. È già così e continuerà ad essere così. Purtroppo.
Chiedete al primo giovane o alla prima signora che incontrate per strada: “Conosce la Merini? E Bertolucci?”. Su Bertolucci, se vi andrà bene, risponderanno: “Sì, il regista”; se vi andrà male, risponderanno: “L’ex tennista che giocava in doppio con Panatta”. Sulla Merini, invece, la risposta è scontata. Dopo l’operazione del Corriere, scontatissima. Viva l’Italia!

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Scuola di scrittura poetica “Nel verso giusto”

La Scuola si propone di entrare dentro l’officina testuale e di allargare la conoscenza della poesia, soprattutto quella italiana e contemporanea, molto poco nota nel nostro Paese. Si ritiene infatti che il miglior approccio sia la pratica diretta dei testi e il dialogo e la frequentazione con poeti e critici.

Le lezioni, una volta a settimana, tenute da Umberto Piersanti, verteranno sui grandi classici di ogni tempo e sugli autori contemporanei. E con cadenza mensile gli allievi potranno incontrare un protagonista della scena poetica italiana.

La scuola si adopererà anche per promuovere laboratori e incontri nelle scuole di ogni ordine e grado di Civitanova Marche e delle zone circostanti.

Gli elaborati degli allievi verranno discussi in aula e potranno essere pubblicati su riviste on-line e cartacee. Si prospetta altresì la pubblicazione presso editori marchigiani o di altre regioni italiane di antologie e di raccolte di singoli autori.

Alla fine di ogni anno verrà rilasciato un attestato di frequenza e chi porterà a compimento l’intero corso di 3 anni conseguirà un documento che ne riconoscerà la frequenza e l’impegno (valido, per gli studenti, come credito formativo).

Informazioni e iscrizioni: dal 25 settembre al 25 ottobre, presso il Comune di Civitanova Marche-Assessorato alla Cultura oppure scrivendo a nelversogiusto@virgilio.it o a cultura@comune.civitanova.mc.it

Costo: 50 euro
da versare sulle coordinate IBAN IT88G0530868700000000002108 o in contanti al momento dell’iscrizione presso la segreteria sita in via XXIV Maggio n. 50 di Civitanova Alta

Inizio: domenica 26 ottobre, presso la Biblioteca comunale “S. Zavatti” di Civitanova Marche, viale V. Veneto 124. Le lezioni si terranno tutte le domeniche dalle ore 16:30 alle 18.

Info: Ufficio Cultura Luca Macellari 0733822289 – Segreteria dottoressa Annie Seri 3202530653

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Il curioso delle donne: Alberto Bevilacqua torna tra noi

Alberto Bevilacqua

“Il curioso delle donne. Alberto Bevilacqua, l’uomo, l’artista”, con l’attrice Paola Lorenzoni (che è anche ideatrice del progetto) e la regia di Sergio Basile, è un’opera teatrale intensa, ben calibrata, che restituisce pienamente la versatilità di Alberto Bevilacqua a poco più di un anno dalla sua morte. Le musiche sono di Concita Anastasi, le scene di Simonetta Baldini, i costumi di Saverio Galano, il disegno luci di Pietro Sperduti, le riprese video di Paola Mengoni e le foto di Tommaso Le Pera. Non dimentichiamo che Il curioso delle donne è uno dei romanzi più noti dello scrittore, dato alle stampe nel 1983 da Mondadori. C’è una frase, in questo libro, che si attaglia perfettamente allo spettacolo: “I nascondigli di una casa sono infiniti. Più credi di conoscerla, più ti accorgi che nasconde nascondigli. Sto saccheggiandola da cima a fondo per reperire quanto non è andato disperso. Via via che lo ritrovo, suddivido il materiale in cartelle. Intesto ogni cartella servendomi dei matitoni. Le più sorprendenti, le grandi amanti, le sanseverine, le donne dei miei viaggi, le gelose, le più intelligenti, le favolose, le oscene, le mie attrici, le misteriose, e via dicendo”.

Nei suoi ultimi anni di vita Alberto Bevilacqua, in tandem con Paola Lorenzoni, aveva selezionato alcuni ritratti di donna estrapolati dai suoi romanzi più celebri, o quanto meno ad essi ispirati: La Califfa (1964), Una scandalosa giovinezza (1978), I sensi incantati (1991), Tu che mi ascolti (2004), L’amore stregone (2009). Un montaggio teatrale a cui lo stesso Bevilacqua diede un titolo provvisorio, “Unità d’Italia”, immaginando, provocatoriamente, una sorta di avventura esistenziale delle molte sfaccettature che, in primis, la dirompenza dell’eros femminile ha offerto nel quadro storico e geografico del nostro paese.
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Il varco

di Davide D’Alessandro

Davide D'Alessandro

Ieri sera, alla radio, una ragazza leggeva “la casa dei doganieri”, la poesia più amata di Montale, e piangeva. Leggeva e piangeva. Su “libeccio sferza da anni le vecchia mura” si è fermata un attimo, quasi a riprendere forza. Evidentemente, anche lei spesso il male di vivere ha incontrato e non so se il rivo strozzato che gorgoglia, l’incartocciarsi della foglia riarsa o il cavallo stramazzato siano state le immagini con le quali, come il poeta, sia stata chiamata a fare i conti. Se il calcolo dei dadi più non torna, se il ricordo illude di poter restituire salvezza, occorre fare della ferita la feritoia, per dirla con Carotenuto, il varco, sì il varco, senza il punto interrogativo montaliano, per vivere nuovi giorni che costituiranno futuri ricordi. Il dolore è nella sosta, pur necessaria, nello smarrimento, nell’attesa. La lacerazione, pur necessaria, è il capo del filo da cui riprendere la tessitura della vita. Quelle lacrime, pur necessarie, non resteranno lacrime. Solo chi non ha colto rosa non s’è punto, scrive un altro amato poeta. Ma pensare di stare alla larga dalle rose per evitare di pungersi, vuol dire rinunciare. E chi rinuncia, non può piangere. Può solo morire. Anzi, è già morto. La ragazza no. Lei non è morta. Legge e piange. E vive.

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