L’unghia del tempo

L’unghia del tempo

È una raccolta di rara compattezza stilistica, ma ancor più tematica, Il moto delle cose di Giancarlo Pontiggia (Mondadori 2017).

Non c’è una sola poesia che si presenti a latere o distante dall’impianto generale. Dunque è una vera, necessaria raccolta, dove ogni testo si rafforza di senso e intensità nel quadro d’insieme.

L’universo, l’unghia del tempo e l’interrogarsi continuo sul senso non solo della propria vita, ma dell’Essere in quanto tale, sono i temi fondamentali che attraversano tutte le pagine. Fin dall’inizio ci si muove alla ricerca di un’origine di un attuale Caos che le conoscenze scientifiche moderne hanno esteso in maniera smisurata.

Contemplare o pensare l’universo significa infrangere la mente: …” sugli scogli/ ondosi, flagellati / da crespe dense di fuoco, erosi / dalla furia / gemmata degli elementi” (pp.15-16).

Continua a leggere →

Posted in Sinopie | Tagged , , | Leave a comment

In fuga dal tempo che fugge

In fuga dal tempo che fugge

La raccolta poetica «Nel folto dei sentieri» di Umberto Piersanti, tra l’incedere dei giorni e l’eternità di un eden evanescente

Rocco Cavalli

[Nota: eccetto la prima citazione di Montale, ogni brano citato è contenuto nella raccolta Nel folto dei sentieri di Piersanti: per alleggerire il testo e ritenendo inutile frammentare in particolari un’opera che in questa critica si vuole e si deve considerare nel suo insieme come una entità completa, un’esperienza poetica indivisibile, sono stati volutamente tralasciati i riferimenti alla poesia da cui sono stati tratti i versi. È un invito al lettore di approcciarsi all’opera senza un orientamento stabilito dal sottoscritto, lasciandosi sorprendere in una propria personale avventura poetica.]

 Quanti uomini direbbero oggi di sentirsi stretti da un «feroce legame con la terra»? Forse parecchi. Quanti sono catturati dall’impellente bisogno di scriverlo? Probabilmente pochi. Sotto questa luce, non si può esitare a considerare il poeta Umberto Piersanti, autore della citazione, una rarità fra gli uomini del suo tempo. Eppure, non è nella natura stessa del poeta di essere rarità tra gli uomini? Ma se è vero che il poeta è poeta con la sua poesia, sarà forse nella forma del verso, forse nella musicalità, forse nell’emozione che scatena, che va cercata la rarità; mai nella realtà che descrive. Perché se certo è quanto afferma Montale, ovvero che «la vera poesia ha sempre il carattere di un dono»[1], il dono del verso è effettivo soltanto se la realtà che lo genera funge da ponte fra il poeta ed il lettore. Non è difficile accorgersene, in fondo basta chiedersi quale effetto ci facciano parola e verso, se esiste un effetto e dove questo si insinua. La poesia di Piersanti ottiene il suo effetto facendosi voce di una realtà che tutti vivono proprio per il fatto stesso di vivere, ovvero la realtà del tempo che inesorabile relega il presente al ricordo, la gioia alla nostalgia. Le lance degli uomini si spezzano nel vano tentativo di conquistarsi un’eternità, di fermare il tempo nei momenti migliori e di cristallizzare la memoria per poterla rivivere. Il tempo «che procede / e sempre incalza», la sua paura e la volontà di ribellarvisi è quanto di più condiviso si possa trovare tra gli uomini. Facendone oggetto della sua poesia, Piersanti sceglie di essere uomo alla radice, senza fronzoli di rarità personali: comune al lettore è la paura, comune al lettore è la ribellione. Ognuno incrocia la spada che ha con sé, il poeta incrocia la spada della poesia: ecco la poesia affiancare l’uomo nella ribellione, ecco che la poesia può davvero avere il carattere di un dono: «al tempo che m’incalza / e che m’assedia / s’oppongono tenaci le parole».

Continua a leggere →

Posted in Sinopie | Tagged , , , | Leave a comment

Acqua, Pietra, Parola

ACQUA, PIETRA, PAROLA

C’è poco da aggiungere alla intensa e partecipata prefazione di Anna De Simone a La pietra salvata di Maria Grazia Maiorino uscita per i tipi de Il lavoro editoriale (dicembre 2016).

Poco, perché il saggio introduttivo rende giustizia ad una lunga fedeltà dell’autrice nei confronti della (sua) scrittura poetica. Vasta, antica e nuova, radicale, un percorso che attraversa davvero una vita, una esistenza che tocca anche il registro del romanzo. Come a dire che il “foglio” è una necessità, oltre che una scelta. E su questa incontrovertibile e fedele adesione, tento di trovare qualche suggestione, in più (o altra) rispetto al panottico della densa ed esaustiva nota introduttiva sulla  quale ritengo sia necessario soffermarsi  o comunque “leggere”, consiglio che invio al lettore di “poesia” in Italia, della quale si può dire per simmetria quanto al famoso “povera e nuda vai filosofia”. Già, perché di questi tempi, la totale assenza di “pensiero” è sintomatica di una oggettiva “decadenza”, e sulla scia di questo slittamento o frana, la “poesia” segue in parallelo la discesa.

Chi dunque “resiste” come “osso di seppia sballottato dalle ondate” implicitamente denuncia o avverte che, con i suoi limiti, la parola poetica è “ancora” argine o, nel migliore dei casi, “orientamento”, direzione, senso. La “pietra” della parola è “salvata”, non recuperata tramite una affannosa e vuota archeologia, quanto, vorrei dire, “ rinata” o più semplicemente “redenta” (come si può osservare con maggior dettaglio o connotazione, nell’ultima parte del libro, la sezione appunto “Viaggio in Terrasanta” e quella che fa da clausola e dalla quale prende il titolo il libro, “La pietra salvata”).

Continua a leggere →

Posted in Sinopie | Tagged , , | Leave a comment

Franco Loi e Biagio Marin, lettere 1981 – 1985

di Rossella Frollà

Edda Serra
Lettere
1981 – 1985
Franco Loi – Biagio Marin

con la lettera della curatrice a Franco Loi

Finalmente la pubblicazione del carteggio tra Franco Loi e Biagio Marin a cura di Edda Serra: «Siamo arrivati tardi, come Scheiwiller, e dobbiamo chiedere scusa, perché “la poesia è un dono”». Edda Serra profonda conoscitrice della poesia di Biagio Marin promuove il Centro studi a lui dedicato e si occupa della Poesia Italiana del Novecento del mondo giuliano. La Serra apre il carteggio con la sua lettera a Franco Loi, contenta di aver fatto insieme a lui e ad altri la propria parte accanto al vecchio poeta, di aver dato «concretezza alla Parola, [ … ] in silenzio, secondo l’invito evangelico, semplici, miti e umili di cuore. Abbiamo fatto polifonia. Un privilegio.». Si rivive con pienezza tutto ciò che di prezioso si avverte in queste lettere tra i due protagonisti della poesia Italiana del Novecento. È questa una storia breve, intensa, ritmata da valori vissuti e amati e riportati alla luce in un mondo mutato dove assumono una diversa consistenza. Ciò che c’è di bello nella memoria rivive nel cuore, nel sentimento, nella grande intuizione che Loi fa del mondo. Marin malato e non vedente accoglie la luce del sole che si spande nel suo soggiorno e si fa calore metafisico che non tace e non si perde fino all’ultima lettera, fino all’ultima carezza della parola di Loi nel giugno 1985. Dalla prima lettera scritta a Marin, in occasione della cerimonia di festeggiamento del suo novantesimo compleanno, Franco Loi, sarà  la presenza che scalderà gli ultimi anni di vita dell’anziano poeta, si aggiungerà alla Luse del sol mio ultimo conforto.

Loi guarda all’altro nel mentre lo specchio che lo riflette sembra privo della sua stessa presenza e il sé fa fatica a risalire la coscienza: «Quindi ti parlo come a un fratello. Mi addolora sentire che non hai più “la forza necessaria per vivere degnamente”». E dignità è «presenza, presenza dell’uomo nella vita. Infatti la cosa che riesce più difficile  all’uomo è rimanere sveglio e attento, non cedere alle abitudini, alle convenzioni, offrire allo specchio della coscienza l’intensità della propria presenza … […] Ma tu quel giorno, quel mattino, a Grado, hai offerto ancora una volta a tutti il dono della tua presenza …». Quanto il dono ci nasconda e quanto ci renda vivi non è dato sapere ma è come mettersi al centro di una materia fluida e luminosa, come guardare il mare a fior d’acqua, denso, come il suo profondo che umanizza la siccità. Così, davanti a un mondo che pare tranquillo, nelle loro stanze, i due poeti sanno riconoscere la calma e il riposo, sanno riconoscere gli spazi, ciascuno immaginato e vissuto nella propria bellezza, nell’assurda finezza del bene e del male. Ciascuno dei due alimenta le pianure del proprio vissuto con immagini nuove. Un tuffo nel deserto umano e in quel Dio che apre il varco tra le forze che ci tengono prigionieri. L’ingrandimento è su Dio, il tratto più bello, più autentico e colorato del paesaggio. Scrive Loi: «Più i sensi sono forti, più la prigionia è tiranna. Credimi, viviamo in una nebbia di sensi e in una fitta ragnatela di pensieri.». E poi l’intonazione segue sempre affettuosa, delicata, intima, con la forza necessaria a rendere più abbagliante la luce che arriva nel cuore del suo amico.

Continua a leggere →

Posted in Sinopie | Tagged , , , , | Leave a comment

Quando Saturno imperversa

L’arrivo di Saturno di Loredana Lipperini (Bompiani 2017) è un libro complesso, dove le vicende s’intersecano in modo tumultuoso, mai però incerto e confuso.

Il primo tema è quello di un’amicizia tra due donne, Dora e Graziella, che si era già incrinata prima della morte di quest’ultima. E tutto prende le mosse da una vicenda reale, dalla scomparsa di Graziella De Palo e Italo Rossi in Libano, dov’erano andati ad indagare su una possibile pista palestinese per la strage alla stazione di Bologna del 1980. A questa storia s’interseca la vicenda “visionaria” del pittore olandese Han e del vecchio Acca che si svolge in gran parte a Vallescura, uno sperduto borgo tra i bellissimi Sibillini.

Sono ancora uno che ritiene che, al di là delle vicende, del plot come oggi si usa chiamare, la concezione del mondo e il sentimento delle cose innervino le pagine di un romanzo come d’un quadro o d’una raccolta di poesie. Un senso drammatico e incombente di morte s’incontra con una totale voglia e nostalgia di vita.

L’amicizia tra Dora, controfigura dell’autrice, e Graziella è raccontata in toni lievi e luminosi: la loro adolescenza di dialoghi, impuntature, cotte scorre su queste pagine come nella vita che immaginiamo pienamente reale. Attorno al ’68 le femministe imposero ai maschi rivoluzionari, ubriachi di politica, l’attenzione verso il “personale”. Questo romanzo intreccia perfettamente il personale e il politico. Sì, perché è anche una storia dei nostri giorni più cupi, dei complotti, dei misteri, dei crimini che attraversarono la storia italiana dagli anni ’60 ai ’90 e oltre e dei quali non ci siamo assolutamente liberati.

Anche l’iniziazione politica delle due amiche nel partito radicale non è vissuta in modo molto diverso dalle faccende “personali”, dagli amori, le amicizie, le fughe reali e mentali: ma la durezza di quegli anni incombe. La catena di morti e di attentati avvolge le due ragazze: Graziella sceglierà di gettarsi nel vortice, di rischiare di persona e troverà una morte totale e differita. Di lei non verrà mai trovato il corpo e per anni si continueranno  a raccontare le versioni più diverse e fantasiose sulla sua fine.

A Dora rimarrà un senso di colpa, quasi per il suo essere rimasta viva e per non avere fatto tutto il necessario per  fermare l’amica.
Si prova un senso di confuso sconforto a ritrovare i nomi dei protagonisti dei nostri anni bui: Pazienza, Gelli, Santovito, Calvi e l’onnipresente Stefano Giovannone. Una catena di sangue e di omicidi fatti sparire dietro una serie di menzogne che rendono impossibile rintracciare una “verità” più o meno soddisfacente.

Mi colpisce molto il fatto che Loredana Lipperini in queste pagine vada oltre i tabù e le assolute certezze di quella sinistra alla quale appartiene: i malvagi servizi segreti non hanno solo trescato con i cattivi, con i “neri” e i falangisti. I palestinesi non sono solo quegli eroi puri e incontaminati per cui si manifesta in tutte le piazze italiane. La strage di Bologna potrebbe essere opera loro: quando qualcuno ha avanzato una tale ipotesi, è stato subissato da insulti. Fascista l’epiteto più comune per chi ha messo in dubbio la pista nera per quella bomba alla stazione. Graziella e il suo compagno Italo sono andati a cercare una possibile verità sulla strage di Bologna in Medioriente, ed hanno trovato la morte quasi sicuramente per mano di quei palestinesi della cui causa erano sostenitori. Il lodo Moro, cioè l’accordo tra lo stato italiano e l’OLP è stato uno di quei nodi attorno ai quali si sono svolti inganni e depistaggi. Graziella per tale coraggio ci ha rimesso la vita, Dora-Loredana rischia certo di meno, ma sicuramente non riscuoterà alcun applauso dalla sua area di appartenenza. Nemer Hammad, che rappresenta l’OLP a Roma, rientra nella stessa galleria dei personaggi di cui sopra.

Continua a leggere →

Posted in Sinopie | Tagged , , | Leave a comment

Umberto Piersanti alla Prima Edizione del Festival Internazionale del Cinema NatuRurale

Giorgia Melagrana e Umberto Piersanti

La volontà della natura, s’impara attraverso le cose su cui non siamo diversi gli uni dagli altri. Esprimere ciò che siamo rende il mondo un luogo più leggero, dove poter attingere energia creativa.

L’amore è l’istinto, la passione ciò che muove l’uomo verso la vita, crederci, ciò che renderà concreta quella che era un’immagine. L’ispirazione spesso nasce da ciò che ci circonda, i pensieri sono natura umana, creazione dell’ego e dell’intelletto.

Così è nata l’idea della condivisione e quindi la spinta materiale che ha reso possibile attraverso la collaborazione quella che è stata la Prima Edizione del Festival Internazionale del Cinema NatuRurale, svoltosi tra Acqualagna e il Passo del Furlo il 21/22/23 luglio.

La scelta dei film, dei documentari e delle animazioni (italiane e non) è quella degli occhi e del cuore di Diego Feduzi, direttore artistico del Festival, sostenuto da Giorgia Melagrana, organizzatrice di eventi, legata da una profonda passione al mondo dell’arte e del cinema, e definita in termini tecnici da Danilo Ubaldini, gestore del Cinema Teatro Conti di Acqualagna.

Continua a leggere →

Posted in Istantanee | Tagged , | Leave a comment