Finché splendi Amore di Anna Buoninsegni

La poesia Finché splendi Amore di Anna Buoninsegni

 

A Cinzia e a me, comunque

Cosa può fare la poesia! Ad esempio ripristinare la macchina del tempo, così ci si trova da chissà quale parte dello spazio e condividiamo una storia, la storia, d’incontri importanti, date memorabili, fatti rilevanti e altro. La poesia come un novello Frankenstein fa ritornare in vita chi si ama, ricama il suo corpo ancora di passione e ragione. La morte ci dà frasi convenzionali che è meglio tacere, scriverne in poesia resta difficile come farlo quando si tratta di amore. Sappiamo, appunto, che la poesia d’amore è la più complicata perché si può risolvere in poeticismi stucchevoli, quindi in cose già sentite, dall’altra parte in molti si sono cimentati con il caro defunto (Montale docet), magari riservando attenzioni particolari che in vita erano superficialmente sottintese. Credo che stentatamente si è preparati alla morte di una persona cara, per chi crede se la prende con Iddio, ma lui non è onnipotente al più accoglie e forse invalida gli esiti mortali. Personalmente non mi importa che c’è al di là della vita, quanto mi interessa vivere pienamente questa, scandagliando i suoi misteri e le sue qualità, e chi mi muore mi sta accanto comunque, non come fantasma ma come una potenza dell’amore, di quando era in carne (Maggi docet).

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Matteo Fais e un romanzo tellurico

La contemporaneità è un vocabolo di per sé ambiguo, dilatabile in uno spazio temporale che non ha un inizio, né una fine: contemporaneo può essere Giacomo Leopardi come uno scrittore che vive, adesso, il terzo millennio. Cosicché il romanzo di formazione, il bildungsroman di derivazione tedesca, va datato e collocato, per capirlo meglio. Matteo Fais (nato a Cagliari nel 1981), con Storia minima (Robin 2018) ci ha consegnato una storia del Duemila, i dolori di un giovane Werther che di Goethe, in fondo, tiene per sé il senso di romanticismo rovesciato nel suo esatto opposto: l’antieroismo, come sottolinea Franz Krauspenhaar nella prefazione. L’università, la disoccupazione, il sesso, l’alcool trascinano il protagonista in un’emotività transitoria dentro locali e spazi deprimenti, in cui il rapporto carnale, d’occasione, è nient’altro che uno sfogo con una ragazza dai capelli dolcemente evanescenti e luminosi, più carina o meno attraente, più grande o coetanea.

Se c’è un romanzo sui giovani che stigmatizza le angosce e le illusioni, questo è Storia minima. Il personaggio di Matteo Fais, nella tramatura, non fa altro che inviare curriculum dopo la laurea, “con l’automatismo freddo di un robot alla catena di montaggio”. La mente gira a vuoto, come i siti del computer, le chat, in una “quieta e disperata tranquillità”. E per chi non ha conosciuto la guerra, gli scontri di piazza, l’ideologia, il liberalismo sfrenato, cos’altro resta se non sedurre una donna, magari quella di un altro, in un gioco cinico e adrenalinico? Il nichilismo si combatte con l’amore rifluito in episodi sparsi, in una quotidianità al minimo che salva dalla morte, finché all’io narrante non viene dato un posto da precario: sarà un insegnante di filosofia in una scuola privata, ma rimarrà un’isola perduta nel grande mare.

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Interventi pronti e brevi su due libri di Maria Lenti

 Interventi pronti e brevi su due libri della Lenti (Pelagos, 2018)

Ci vuole il suo cognome per dare indicazioni su come leggere gli scritti di Maria Lenti ossia necessita il suo tempo e un primo approccio credo non basti a salire o scendere i piani della comprensione. Dovrebbe essere, in fin dei conti, per tutti un po’ così.
Nell’ultima raccolta di poesie la ricerca attenta dell’umano nel quotidiano è un cardine, la scelta delle parole forma un’asse di immagini che discriminano le esistenze, dai luoghi natii a quelli di altri posti, sempre del cuore (e lo è ancora di più, come leggeremo, in narrativa). Troviamo tra le sue righe più che senso di individualità una appartenenza alla terra. Quando ad esempio Maria perde la sua carta d’identità, nel rinnovarla, pensa che alla richiesta all’anagrafe del “Nome, cognome, luogo e data di nascita” scriverebbe piuttosto “beneamati”, che allo “stato civile” metterebbe “affetto”, ai “Segni particolari” “indignazione” e all’”Altezza?” “Ancora quella” “bassa” se comparata a me “e alta” se raffrontata con un bimbo “per relatività”, appunto. Ecco allora che ogni composizione si fa viva poesia quotidiana.

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Come ascoltassi il battito d’un cuore, di Paolo Lagazzi

di Rossella Frollà

Paolo Lagazzi
Come ascoltassi il battito d’un cuore.
Incontri nel cammino di Attilio
(Moretti & Vitali 2018)

Ringraziamento per un quadro

[…]
Era un giorno bellissimo e gli stavo
vicino: il suo tocco quietava
la mia angoscia
come ascoltassi il battito d’un cuore
che la luce d’estate lenta a spegnersi
nutriva del suo fuoco, della sua
verità: avrei dovuto allora
umilmente seguirne la pazienza
nel descrivere il volgere del tempo
a un ardore più temperato, a un
primo fresco della sera.
Oggi di quel trapasso raggiante
mi parlano le ombre proiettate
dagli olmi sulle stoppie e sulla messe
rimasta intatta per metà del campo
ormai illuminato dal sole per sempre.

(Attilio Bertolucci, da Viaggio d’inverno.)

La forza “esorcistica” della pittura muove dalla stessa grazia che governa la parola: «dipingere dal vero significa abbandonarsi al flusso del tempo lasciando che il proprio respiro, che il battito del proprio cuore si adagi nel movimento del mondo; in questo abbandono l’angoscia suscitata dalla fuga incessante della vita si scioglie in una specie di musica».

Ancora una volta Paolo Lagazzi ci racconta di Attilio Bertolucci, del grande poeta così «come mi è stato concesso dal destino», scrive il critico. «È la più straordinaria delle avventure», il ricordo di un’amicizia amata, durata una vita. Un incontro di lunghe pagine scritte sulla sua opera con l’unico rimpianto di non aver scritto abbastanza: «quante altre cose avrei potuto dire e non riuscirò mai a dire». È lo stesso rimpianto che avverte Bertolucci nei confronti di quei doni della vita che sente di aver trascurato. Tuttavia nonostante queste «risacche d’angoscia», Lagazzi indossa e smette i panni del poeta seguendo una sorta di mobilità creatrice che permette al lettore di cogliere quell’«esperienza di soglia» «tesa fra il famigliare e l’ignoto», quella mitezza di Bertolucci che nasconde una «ferita permanente», «un selvatico candore». Il contraddittorio segna fino in fondo la poesia di Bertolucci: l’istinto di spaziare in ogni direzione, tra il reale e il fantastico, tra visioni oscillanti sulle verità e la libertà che si dibatte contro il destino. Si avvera la domestica pazienza all’«incrocio di senso» di chi è votato a un rapporto sapienziale col mondo. «Ai versi profumati d’erba, di boschi e di vento» si intreccia il bisogno «di “inventare dal vero”, di fare lievitare la realtà verso la fantasticheria o il reame dei sogni, fino a sfiorare, nelle due prime raccolte, un fresco, personalissimo surrealismo». Il senso intimo è il patto d’onore con il sé che si apre al mondo «a partire dal grande territorio dell’infanzia».

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Recensione di ‘Fioriture capovolte’ di Giovanna Rosadini

L’«ego» identitario in “Fioriture capovolte” di Giovanna Rosadini

recensione di Nicola Romano

Quell’«inno alla vita» che connota – come dice la stessa Giovanna Rosadini – la precedente raccolta Unità di risveglio edita nel  2010, ritengo che continui in maniera diversa ma con uguale energia e con manifesta compiutezza formale, nella recente raccolta “Radici capovolte” (Einaudi, 2018), nella quale il dettato non si sviluppa attraverso un’unica tematica sia pur essa intimistica, ma come in alcune sequenze filmiche le attenzioni dell’autrice svariano a giro d’orizzonte tra i più disparati punti di osservazione – come in una sorta di flash-back tra situazioni, luoghi e intimi accadimenti che, quasi in forma di riassunto generale, vanno a definire e a qualificare un ricco concentrato di vissuto che l’autrice va adesso a rivisitare ed a recuperare con un esito, che ci è dato vedere, molto coinvolgente. Il particolare sguardo al passato assume qui una funzione centrale e forse necessitante, e viene trattato quasi come un appiglio, come una seconda pelle da accarezzare. E, in effetti, molto eloquente in tal senso è la sezione Un ritorno (gli anni belli dell’Università) che chiude la raccolta, e che descrive un polittico di sensazioni ancorate agli anni giovanili a Venezia (uno dei luoghi delle sue ricordanze), e a quello che essi stanno a rappresentare, se non altro come germoglio innestato sul futuro.

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XY, le coordinate della scrittura, il corso di Demetrio Paolin

Demetrio Paolin

Segnaliamo il corso di scrittura di Demtrio Paolin per Bottega di narrazione di Laurana editore diretta da Giulio Mozzi, in programma per il 2019 a Milano.

Il corso “XY, le coordinate della narrazione” è suddiviso in quattro fine di settimana: quattro come i punti cardinali, come le virtù cardinali, come gli elementi che compongono il mondo. Si intende con queste lezioni provare ad approfondire alcuni temi, alcuni luoghi testuali, alcune riflessioni in merito alla scrittura, facendo un doppio lavoro. Da una parte il confronto sui testi “classici” e dell’altra il lavoro – sia in aula sia individualmente – sui propri testi.

Si tratta di un corso di approfondimento, rivolto soprattutto a chi abbia già una certa dimestichezza con la scrittura o abbia già frequentato un corso di scrittura e di narrazione di base.

I quattro momenti del corso

Primo incontro: Incipit

L’inizio di una storia, di un racconto, è tutto. Difficile trovare quello giusto, difficile comprendere in che modo si possa condensare in poche/tante pagine tutto il cuore di una romanzo o di una narrazione. Prenderemo in esame due testi italiani: uno del secondo dopoguerra, Una questione privata di Beppe Fenoglio, e uno degli anni Ottanta, Seminario sulla gioventù di Aldo Busi.

Secondo incontro: Esotico vs noto

Di cosa scriviamo quando scriviamo? Alcune volte ambientiamo le nostre storie lontano da noi, altre volte, il più delle volte, le nostre storie sono geografie del nostro quotidiano. Comprendere cosa voglia dire “esotico” e cosa voglia dire “noto”, significa ragionare sul proprio immaginario e su come confrontarsi su quello altrui, ad esempio quello dei propri personaggi. Prenderemo in esame due testi: il primo è Pesci Rossi (racconto tratto dall’omonima raccolta) di Emilio Cecchi, e il secondo è il romanzo La Chimera di Sebastiano Vassalli.

Terzo incontro: Personaggi / dialoghi / movimenti

Non c’è nulla di più difficile che far muovere i propri personaggi, farli parlare, farli dialogare all’interno di una stanza, o di una via o dentro uno scompartimento del treno. In questo caso si lavorerà su due racconti: il primo è di Guido Gozzano, L’addio, e il secondo è di Ernest Hemingway, Metamorfosi marina.

Quarto incontro: Realismo come genere letterario

Ci sono tanti generi: il giallo, il noir, lo young adult, il rosa etc etc, ma se ne dimentica sempre uno: il realismo. Questo ultimo incontro vorrebbe essere una sorta di riflessione su come anche raccontare una storia verissima, reale, accaduta, contenga in sé una notevole dose di invenzione e di retorica dell’immaginario. Lavoreremo su due romanzi: Se questo è un uomo di Primo Levi e Rosso Floyd di Michele Mari.

Come si lavorerà

Il lavoro in aula avrà una doppia natura. Ci sarà una parte di lezione frontale sui testi a cura del docente e una parte di confronto di gruppo. Sarà necessario leggere i racconti e i romanzi che sono alla base di ciascun incontro (anche per questa ragione gli incontri sono distanziati). Poi si lavorerà insieme sui testi prodotti dai singoli partecipanti. Il testo da portare può cambiare di volta in volta, oppure si potrà lavorare sempre sullo stesso testo, prendendo spunto dalle lezioni per una analisi più particolareggiata.

Il corso si terrà nei giorni

sabato 2 e domenica 3 marzo 2019,
sabato 18 e domenica 19 maggio 2019,
sabato 13 e domenica 14 luglio 2019,
sabato 5 e domenica 6 ottobre 2019.

Gli orari degli incontri sono per sabato 10.30-13.00// 14.30-18.30, per la domenica 9.30-13.00//14.30-1800.

Gli incontri si terranno a Milano presso la Bottega di narrazione, in via Carlo Tenca 7.

Iscrizioni

Per iscriversi è sufficiente inviare un’email all’indirizzo bottegadinarrazione@gmail.com, indicando la propria intenzione di frequentare il corso e fornendo i seguenti dati: nome completo, numero di telefono.

La quota di iscrizione è di 488 euro lordi (400 euro più iva). Al momento dell’iscrizione sarà chiesto il versamento di un acconto (122 euro lordi, ovvero 100 più 22 di iva). Il saldo dovrà essere effettuato entro il 15 febbraio 2019.

In caso di non effettuazione del corso gli acconti saranno integralmente restituiti. In caso di mancata conferma dell’iscrizione l’acconto, salvo casi particolari, non sarà restituito.

Ulteriori informazioni su Bottega di narrazione.

Il docente

Demetrio Paolin è nato nel 1974, vive e lavora a Torino. Ha pubblicato il romanzo Il mio nome è Legione (Transeuropa 2009), i saggi Una tragedia negata. Il racconto degli anni di piombo nella narrativa italiana (vibrisselibri 2006, il Maestrale 2008) e Non fate troppi pettegolezzi (LiberAria, 2014) e diversi studi critici su Primo Levi. Collabora con il “Corriere della Sera” e “Esquire”. Conforme alla gloria (Voland, 2016), il suo secondo romanzo, è stato finalista al Premio Strega.

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‘L’età bianca’ di Alessandro Moscè, recensione

‘L’età bianca’ (Avagliano Editore) di Alessandro Moscè

Recensione di Claudio Cesaroni

Amore, Destino, Memoria, Mito, Morte e Tempo: sono questi gli archetipi che sottendono il discorso emotivo, rappresentandone anche i nuclei di riflessione, che si articola nel romanzo “L’età bianca” di Alessandro Moscè, Avagliano Editore, Roma 2016.
L’autore riesce, mantenendo mirabilmente l’equilibrio tra autobiografia, saggio e romanzo, a strutturare i rapporti tra questi archetipi facendo risuonare sempre una nota elegiaca.
L’Amore che non può non essere destino, memoria, mito, morte e tempo, è il capo del filo che tesse la trama narrativa ed il punto centrale dell’ordito emotivo che dà respiro vitale a quella trama.

Tutto comincia dalla correlazione tra due degli archetipi sopra enunciati, la Memoria e l’Amore: Alessandro, l’autore-protagonista, ricorda Elena, o meglio quello che non visse con lei e che non le disse, ed è in questo vuoto che gonfia dolorosamente il cuore e che tormenta la memoria con il rimpianto, che il tempo, un altro degli archetipi, il tempo della vita del protagonista si sospende; in questa specie di incantesimo, dove la vita non scorre più, l’autore rinviene le condizioni più adatte per la nascita del Mito: mito nel senso etimologico, cioè racconto.

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Novilunio di Tiziano Broggiato

Tiziano Broggiato, NOVILUNIO (LietoColle)

Perfezionamento del destino. Batte nelle tempie questa espressione contenuta nella poesia Autoritratto, pubblicata in Preparazione alla pioggia, penultimo libro di Tiziano Broggiato: “ma confido tuttora nel perfezionamento/del destino […]”. Questo passaggio, giustamente rilevato da Daniele Piccini in una sua recensione, con Novilunio, ultima opera di poesia dell’autore vicentino, sembra confermarsi centrale, esattamente nel punto di irradiazione della sua poetica. Del resto stiamo parlando di un tema archetipico, consustanziale alla poesia di ogni tempo, risalendo fino alle origini, a Omero, passando attraverso l’indagine filosofica che ha tormentato e appassionato i più grandi pensatori, tra libertà e determinismo, dalla predestinazione, nelle sue varianti con Sant’Agostino e San Tommaso, alla libertà del volere di Alessandro di Afrodisia, al libero arbitrio, da Pelagio in poi.

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